Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Terza parte: 
Le regole dell’existenza

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La nascita dell’umanità

(1) Con l’attività elettromagnetica degli astri, abbiamo acquisito la certezza che il nostro Sole diventerà una stella gigante nei tempi lontani, risalendo il ramo della Galassia. Ma, per adesso, e perché possiede ancora Nettuno, Urano, Saturno e Giove che crescono nella sua famiglia con i loro satelliti, aumentando la sua inerzia d’insieme, il Sole scende per adesso verso i bordi della Galassia. Per queste ragioni, sappiamo che la famiglia solare è una delle più giovani famiglie della Ruota. Ma questa giovinezza si vede pure dal clima temperato che è consecutivo alla stabilizzazione della Terra che si è fatta solo recentemente. Avendo bisogno di questa stabilità, l’umanità esiste dunque da poco tempo. Ed è affinché dimori che Dio invia suo Figlio unico oggi.

Età dell’umanità

(2) Ricordiamo che sono i grandi e rapidi cambiamenti di temperatura dovuti agli andirivieni della Terra che formarono i continenti. Perciò, sul piano climatico e geologico, si è prodotto un notevole cambiamento lungo le ere, fino all’inizio del quaternario dove la Terra si stabilizzò. Ed è in base a questa stabilizzazione (che ebbe poca influenza sul rilievo) che è molto difficile distinguere il terziario dal quaternario, in particolare studiando i suoli e i clima. Tuttavia è facile ammettere che l’era quaternaria (il sesto giorno) è la sola era che poteva offrire il clima e le condizioni di vita favorevoli all’esistenza dell’umanità. Ed è quel giorno che l’uomo fu creato, come Mosè lo ha illustrato con cura.

(3) L’inizio del quaternario fu essenzialmente caratterizzato dal cambiamento climatico della Terra che, essendosi di nuovo riavvicinata al Sole, si riscaldava continuamente. L’età del quaternario, dove il clima divenne temperato, dà anche l’età approssimativa dell’umanità che possiamo ragionevolmente stimare a diecimila anni. All’inizio di quest’era, fu pure il periodo dove i grandi ghiacciai finivano di fondere. Possiamo anche fare una tale estimazione a partire da quel che fu la crescita dell’umanità. Abbiamo già fatto questo calcolo, e abbiamo potuto situare l’origine dell’uomo a più di diecimila anni... Quel che per giunta corrisponde meglio ai resti che troviamo della presenza umana.

(4) In base alla giovinezza evidente della famiglia solare e di tutto quel che abbiamo studiato sulla formazione e i grandi cambiamenti di temperatura, in particolare alle estremità delle ere, nessuno può credere ancor più a lungo che l’uomo esiste da quattro milioni di anni, ma che esiste da una decina di migliaia di anni, al massimo. Dobbiamo valutare ugualmente le ere precedenti solo in migliaia di rivoluzioni, e non in milioni o miliardi di anni che sfidano la comprensione.

I quattro colori dell’umanità

(5) Per capire il mondo e conoscere il suo destino, occorre necessariamente tenere a mente che l’uomo è nella sua infanzia su questo pianeta che lui stesso è sul basso della grande spirale e all’inizio della sua esistenza. E, con l’aiuto del serpente, bisogna immaginare ciò che fu il continuo miglioramento delle condizioni di vita che permisero la creazione dell’umanità nei suoi quattro colori ai quali si collegano tutti i popoli. Questi differenti e preziosi colori dell’uomo sono consecutivi, anche loro, al riscaldamento progressivo della Terra che si fece all’avvicinarsi del Sole. Ecco come:

Momenti della creazione degli uomini

59 - Momenti della creazione degli uomini

(6) Osserviamo qui la Terra all’uscita del terziario, alla fine del movimento degli andirivieni che la fece entrare nel quaternario dove si stabilizzò. Benché già scaldata e coperta da un gran numero di specie animali, si avvicinò ancora un po’ al Sole, restringendo progressivamente le sue orbite che la portarono dolcemente nella regione del cielo dove ci troviamo oggi. Ciò che permise evidentemente alla regione equatoriale di temperarsi per primo. Poi, man mano avvicinandosi, questa dolce temperatura si estese su tutte le latitudini. Così, si avvera che le condizioni di vita necessarie all’esistenza umana apparsero per primo all’equatore (sotto i tropici), e si estesero poi sull’insieme del globo che si riscaldava lentamente.

