Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

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Viaggio nelle ere

(1) Intorno ad ogni stella nuova, gli astri lavorano per preparare la venuta degli uomini che sono le dimore di Dio. Fu così per la famiglia solare, all’interno della quale la Terra effettuò gli andirivieni che ne modellò il suo volto, quello di una giovane donna molto bella di statura e di aspetto. Dopo aver dato nascita al mondo, ha appena dato nascita ad un figlio, e sta per partorire tutti gli altri dietro di lui. E per proteggere questo mondo che Marte e Venere, le serve, hanno oggi per missione di occupare le regioni del cielo dove la Terra non può andare; perché la temperatura che regna nei loro paraggi, non permette il ciclo dell’acqua dal quale dipende la manifestazione della vita.

(2 ) Per quanto riguarda la Terra e il risveglio del Figlio, che è Pietro, la Scrittura riporta questo:

Quando venne fame a Pietro (fame di verità), vide il cielo aperto e scendere verso di lui un oggetto simile ad un gran lenzuolo, tenuto ai quattro capi e che veniva calato a terra, dentro il quale vi erano tutte le specie di quadrupedi, di fiere, di rettili terrestri e di uccelli del cielo. E una voce gli disse: Pietro, alzati, ammazza e mangia! Or questo avvenne per tre volte; poi l’oggetto fu di nuovo ritirato in cielo.

Sono Pietro. E all’epoca quando provavo questa fame, compresi queste parole che mi aiutarono ad alzarmi. Questo segno non poté rimanere un’enigma per me, il cielo essendomi aperto, capivo il mondo e quel che dovevo compiere per costruire l’arca secondo i suoi tre piani e salvare quel che non deve perire. Ma questa tovaglia sulla quale il mondo è rappresentato, è oggi chiamato: mappamondo. Si tratta del planisfero e dei suoi quattro punti cardinali ai quali è attaccato. Ebbene, andiamo ad osservare questa tovaglia del mondo in tutte le sue ere, per avere una visione dell’insieme delle epoche anteriori fino ad oggi. Per questo, aiutiamoci una volta ancora dalla figura degli andirivieni della Terra.

Le ere geologiche

53 - Le ere geologiche

(3) Questi spostamenti ci mostrano il clima variabile delle ere, e quel che furono le condizioni di vita a partire da questi cambiamenti climatici. Così, possiamo vedere apparire le specie corrispondenti a quei periodi, poi immaginarli regredire fino al quaternario (il sesto giorno) dove questa volta la Terra si stabilizzò nel clima favorevole all’esistenza degli esseri viventi. Esaminiamo allora l’essenziale di quel che fu fin dall’illuminazione del Sole.

Il precambriano

(4) Il precambriano fu la prima era formata dallo spostamento della Terra che se ne andava lontano, spinta dal soffio dell’esplosione atmosferica. Ma escluso la nebulosa solare che bagnò abbondantemente il suolo e la separazione delle acque, non si è prodotto nient’altro di conseguente sul piano geologico. Il nostro pianeta, leggermente più piccolo oggi, era quasi interamente ricoperto di acqua dolce. Pochi terreni erano emersi. Di conseguenza, la vegetazione e i primi esseri viventi erano poco diffusi in quest’inizi. Anche le rocce di quel periodo hanno rivelato solo qualche raro reperto di questi organismi, prodotti dall’acqua dolce, che apparvero in funzione della semplicità delle condizioni di vita del momento. Ebbero d’altronde solo poco tempo di esistenza, in quanto la Terra se ne andava rapidamente nel freddo del primo periodo glaciale, che non fu propizio alla vita. Fu là il secondo giorno che Dio creò.

Il primo periodo glaciale

(5) Allontanandosi dal Sole, la Terra finì per stabilizzarsi lontano, dove faceva freddo. Questo periodo glaciale si capisce dal punto di glaciazione dell’acqua all’equatore fino alla fusione del ghiaccio su questo stesso equatore, e questo ad una temperatura che scende molto di più che questo punto di glaciazione o di scioglimento dell’acqua. In verità, un’epoca glaciale comincia da quando la Terra lascia la regione del cielo dove la temperatura e favorevole al ciclo dell’acqua, e questo finché ritrovi questa regione. Il suo punto culminante è dato dall’orbita più lontana dal Sole. Su quest’orbita e in base alla distanza, il Sole appariva più piccolo di quanto non si veda oggi. E faceva molto freddo, forse quattro a sei volte più freddo che fa oggi ai nostri poli.

