Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Terza parte: 
Le regole dell’existenza

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L’evoluzione dell’umanità

(1) La fine dello spostamento della Terra, e l’apparizione delle condizioni di vita ideali che si operava dall’equatore verso i poli, ci rivelano perché l’umanità esiste in un colore decrescente passando per quattro tonalità. Questa stabilizzazione della Terra e del clima ci indica pure che la creazione dell’uomo non fu interrotta, ma che si effettuò in una volta sola, in un solo movimento di nascita partito dall’equatore.

Lo sviluppo dei popoli

(2) È allo stesso modo molto interessante sapere che il mondo umano non si è sviluppato a partire da un solo corpo e da un solo paese, ma che la sua espansione si fece a partire da più coppie originali e più paesi, potendo essere anche isole. In effetti, con gli andirivieni della Terra, è oramai alla portata di tutti sapere che il clima temperato, indispensabile all’esistenza umana, ha finito per estendersi tutt’intorno al globo. Per questo gli uomini vennero ovunque dove le condizioni di vita permettevano la loro creazione. Bisogna quindi smettere di credere che il mondo, nel quale gli uomini sono oggi altrettanto numerosi che la sabbia del mare, ebbe un solo paese e una sola coppia come origini, soprattutto che la consanguineità ci si oppone formalmente.

(3) I movimenti del nostro pianeta ci permettono pure di costatare che i primi uomini neri, creati qua e là in tutte le regioni equatoriali del globo, non si sono spostati su altri continenti e scoloriti per strada sotto la pioggia per diventare marroni, poi gialli, poi bianchi, come lo sostengono gli eminenti preistorici e altri scienziati! No, il serpente dimostra che non può essere così. Perciò, gli uomini neri creano sempre figli neri, i marroni figli marroni, i gialli figli gialli, i bianchi figli bianchi. E questo durerà sempre, in quanto l’umanità è il tempio di Dio che ha bisogno delle sue quattro colonne colorate per dimorare.

(4) Per convincervene, sappiate vedere che lo spostamento del clima favorevole alla creazione dell’uomo formava una linea limitrofa intorno al globo, e che lo sviluppo di questa linea lasciava dietro di lei degli uomini e delle donne che si moltiplicavano secondo il loro colore. Così, abitarono progressivamente tutti i paesi che li marcavano delle loro impronte e dei loro accenti. Gli uni rimanevano sul posto, mentre gli altri se ne andavano un po’ più lontano. Ed è cosicché crescerono e riempirono la Terra come Dio aveva chiesto loro.

(5) I paesi che diedero nascita agli uomini di un colore, non offrivano le condizioni di esistenza per altri uomini di un colore diverso. E questo vale ancora oggi e rimarrà per sempre. Di conseguenza, coloro che non sono originari dei paesi dove nacquero i loro primi antenati non devono abitare in questi luoghi, se no saranno degl’intrusi che causeranno obbligatoriamente la disgrazia. Non bisogna però confondere l’occupazione naturale dei paesi vicini e vergini dai popoli dei primi giorni dell’umanità, con la spaventosa colonizzazione commessa dai conquistatori che derubarono interi paesi ai loro abitanti. Quando si ha del rispetto per gli uomini, non si va a sterminarli per impadronirsi del loro paese! Molti lo fecero però, schernendo i comandamenti di Dio. Non siate meravigliati dunque del castigo promesso a coloro che agirono con un tale disprezzo degli esseri umani. Dio tiene le sue promesse. E, in quest’ultimo giorno del giudizio, ognuno ne prenderà atto, ve lo dico.

L’unità dei popoli

(6) Che l’unico colore regressivo ed ininterrotto dell’umanità vi faccia capire per sempre che non c’è affatto una razza superiore o inferiore all’altra, in quanto Dio ha creato tutti i suoi figli con lo stesso amore. Non si può essere al di sopra dei suoi fratelli che per sfruttarli, o per distruggere la Terra e far morire i suoi abitanti. In nessun modo si può essere superiori per far vivere, in quanto ciascuno sa ciò che gli permette di vivere nel suo paese dalla creazione del mondo. E se piacque a Dio di creare i suoi figli nei colori che corrispondono all’ambiente naturale dal quale li ha creati, è perché ciascuno di loro possa riconoscere il suo paese, il suo popolo, la sua razza, e preservare la sua integrità.