(7) E quindi ci è chiaro che sono gli uomini molto NERI che furono creati per primi nella regione equatoriale (1). Poi, un po’ più tardi e più lontano dall’equatore (2), vennero gli uomini meno neri piuttosto, MARRONI di pelle. Più tardi ancora e sempre più lontano (3), sono gli uomini GIALLI che arrivarono su terra. In ultimo (4), sono gli uomini BIANCHI che nacquero finendo la creazione. Sono là le quattro generazioni che apparvero una al seguito dell’altra e senza discontinuità sulla faccia della Terra.

(8) In verità, quando al sesto giorno il giardino fu finito e pieno di animali di ogni specie, Dio creò l’umanità in un solo movimento e in un solo colore decrescente, passando per queste quattro sfumature. L’Umanità è così come un solo filo tinto per il primo quarto in nero, per il secondo quarto in marrone, per il terzo quarto in giallo, e per il quarto quarto in bianco. Si tratta delle quattro colonne del tempio di Dio, dei quattro colori decrescenti e distinte dell’umanità che si suddivise in razze, in popoli, in tribù, in famiglie, in coppie e bambini.

(9) Se consideriamo che in base allo spostamento della Terra e all’apparizione del clima favorevole all’esistenza umana, mille anni circa furono necessari per formare i popoli di un colore, quattromila anni furono quindi utilizzati per formare tutta l’umanità. I primi uomini neri sono stati probabilmente creati circa diecimila anni fa, e gli ultimi uomini bianchi circa seimila anni fa. Quattromila anni sarebbero stati allora indispensabili per formare tutti i popoli sotto il Sole, e seimila anni in più perché si moltiplicassero ognuno nel suo colore e riempissero la Terra intera. Sebbene approssimative e incerte, queste durate sono verosimili e molto vicine a ciò che fu il passato storico dell’umanità. Siamo adesso al termine del sesto giorno, là dove il mondo è condotto in tutta la verità dal Figlio dell’uomo; come questo è espresso nella genesi.

Formazione dell’uomo

(10) Le prime coppie di ogni razza, furono create successivamente qua e là tutto intorno al globo. Ma, indipendentemente al clima temperato che era loro indispensabile, gli uomini avevano bisogno di tutta la creazione vegetale e animale che li precedeva per essere formati e per poter sussistere. Per questo, senza le diversità dei mondi delle ere precedenti, e senza quella dei vegetali e animali che ci anticiparono nella nostra era, il mondo umano non ci sarebbe. Ci vollero in effetti tutti i cambiamenti climatici del passato e dei mondi anteriori affinché il mondo esista oggi. Quello significa, ancora una volta, che gli esseri viventi non potevano essere quelli di un’altra era dove gli elementi non corrispondevano più a ciò che erano. Si avvera quindi che nessuna creatura può essere la buona e corretta risposta alle condizioni di vita differenti da quelle che sono all’origine del suo colore e della sua razza.

(11) Come bisogna quindi rappresentarsi l’uomo in confronto alla Terra stessa? È scritto nella Genesi:

Allora l’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente.

Questa descrizione è un’immagine della formazione dell’uomo, mostra che la polvere (la materia) che compone la terra compone anche obbligatoriamente il corpo umano. Da questo, come ogni essere, l’uomo è parte integrante del pianeta. È la bocca e lo spirito della Terra, è suo figlio e la ragione stessa dell’esistenza della famiglia solare. Questo è simile in tutte le famiglie stellari della Galassia, in quanto ogni essere esiste ovunque, la vita si manifesta ovunque nell’universo di Dio. Cessate quindi di cercare l’origine qua giù, in quanto il soffio di vita proviene dall’alto e non dal basso.

(12) Essendo l’ultimo nato, l’uomo ha necessariamente beneficiato di tutto quel che lo ha preceduto. E se non si può sapere esattamente comme Dio lo ha creato, possiamo ciononostante, afferrare che continua ad esistere con gli stessi ingredienti necessari alla sua creazione. Si può anche comparare l’uomo ad una somma di unità aggiunte le une alle altre. Quando componiamo un numero, si aggiunge unità ad unità. In questo senso, mille ha mille volte uno, e via di seguito per tutti i numeri che non possono esprimere che una quantità di unità. Si nota quindi che aggiugendo un’unità in più ad una certa quantità, si può far capovolgere questa quantità già formata in un’altra categoria, come uno scalino in più fa cambiare piano.