(6) Qui, su quelle orbite lontane dalla fine del precambriano, l’acqua rimase ghiacciata da un polo all’altro in grande profondità. Durante questo lungo periodo, le basse temperature raggiunsero gli strati profondi del mantello che cominciava già a muoversi. L’emergenza dei continenti era quindi intrapresa e sarebbe durata, perché un’epoca glaciale è un momento di grande attività.

Il primario

(7) Lasciamo il punto culminante della prima epoca glaciale e entriamo nel primario. Osserviamo che quest’era è inversa alla precedente perché, avvicinandosi al Sole, la Terra ha qui altissime temperature. Il serpente mostra che le prime terre emersero sin dall’inizio di quest’era, in base al freddo che era giunto in profondità fino agli strati più caldi del mantello. Quest’emersione si fece prima da retrazioni rapide durante gl’inizi (come un uomo in corsa), poi si attenuò via via che la Terra si avvicinava al Sole..

(8) In base a questo e quando la Terra evolse di nuovo nella regione del cielo dove siamo, grandi distese di terre continentali già emergevano. Non c’erano ancora alte montagne nel primario, ma solamente terreni che sorpassavano di poco le acque e formando a volte grandi corrugamenti arrotondati sui quali apparivano colline e qualche pianura. Questi corrugamenti del suolo divennero per la maggioranza delle catene montuose all’inizio del terziario, durante la ripresa delle ritrazioni.

(9) Ma durante questa prima metà del primario la lava risaliva facilmente lungo le fessure e le colmava. Certo, i gas facevano ugualmente eruzione, ma pacatamente, perché pure loro non incontravano grandi difficoltà. Questo vulcanismo non era ancora molto propizio alla formazione di piccole isole di origine vulcanica che troviamo oggi con forme di arcipelaghi lungo le faglie originali, diventate in seguito le dorsali tra le quali alcune di esse sono emerse. No, è più probabile che nel primario queste linee di frattura, disseminate oggi da vulcani e montagne, erano solamente dei crepacci colmi di lava.

(10) All’inizio del primario dunque, i terreni più lontani e meno vallonati rassomigliavano a vasti campi arati. Ma poi, quando la Terra entrò nella regione del cielo dove la temperatura è favorevole al ciclo dell’acqua, venne la pioggia. E questi magnifici terreni si coprirono di erbe ed ogni specie di piante. In base alla ricchezza del momento e di una pesantezza leggermente minore, questa vegetazione era lussureggiante. Non c’erano deserti a quei tempi. Tutto era verdeggiante sulla Terra, fino ai poli diventati temperati e dove il ghiaccio finiva per sparire interamente. Ed è quest’immensa ed abbondante vegetazione che divenne in seguito il carbone, per quanto la temperatura solare era elevata alla fine di quest’era, dove troviamo obbligatoriamente il periodo carbonifero.

(11) Ecco quel che fu il primario. Ma, come è stato detto, i primi continenti emersi non avevano ancora il rilievo dei nostri giorni. Tuttavia, fu un gran momento del regno vegetale che vide pure apparire qualche creature un po’ differenti dalle precedenti, più numerose anche, ma ancora elementari nel loro organismo. Prodotti dalle acque, questi esseri esistevano nel mare che si era già leggermente salato con l’attività elettromagnetica terrestre. Ma esistevano pure sulle terre esposte al Sole e sulle quali pioveva abbondantemente nel secondo periodo dell’era. C’erano molti laghi, paludi, qualche correnti d’acqua e anche molta pioggia, simile alle piogge tropicali. Tutto era magnifico da un’estremità all’altra dei piccoli continenti. Il primario fu a questo riguardo un gioiello sotto il Sole, un gioiello verde e blu. Fu il terzo giorno che Dio creò.