(7) Le quattro sfumature del colore umano mettono in evidenza che gl’individui furono creati successivamente con le loro preziose differenze. Queste sono in effetti necessarie affinché le attitudini degli uni e degli altri si aggiungano per formare un corpo più grande (una tribù per esempio), acciocché siano in misura di vivere in armonia con l’ambiente naturale. Così, poiché non si può esistere né vivere soli, è indispensabile mantenere l’integrità e la specificità di ogni individuo, perché tutti conservino le loro differenze e salvaguardino la loro razza. Affinché sia così, bisogna amare e intrattenere le proprie indispensabili differenze, astenendosi di uniformare i pensieri con un’unica cultura e di standardizzare i corpi con matrimoni illeciti.

(8) Come tutto ciò che esiste, i colori degli uomini hanno una ragione di essere. Questa ragione è per primo che ognuno sappia chi egli sia, e preservarsi da coloro che possono nuocere alla sua persona, alla sua anima, ma anche alla sua tribù o al suo popolo. È evidente che se gli uomini continuano a mescolare il loro sangue con matrimoni tra uomini o donne di colori differenti, non ci vorrà molto perché tutta l’umanità diventi uniforme e sparisca dalla Terra. In quanto non c’è alcun paese per far vivere durabilmente degli uomini resi simili, non c’è su Terra regione nata da mescolanze di continenti e di climi per ricevere i frutti di questi amori.

(9) Se si poteva fondere insieme tutti i climi e tutti i paesi della Terra, e fare in modo che gli stessi minerali, i stessi vegetali e i stessi animali si trovassero su tutti i continenti e le isole, ai quali si darebbe un rilievo identico, un soleggiamento comparabile, delle stagioni simili e delle piogge uguali, allora gli uomini potrebbero mescolare il loro sangue. Ma poiché non possiamo uniformare i suoli, i climi, e tutti gli elementi che compongono le condizioni di vita, astenetevi formalmente dai matrimoni che sopprimono le razze con la discendenza, portando così, più o meno velocemente, l’estinzione di tutta l’umanità sulla nostra giovane Terra.

(10) Credete che l’annullamento delle differenze umane equivale all’annullamento progressivo dell’umanità, in quanto nessun essere umano può essere la giusta risposta di tutti i paesi e popoli della Terra. Quindi state attenti da un solo linguaggio, da un’unica morfologia, da un colore unico e da un modo di vita unico; in quanto, diventando uniformi e sensibili solamente alle stesse cose, scendereste nel nulla senza mai poter risalire. Dunque non bravate più la volontà del Creatore che ha fatto gli uomini differenti affinché ognuno possa proteggere il suo popolo e le sue qualità.

(11) I bambini nati da matrimoni contro natura, sono obbligatoriamente senza popolo e senza possibilità di sapere dove si trovano i loro paesi e le loro radici. Disorientati, estranei a tutto e allontanati dallo spirito del loro popolo, non possono più determinare quel che devono essere i loro pensieri, la loro moralità e il loro comportamento. Malgrado tutto questo, non sono rigettati, né dal Padre né dal Figlio, in quanto sono le vittime delle tenebre e dell’incoscienza dei loro genitori. Però, la mescolanza deve cessare su questo pianeta; in quanto ogni razza è preziosa per l’umanità, e deve dimorare come Dio l’ha creata.

(12) Benché la nostra Terra sia nel basso della grande spirale dove comincia il suo lungo cammino di vita, vediamo però la confusione generale regnare nei popoli dove uomini di origine diversa sono riuniti. Delle tensioni si creano tra loro, in quanto il paese dove si trovano non può corrispondere ad ognuno di loro. E perché molti non sono al loro posto, tutti si urtano e finiscono per odiarsi. Affinché questo finisca e che ritorni il rispetto dell’integrità degli esseri umani, ogni uomo abiterà solamente nel paese delle sue origini. Non farlo, sarebbe trasgredire volontariamente la legge del Onnipotente ed arrecare su di sé il castigo, quel che sta per essere dato.

(13) Tuttavia ciò che diciamo sulle conseguenze consecutive ai matrimoni illeciti non si applicano ai popoli confinenti che appartengono ad etnie identiche in quanto le frontiere che tracciamo sul suolo e che li separano non fanno di loro persone differenti. Avendo uno spirito simile, dei bisogni similari, e corrispondente alle stesse condizioni di vita, le persone di questo popolo possono quindi senza danni sposarsi tra loro e procreare.