(13) In base a questo, e sebbene poche cose differiscono corporalmente dall’uomo alla scimmia apparsa poco prima di lui, non bisogna concluderne che fu una scimmia a trasformarsi nel tempo. Ma diremo: poiché un’unita in più può far cambiare categoria o piano, perché l’arricchimento dell’ambiente naturale e ambientale, proveniente dal lavoro della terra, non avrebbe potuto aumentare un poco il cromosoma di piccole scimmie che si sarebbero sviluppate nel ventre delle loro madri? Le scimmie avrebbero così potuto dar nascita ai primi uomini delle foreste di cui gli antenati sarebbero alle origini dell’umanità? Non sarebbe allora probabile che dopo la formazione delle scimmie, fu la formazione degli uomini neri che diedero progressivamente degli uomini meno scuri e marroni che, a loro volta, diedero degli uomini gialli allo stesso modo, e quest’ultimi dei bianchi; il tutto durante un periodo di quattromila anni?

(14) Dobbiamo sapere tutti, a questo proposito, che è più facile considerare la nascita originale dell’uomo e della donna in un solo insieme, a partire della terra stessa. Tuttavia, che gli uomini siano stati creati in un modo o in un altro, velocemente o meno, questo non fa parte delle nostre preoccupazioni essenziali, in quanto siamo qui nei campi difficili di accesso alla creatura e dove Dio ci chiede di non andare. Cerchiamo piuttosto di vedere che ogni creazione aveva la sua originalità e che si allontanava dalla precedente, in quanto è cosicché si è fatta la diversità delle specie lungo le ere e a partire dall’acqua.

(15) In verità, l’essenziale è di prendere coscienza della reale giovinezza dell’uomo; e che quest’ultimo è figlio dell’universo prima di essere figlio della Terra, che non è mai stato un animale, né diverso da quel che conosciamo di lui oggi. La sua statura, la sua morfologia, la sua andatura, la sua intelligenza e le sue abilità non sono mai cambiate. Solo le sue conoscenze sono aumentate con le esperienze che ha acquisito. Nato bipede, sopra tutti e nella perfezione delle forme, l’uomo rimarrà eternamente così per differenziarsi dal mondo animale sul quale domina.

(16) Per colui che è santo di spirito, è facile rappresentarsi la creazione nel suo insieme, cominciando obbligatoriamente dall’essere più semplice, e finendo dall’essere più complesso, quest’ultimo essendo l’uomo, il rappresentante e il tempio della Divinità. Lo scopo del libro di vita è di mostrare questo, cioè chi è l’uomo, da dove viene, e come deve vivere per non distruggere niente.

(17) Al di là degli astri dai quali discendiamo, il principio di esistenza può anche mostrarci quel che è l’uomo in confronto all’animale. Come? Per prima, sappiamo che il principio s’intende per integrazione e disgregazione, o per apporto-consumo, può pure intendersi con l’emissione-recezione di ogni forza creativa. Nel mio linguaggio, ricevere è quello che entra in sé, ed emettere è tutto ciò che esce da sé. Tutto ciò che riceviamo dall’universo entra in noi per farci esistere e sussistere. Da questo, capiamo che i primi organismi non avevano ancora bisogno di emettere per vivere. Gli bastava ricevere per esistere. Così, i primi organismi viventi esistevano solo per creazione diretta, e non per procreazione. E solo poco alla volta che le condizioni di vita aumentavano, si arricchivano e si complicavano in qualche modo, che le creature avevano ricorso all’intelligenza e alla procreazione per dimorare. Quello significa emettere.

(18) Quest’evoluzione si fece di specie in specie e di mondo in mondo, fino all’apparizione dell’uomo che domina tutto con le sue formidabili capacità. Ed è il suo grande spirito che gli permette oggi di capire le profondità del cielo; quando, per l’animale, l’universo si limita all’ambiente in cui vive. Vede il Sole, la Terra, gli elementi e gli esseri tutto come gli uomini; ma, per lui, il mondo si limita a quello che lo circonda. La sua intelligenza rimane ristretta.