L’unico periodo di alta temperatura

(12) Durante il primario, la Terra si riavvicino al Sole che contenne a poco a poco il suo movimento, e si mise in orbita bassa. La temperatura al suolo crebbe in conseguenza e divenne forse quattro o cinque volte superiore a quella dell’equatore ai giorni nostri. Tutta l’acqua dei bacini essendosi evaporata, l’atmosfera era gigante. Non c’era ovviamente più ghiaccio ai poli. Il suolo era secco e molto caldo. L’atmosfera gigantesca era ciclonica, e spesso percorsa da enormi lampi. Pioveva senza sosta. A quei tempi, la Terra divenne come una caldaia e il suolo si cosparse di carbone. Le spesse nuvole nascondevano il Sole. Faceva scuro. Solo i fulmini illuminavano il suolo dove regnava una temperatura vicina a quella di Venere.

(13) La Terra non era abitabile durante questo periodo di temperatura estrema. Interamente caldo, il mantello non si ritraeva più o molto poco. Ma fu questo un periodo propizio al vulcanismo secco, dovuto essenzialmente ai gas. Il suolo non muovendosi più (solo pochissimo dalla crescita del nucleo), le faglie, già ripiene da rocce vulcaniche e lava solidificata, non si aprivano più. I gas in abbondanza avevano quindi grosse difficoltà a risalire in superficie. Le faglie del fondo dei bacini, anteriormente immerse ma qui scoperte, erano allora l’oggetto di formidabili eruzioni di gas, polveri e lava.

(14) Dal regno dell’acqua che si gelò alla fine del precambriano, siamo passati qui nel regno dei gas: i gas dell’atmosfera e quelli del mantello. Per tutte queste ragioni, gli esseri del primario non sono potuti passare nel secondario. Perché questo periodo di alta temperatura fu per loro un valico insuperabile, come lo fu anche il primo periodo di alta glaciazione.

Il secondario

(15) Quando la Terra lasciò questa regione di bassa orbita, per andare un’ultima volta lontano e nel freddo, iniziò la seconda era. Quest’era fu anche l’inversa della prima, perché questa volta la Terra andava da un’alta ad una bassa temperatura. Gli effetti sul suolo, sul suo clima e nel suo mantello furono obbligatoriamente diversi. La prima cosa che appare, è la gigantesca atmosfera dell’inizio di quest’epoca che provocò un lungo periodo di piogge diluviali, perché tutta l’acqua evaporata si condensò progressivamente. L’acqua reintegrò i bacini dove fu presa. Così, a poco a poco, i bacini si riempirono di nuovo, coprendosi di sedimenti portati dai fiumi impetuosi del momento e dai grandi scorrere che possiamo immaginare. Tutto questo raffreddò il suolo. Ma subito dopo le grandi piogge, il calore del mantello risalì e riscaldò il suolo, così anche l’atmosfera. Il clima si addolcì.

(16) Dopo queste formidabili piogge e durante la prima metà di quest’era, tutto ridivenne calmo. Il mantello si muoveva un po’. E a parte il grande vulcanismo che andava affievolendosi, fu un’epoca tranquilla. Ma nella seconda metà del secondario, si produsse qualche piccola elevazione del suolo. In effetti, in base al sottile spessore del mantello e della sua vasta superficie, immaginiamo bene che c’erano delle superfici del suolo e del sottosuolo che erano più calde o più fredde di altre. I punti caldi che si raffreddavano più lentamente, provocavano qualche lente ritrazioni che facevano apparire colline e altipiani sotto i piedi dei rettili... Ma abbiamo visto che questo fenomeno aveva pure per effetto di scoprire i punti caldi in prossimità, che raffreddandosi lentamente, si contraevano a loro volta. Quello occasionava la formazione di piccole colline coniche, talvolta strette le une alle altre. Si tratta qui di minuscoli e lenti movimenti della superficie del suolo, che non bisogna confondere con le grandi contrazioni profonde del mantello che ebbero luogo alla fine delle due epoche di grande glaciazione.

(17) Queste profonde contrazioni del sottosuolo non potevano prodursi durante quest’era secondaria, in quanto le terre emerse erano calde e avevano approssimativamente la stessa superficie che quelle della prima era. Ma in base alla lenta crescita del nucleo che fa un po’ ritirare le acque, questi piccoli continenti emersero in conseguenza. Tuttavia la forma dei continenti era ancora lontana da quella di oggi; in quanto è l’ultima epoca glaciale verso la quale andiamo che li formò come li conosciamo.