(14) Il gran disordine che risulta dalla mescolanza delle popolazioni e del sanguemisto accresce considerevolmente in questi ultimi istanti del mondo. Ma non proviene da coloro che regnano nelle nazioni sin dall’antichità, conducendo i popoli nella guerra, il mito, la menzogna e la falsità? È così, e molti approfittano dell’enorme debolezza spirituale che ne consegue per sedere il loro dominio su altri popoli con la forza, l’economia o l’ideologia. Il loro successo fa credere loro che appartengono ad una razza superiore dovendo regnare sul mondo intero...

La trasformazione delle nazioni

(15) Gli uomini devono vegliare ad elevarsi con lo spirito per non degenerare e far scomparire l’umanità. Ma, come vivevano all’inizio della loro esistenza? Quando apparvero nella purezza degl’inizi, concepiamo facilmente che erano loro stessi puri e simili a bambini giocando nel giardino. Il loro cuore era obbligatoriamente buono, il loro spirito non era ancora corrotto. Non erano bellicosi e non facevano la guerra, tanto più evolvevano in grandi spazi dove abbondavano gli animali. Poco numerosi ancora, si associavano per procurarsi il loro sostentamento e far fronte all’avversità. Ma, fecondi, aumentarono rapidamente il loro numero, in quanto il bisogno della presenza umana si faceva fortemente sentire a quei tempi.

(16) Come gli uccelli seppero sempre fare il nido, gli uomini, che sono al di sopra di tutti gli esseri, seppero costruire la loro casa da quando vennero al mondo. Non ci sono mai stati perciò uomini delle caverne, come gli antropologi l’affermano, ma solamente delle caverne e grotte trovandosi sull’itinerario di gruppi umani che si spostavano e che le prendevano in prestito, durante una caccia per esempio. Con tempo cattivo, la gente di queste tribù primitive amava dipingere gli animali sulle pareti della grotta che li riparava, per lasciare una traccia duratura del loro passaggio, come si compiacevano a farlo i navigatori che dipingono graziosamente la loro imbarcazione sui muri di alcuni porti dove fanno tappa o nelle quali si riparano per un periodo.

(17) Antiche o recenti, queste pitture murali hanno tutte come scopo di testimoniare il passaggio e di rivaleggiare di estetismo con quelle che le hanno precedute. Per questo, quando i primi uomini si riparavano in una grotta, si sentivano obbligati di disegnare animali, per mostrare il loro talento, ma pure per provare a loro stessi che erano al di sopra di tutto e specialmente delle bestie di cui si nutrivano. Da sempre conosciamo l’uomo dalle sue opere. Ed è in base a queste evidenze, che immaginiamo molto bene gli uomini originari applicarsi a dipingere, con le loro spose e i loro figli, queste magnifiche figure rupestri che possiamo ancora contemplare ai giorni nostri.

(18) Questo bisogno per l’uomo, di testimoniare la sua propria esistenza, è anche l’origine dei dolmen, delle piramidi e altre costruzioni simboliche, in quanto queste opere sono le traccie volute da coloro che desideravano ardentemente lasciare un impronta indelebile della loro presenza su terra.

(19) Capiamo pure che gli uomini originali vivevano in famiglie, in tribù e in popoli delimitati dal loro linguaggio che non cessava di svilupparsi. Nei loro paesi rispettivi, tutti si capivano. Durante i primi millenari che furono necessari alla loro formazione, vivevano nell’Eden. Ogni popolo, sul suo continente o sulla propria isola, evolveva nella serenità e nell’armonia con gli elementi. Non c’era miseria né sofferenza, la malattia praticamente non esisteva. La servitudine era sconosciuta, in quanto Caino non si era ancora alzato e Abele dormiva tranquillamente. Tutta la Terra era magnifica e ricoperta di verde e animali che Dio aveva creato. C’erano ancora pochi uomini, e tutti vivevano nell’abbondanza e la purezza delle sorgenti originali. Prendevano solo ciò di cui avevano bisogno. Le risate dominavano sulle lacrime.

(20) In quei inizi incantatori dell’umanità, gli uomini e le donne trovavano naturalmente il loro posto e il loro ruolo all’interno della loro famiglia e della loro tribù. Sapendo che le loro mani non potevano tessere gli stessi fili, l’uomo non cercava di rivaleggiare con la donna, e la donna non voleva affatto rimpiazzare l’uomo né competere con lui. No, non era ancora la confusione dei generi, in quanto Adamo ed Eva sapevano che le loro differenze erano la sorgente del loro amore dal quale attingevano la loro forza e la loro gioia. Tiravano così grandi piaceri dal loro matrimonio e dalla bellezza del mondo. Tutto ciò che facevano andava da sé. Correggendosi in funzione delle loro esperienze, progredivano rapidamente nel saper fare. Fu così nei primi millenari. Poi Caino si alzò e, dopo aver ucciso Abele, costruì la città con i suoi figli. Fu allora l’inizio della disgrazia che condusse il mondo alla sua rovina.