(19) Per questo, anche se si tratta di una grande scimmia abile e studiosa sul far della sera del mondo, non potrà essere insegnato e sapere che Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono dei corpi solidi, circondati da una gigantesca atmosfera, che si prepara a brillare come il Sole. Di conseguenza, non saprà mai che le stelle brillano grazie ai loro astri e che esse illuminano ciascuna il loro mondo dove ci sono delle scimmie tanto espressive e divertente quanto lui. Limitato nei suoi ragionamenti, e non potendo conoscere la scienza del Creatore che gli procura l’essere, il soffio e il movimento, appartiene obbligatoriamente al mondo animale. Allora, come i suoi antenati che sono nati scimmie, resterà scimmia e non sarà mai sapiente...

(20) Contrariamente all’animale che fa parte del suo edificio, l’uomo santo di spirito, può essere condotto in tutta la verità. Per questo, sul far della sera, quando arriva nel luogo del cranio con il Figlio, capisce facilmente il senso nascosto di un’allegoria, di una metafora o di una parabola, in quanto le sue orecchie possono sentire quel giorno ciò che significa: alzati, prendi il tuo letto e cammina! Capisce tutte le parole della scrittura, ed è senza sforzo che vede questa volta quel che è la resurrezione dei morti all’ultimo giorno e perché è scritto: in quei giorni, i ciechi vedranno. È così, in quanto essendo sbarazzati dalle menzogne scientifiche e dalle menzogne religiose, l’uomo, di cui lo spirito non cessa di accrescersi lungo i secoli, può sul far della sera del mondo facilmente differenziare il bene dal male, come il vero dal falso. È quindi allo zenit della comprensione e discerna perfettamente gli elementi dell’universo che gli danno corpo e spirito. Così si fonde con il suo Creatore e prende coscienza che questa luce che lo distingue dall’animale fa di lui la più grande creatura che possa esistere.

(21) Parlo di voi, gli umili della Terra, di voi tutti i circoncisi di cuore che capite prontamente le parole del Figlio dell’uomo. Non parlo per nulla di coloro che hanno difficoltà a montare i cavalli in corsa e che si chiedono ancora: possiamo essere certi che, nell’universo, l’uomo è la più grande creatura esistente per la quale le stelle brillano?

(22) A questa domanda, io rispondo ancora una volta che sono le molteplici percezioni dell’uomo che compongono la sua coscienza, il suo spirito con il quale può identificare tutti gli elementi dell’universo che gli procurano l’esistenza. Ed è sempre il suo spirito che lo dota della parola con la quale pensa e tiene ragionamenti. Per questo, quando dimostra i due lati dell’elettromagnetismo universale e i processi che portano alla sua esistenza, l’uomo emette altrettanto che riceve. Raggiunge così sommità alle quali non si aspettava.

(23) Cosa possiamo in effetti dimostrare al di là dell’universo vivente che ci dà l’esistenza? Quando lo facciamo, obbligatoriamente dimostriamo Dio. Sappiamo quindi di essere noi stessi il nostro tempio, la nostra dimora. Ci si illumina e si cambia obbligatoriamente. L’uomo per questo, è il primo stadio dell’angelo. Ciò che lo differenzia dall’animale. Per questo ho detto che, nell’universo, non può esserci un essere superiore a colui che diventa angelo. Ed è quel che diventate, voi che nascete una seconda volta dallo spirito, con me.

L’uomo e il suo ambiente

(24) Non si può sapere cos’è l’uomo a partire da quel che osserviamo di lui o di quel che fa, ho già detto. Per capire ciò che è, ricordiamo che bisogna escludere il fatto che gli esseri siano potuti passare da un’era all’altra, poiché il serpente ci mostra l’impossibilità, tranne forse per alcuni organismi semplici apparsi sulle dorsali calde dei fondi marini. Bisogna inoltre pensare che essendo l’ultimo nato, l’uomo non è una specie come le altre ma il tutto, in quanto una specie s’intende solo se è seguita da un’altra. Quello non può essere il caso per l’uomo che, creato in ultimo, ha beneficiato di tutto ciò che esiste per essere il tempio dove abita Dio. Solo l’uomo capisce l’universo. E quando ci riesce come lo fate oggi, non può che identificarsi alla Divinità.