(18) L’eredita della prima era essendo essenzialmente acqua e carbonio, queste piccole terre emerse del secondario erano obbligatoriamente, anche loro, coperte da una lussuriosa vegetazione. Si riempirono poi di tutte le specie di rettili (dinosauri). Solo loro potevano esistere nel secondario, in quanto questi animali a sangue freddo hanno bisogno di un estremo calore per vivere. Il loro metabolismo mostra con evidenza che sono gli unici esseri ad essere vissuti all’aria aperta su questa terra calda con il clima che questo suppone.

(19) Le grandi catene montuose non esistevano ancora. Si trovavano solo qualche piccoli massicci, e il suolo era piuttosto vallonato. Per questa ragione, c’erano molti laghi, stagni e acquitrini potendo ricevere i rettili a collo lungo che si nutrivano di tenere piante acquatiche. La seconda era fu anche un periodo sereno e magnifico. Una volta ancora, tutto era splendido sulla nostra Terra. In mezzo a quest’epoca, gli esseri vivevano nella clemenza degli elementi.

(20) Ma questa serenità durò solo un tempo, fino al giorno dove la Luna venne a mettere fine all’esistenza di queste creature. Quando arrivò, tutto quel che viveva all’aria aperta e nel mare perì. Le erbe e gli esseri non poterono resistere alla sua venuta, in quanto tutto cambiò sulla Terra: l’atmosfera, la pesantezza, il clima e le stagioni. Il suo avvicinare provocava dei marosi che, ad essi soli, distruggevano tutto. La Terra tremò e s’inclinò sotto lo shock. Fu un periodo di sismi ininterrotti in quanto dopo lo shock della Luna che scosse la Terra intera, i continenti si stabilizzarono di nuovo producendo altri terremoti. Ma lo shock provocò anche profondi strappi nel suolo (le esamineremo presto) e spaventose risalite di lava. Era cambiato tutto. Più niente poteva vivere all’aria aperta. Venne allora il silenzio in mezzo a questo gran deserto.

(21) Tuttavia, non bisogna sbagliarsi; perché, quando la Luna si avvicina alla Terra, la seconda era è sul punto di finire. Le specie erano già diventate rare. Vediamo in effetti che la Terra usciva dalle regioni del cielo favorevoli all’esistenza delle creature. Per questo le loro condizioni di vita si riducevano di giorno in giorno portando via questi esseri con loro. C’erano dunque solo poche specie viventi il giorno dell’arrivo della Luna, che si sarebbero comunque spente durante l’ultima epoca glaciale, che, già si annunciava. Ma la Luna provocò altri fenomeni che studieremo separatamente. Per adesso, continuiamo il nostro viaggio, e lasciamo il quarto giorno che Dio ha fatto.

Il secondo periodo glaciale

(22) Subito dopo l’intercettazione della Luna, la Terra lasciò una volta ancora la regione del cielo favorevole al ciclo dell’acqua e agli esseri viventi che ne dipendono, e entrò nel freddo di una nuova era glaciale. Ricordo che il ciclo dell’acqua è provocato dal cambiamento della temperatura che fa costantemente passare questo corpo dallo stato gassoso allo stato solido, o inversamente. Senz’acqua liquida, non può esserci aria respirabile né pioggia. Di conseguenza nessun essere vivente può vedere il giorno. E questo ciclo dell’acqua esiste solo nella regione del cielo dove ci troviamo. Questa regione è mostrata chiaramente sul serpente, al di fuori della quale è escluso che ci possano esistere degli esseri. Per questo, gli astri della famiglia solare ne sono sprovvisti. Siatene convinti.

(23) Durante il periodo glaciale, la temperatura che risaliva dal nucleo impediva la glaciazione dell’intero volume dell’acqua dei bacini. L’acqua rimaneva dunque liquida sotto il ghiaccio, soprattutto nei pressi delle dorsali più calde che altrove. Quindi, qualche animali dei profondi abissi hanno forse vissuto durante un periodo glaciale. Ma su questa Terra dove la glaciazione si faceva fortemente sentire, anche in profondità, non potevano esserci esseri viventi. Su un tale suolo gelato in profondità, niente cresceva. Per questo, durante questi periodi glaciali, gli esseri viventi non potevano trovarsi sulle terre emerse.