(21) Bisogna sapere che una nazione s’intende solo quando è fatta con il paese e il popolo al quale questo paese dà nascita. Una volta, la nazione non era affatto composta da vasti gruppi umani e stranieri che risiedevano in una stessa regione. No, non era ancora una comunità umana composta di uomini venuti da ogni paese, come lo sono le nazioni di questa fine secolo. Era fatta da un popolo composto da tribù originarie dei luoghi e parlando la stessa lingua. Non c’erano capi autoritari agl’inizi del mondo, ciò che significa anche nessun subordinati. Le differenze essendo apprezzate, la fraternità andava da sé.

(22) Gli uomini delle origini erano inevitabilmente semplici, puri, calorosi e fraterni. E la loro nazione, dai contorni definiti dalla lingua del popolo, era a loro immagine. Era ancora molto diversa da queste nazioni sul far della sera del mondo, da queste proprietà delimitate da frontiere finte all’interno delle quali assistiamo al massacro degli abitanti! Non sono nazioni, sono delle imprese di distruzioni nate dalle tenebre e abitudini di guerre, in quanto ci sfiguriamo i siti: Il paese è depredato, saccheggiato, devastato, inquinato. Facciamo anche soffrire gli animali dalla loro nascita alla loro morte, e inganniamo, sfruttiamo, intimiamo, colpiamo, e imprigioniamo anche giovane persone, quando non li torturiamo o uccidiamo gli abitanti. È l’abiezione nelle sue più grandi dimensioni e orribili cammini di sofferenza per i più deboli ma gli onori per coloro che li governano...

(23) La potenza delle tenebre e spaventevole in quanto, in seimila anni solamente, le armoniose tribù dell’Eden sono arrivate all’orrore delle grandi nazioni di oggi. E fu così, in quanto dopo aver rigettato Dio e la sua legge, gli uomini si misero alla ricerca di un modello di società alla quale riferirsi. E siete sempre alla ricerca di questo modello; poiché vedete che, qualunque cosa fate, questo sbocca sempre nell’ingiustizia, la distruzione, la guerra e la disgrazia. Avendo un vitello di oro per Dio e spietati fanfaroni per direttori, non può essere diversamente. In quanto è sempre il regno dei malfattori e delle calamità che portano, condannando così le generazioni future.

(24) Ammettete quel che vi dico. Perché, da quando Caino uccise Abele, suo fratello, non c’è mai stata altra maniera di vivere che quella imposta dagl’incirconcisi e dal vitello d’oro che servono. E siete da sempre condizionati a vivere così, senza poter pensare un istante a vivere diversamente. Convenite però che se un modo di essere e di comportarsi conduce il mondo al disastro, è che esiste obbligatoriamente il suo contrario? Dico: poiché le società di questo mondo sono delle associazioni di persone settarie, vanitose e sciocche, che conducono ineluttabilmente il mondo alla sua fine, è che esiste un altro modo di vivere che lascia intatto la Terra e i suoi abitanti. Ed è verso quest’altro modo di vivere che vi porto!

(25) Le tenebre sono anche sorgente di angoscia, paura, inquietudine, in quanto da sempre gli uomini ebbero paura di coloro che si misero al loro comando con la forza, o che designavano loro stessi per regnare su di loro. Vedevano in effetti che le vie nelle quali li conducevano culminava sempre all’ingiustizia, alla miseria e alla guerra. Per questo al seguito delle prime nazioni, vi furono solo guerre su guerre e tempi di preparazione a nuove guerre, fino ad oggi dove rumori simili si continuano ad udire. E sono queste innumerevoli guerre di conquista, di religioni e di supremazie che sono all’origine delle città fortificate e dello sviluppo delle armi.