(25) Conviene pure ricordarsi che essendo sempre la somma degli elementi che l’hanno preceduto e che gli danno forma e attitudini, una specie è obbligatoriamente parte integrante della specie seguente che è allora più complessa che essa. Per incidere in sé questo fenomeno di eredità, pensiamo che la specie ultima creata porta in sé, diciamo, i colori (i geni) di tutte le specie che l’hanno preceduta. Così, la creazione appare come un solo organismo vivente in seno al quale una sola specie mancante è una vera mutilazione e disgrazia per sempre.

(26) Quando parlano dei preominidi, i grandi scientifici evocano dei quadrupedi che si trasformavano e si raddrizzavano nel tempo, per diventare progressivamente delle scimmie bipede, glabre, a faccia umana... Evocano così degli esseri singolari che, in uno spazio di tempo, non erano più bestie e non ancora uomini. Sapendo che siete numerosi a crederlo, vi chiedo: una specie che avrebbe perduto progressivamente le sue disposizioni animali per vivere, e che non avrebbe ancora acquisito quella degli uomini per farlo, che sarebbe dunque diventata nel frattempo per sussistere durante i milioni di anni necessari alla sua evoluzione? D’altronde, se l’evoluzione delle specie fosse reale, perché quindi ci sarebbe stato l’estinzione delle specie nelle ere anteriori? Non sarebbero potute durare fino ai nostri giorni, trasformandosi per adattamento?

(27) Questa famosa evoluzione, che sarebbe un’intelligenza illimitata sembrerebbe, sarebbe stata in misura di trasformare le specie viventi nel corso del tempo e non avrebbe potuto impedire l’invecchiamento delle specie e quello degl’individui? Non avrebbe potuto mettere un termine alla morte? E in base a quest’incapacità che fa macchia sulla vastità di queste enormi possibilità, che l’evoluzione avrebbe intrapreso di elaborare questo formidabile sistema di procreazione in seno agli esseri? Se è ancora ciò che credete, allora ditemi come mai non potendo impedire la scomparsa delle specie, avrebbe potuto malgrado tutto immaginare tali perfezioni nella procreazione? Bisogna inoltre capire che quest’evoluzione sarebbe un’entità avendo uno scopo? Che cosa è esattamente nei vostri spiriti?

(28) Lo studio delle ere mostra con certezza che le piante, gl’insetti e gli animali non furono mai altro che ciò che furono o sono nel loro genere. Certamente, ci sono state delle specie differenti da quelle dei nostri giorni che sparirono per le ragioni che abbiamo visto, ma nessuna si è trasformata. E le più recenti, che apparvero all’inizio del quaternario o prima, furono formate tali quali le conosciamo. Fu lo stesso per gli uomini che, come i vegetali e gli animali, apparvero al loro turno, e tali e quali sono sui continenti dove esistevano i loro elementi di vita. Tutta la seconda parte del libro ne è la prova formale.

(29) Escludete quindi l’evoluzione delle specie vantata dai scienziati, in quanto sono loro che evolvono nell’incoscienza! Astenetevi di credere che tutto quello che ha delle piume è destinato a volare. In quanto gli struzzi o i pinguini non furono affatto creati per spostarsi nell’aria, ma sulla terra per i struzzi e nell’acqua per i pinguini. Questo perché le piume non sono necessariamente destinate a far volare le creature. Possono anche servire ad accumulare e regolare la forza magnetica, a fare dell’ombra, ad isolare dal caldo o dal freddo, o ancora ad alleggerire o appesantire un essere nell’acqua dove si muove. Per le stesse ragioni di diversità, troviamo pure dei mammiferi marini e dei mammiferi volanti, tali i delfini o i pipistrelli, che non sono stati concepiti per vivere sul suolo.

(30) Perché sono sempre concepiti in funzione alle condizioni di vita date, gli esseri che vivono negli abissi o sulle montagne restano naturalmente nell’ambiente dove sono stati creati e con il quale fanno uno. Non venendo di altrove, i loro elementi di vita non si trovano altrove che là dove essi vivono. E ci restano, in quanto la creatura non può che rimanere nel suo ambiente vitale. Per questo ogni essere vivente è dotato di una costituzione e di un metabolismo che non gli permette di vivere altrove che in seno agli elementi serviti a costruirlo. E sarà sempre così, siatene certi.

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