(26) L’origine delle grandi città e delle nazioni armate, è la paura su tutte le sue forme. E solo la conoscenza farà scomparire per sempre questa paura che ha preso più facce durante i secoli, ma resta di fatto la causa dell’intasamento crescente degli uomini nelle città dove degenerano rapidamente. Questa degenerazione è innegabile in tutte le nazioni; in quanto in questi ultimi tempi del mondo, ovunque si porti lo sguardo, vediamo Sodoma e Gomorra! La perversione è in effetti estrema, tanto per l’uomo quanto per la donna, e tocca la maggior parte dei bambini. Questa disgrazia non poteva essere evitata tuttavia in quanto, abbandonare Dio e la sua legge per servire ciecamente i caproni e le loro leggi, è evolvere nel senso sbagliato e perdere certamente ogni moralità. Diventiamo allora come delle bestie.

(27) Poiché tutte le società sono fondate sull’immagine dei Romani, sappiamo quindi che con i loro precetti di tradizioni e le loro leggi, non possono più opporsi alla crescita mostruosa delle città. Possono al contrario che incoraggiarla. Così, spingendo l’estensione delle città allo stremo, appare che finiranno per raggiungersi tutte, formandone più che una sola che ricoprirà tutto il territorio... Già, in diversi paesi, parecchie grandi città hanno operato il loro congiungimento, accrescendo maggiormente la loro mostruosità.

(28) I campi spariscono un po’ più ogni giorno, arriveremo forse allora ad elevare le vacche, le pecore, i cavalli e tutto il bestiame su delle barche attaccate lungo le coste? Gli daremo da mangiare la schiuma delle onde? Produrremmo del grano, dei legumi, delle piante da orto e dei frutti sulle cime delle montagne? Fino a dove questo sviluppo forsennato delle città e dell’habitat andrebbe se niente l’interrompesse? L’urbanistica spinta allo stremo, come l’intensa meccanizzazione e il profitto, potrebbero impedirlo?

(29) Per i vostri dirigenti, la città che si sviluppa come un tumore non è una mostruosità. È al contrario il futuro felice dell’umanità... Vediamo quindi le pianure e le vallate, ma anche i più bei campi che coltiviamo coprirsi rapidamente di cemento, di bitume, di palazzi, di ferro e macchine di ferro! Siate sereni però, in quanto né voi né i vostri figli vedrete allevamenti lungo le rive né culture di grano sulle cime. Questo non succederà. In quanto l’inquinamento che contamina tutto e deteriora il clima, ma anche l’intenso disboscamento, la scomparsa delle specie, la scalata negli armamenti suscitati dalla difesa degl’interessi, e ai quali si aggiungono le guerre, la miseria, la denaturazione, la proliferazione dei poveri e la moltiplicazione delle malattie folgoranti e incurabili che queste cose portano, ne richiamano già lo stagno di fuoco, che è la sola potenza che può mettere un termine a tutte queste calamità.

(30) Perché l’umanità volle evolversi sola, senza Dio, il mondo è già all’orlo di quest’olocausto annunciato da sempre. E avrà luogo. Potete allora abbandonare i vostri ideali e i vostri progetti politici qualunque siano, perché sono al di fuori di ogni realtà. Non è in effetti utopico credere che questo mondo cittadino lontano dalla natura, che sprofonda sempre più velocemente nel nulla e l’orrore, è un mondo che durerà sempre? Coloro che vi governano aggravando sempre più le calamità, vi persuadono. Vi trascinano facilmente nella loro direzione, in quanto l’utopia nella quale si bagnano per profumarsi, è un modo efficace per nascondere il loro odore e farvi camminare ai loro fianchi. Dunque nessuno si accorge più che le scure nubi annunciatrici di questa terribile prova sono le conseguenze della trasgressione della legge di Dio, portata da Mosè.

(31) Isaia vi raccomanda però di sospettare di coloro che vi governano e vi trascinano nelle loro proprie vie. E dice:

Cessate di confidare nell’uomo,
Nelle cui narici non c’è che un soffio:
Quale conto si può fare di lui?

(32) Per misurare il loro valore, esaminate uno ad uno coloro che regnano nelle città e nelle nazioni sul far della sera del mondo; troverete in loro che ossamenti secchi, sprovvisti di carne, in quanto sono morti. Mettete dunque il vostro saluto nel Figlio dell’uomo la cui parola e parola dell’Eterno, non ne avete nessun altro. In quanto la vostra ragione di vivere si trova nella città santa del regno verso la quale vi conduce con la conoscenza, e nella vostra anima che vivrà lungo il cammino della vita. Vogliate quindi ascoltare colui che dà i suoi giorni per mostrarvi la via del saluto, pensando che se un solo capo di stato può oggi annientare il mondo intero con le armi di cui dispone, è pure che uno solo, il Figlio dell’uomo, lo salverà con altre armi. È qui la giustizia di Dio.

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