(24) In base al rallentamento degli andirivieni della Terra immaginiamo molto bene che l’ultima epoca glaciale durò molto più tempo che la precedente. La velocità della Terra era in effetti già parecchio ridotta, e lo fu ancor di più dalla massa della Luna che venne a frenarla nella sua corsa. Restò dunque più a lungo in questa regione del cielo dove il freddo domina. Per questo il raffreddamento del suolo furono colossali questa volta.

Il terziario

(25) Abbiamo visto che il primo periodo glaciale fece emergere le piccole terre sin dall’inizio del primario. Qui, questa seconda epoca glaciale provocò questa volta vasti e rapidi sollevamenti del suolo sin dall’inizio del terziario, perché il mantello, ancora caldo, riprese le sue contrazioni. Questo si produsse tanto più ampiamente dato che la glaciazione fece scendere considerevolmente il livello dei mari, esponendo al freddo i dintorni dei bacini che non conobbero affatto la prima epoca glaciale. Colpiti dal freddo, questi terreni scoperti erano quindi propizi a creare piegamenti montuosi che facevano sempre più emergere le terre. Abbiamo mostrato che il mantello racchiudeva dei strati che possiamo paragonare a delle coperte, e che raffreddandosi questi strati facevano erigere queste montagne contraendosi. E dunque facile di vedere che erigendosi, queste montagne tiravano sulle pianure facendo emergere vaste distese di terra prese nei bacini. Si tratta qui del processo di emersione che abbiamo studiato.

(26) Così, più la terra emersa era di grande superficie, più la penetrazione del freddo era vasta e profonda. Di conseguenza, più grandi erano le contrazioni che creavano i sollevamenti. Per esempio, all’inizio del primario c’erano solo piccole superficie emerse, e le retrazioni furono proporzionali. Quando all’inizio del terziario, tutte le terre che furono precedentemente ritirate dalle acque e riscaldate erano offerte più a lungo alla bassa temperatura e raggiunte in profondità questa volta. Così i primi corrugamenti divenuti rocciosi nel primario, furono qui sollevati e spezzati dalle contrazioni dei strati profondi. Questo creò le magnifiche catene montuose dalle rocce aguzze e innalzate verso il cielo che possiamo oggi contemplare.

(27) Parecchie montagne hanno pure come origine il vulcanismo. Capiamo che i gas e la lava persisteva ad uscire da una dorsale, questo punto da dove usciva era evidentemente un vulcano capace di emergere un giorno o l’altro. Un periodo glaciale non ferma l’attività di un vulcano. E la montagna che costui forma è più calda del resto del suolo esposto al freddo. Così, quando i fianchi di questo vulcano sono raggiunti in profondità dal freddo, questo forma il processo di cui ho già parlato; a sapere che le retrazioni portano della terra intorno al vulcano. Quel che questa volta forma un’isola a volte molto vasta, un’isola potendo solo avere un vulcano per origine. E una successione di vulcani allineati su una faglia formano questa volta un’isola allungata oppure una successione di isole lungo tutta questa faglia.

(28) Ritorneremo ancora sulla formazione delle catene montuose, in quanto la Luna, per via del suo scontro con la Terra, ne fecce apparire indirettamente. Per adesso, continuiamo il nostro viaggio nel terziario dove abbiamo visto le montagne erigersi in picchi rocciosi e le isole uscire dal mare. Ritrovando il clima favorevole, tutte le terre (massicciamente emerse questa volta) si coprirono di nuovo di vegetazione, di uccelli, di quadrupedi, di rettili e molte altre specie animali le quali parecchie esistono ancora oggi. La prima metà del terziario fu obbligatoriamente un periodo di grandi scompigli del suolo; un periodo sismico, vulcanico e di intense emersioni. E la seconda metà fu più calma. I grandi ghiacciai sparivano lentamente, facendo diminuire le calotte polari e risalire il livello delle acque. Gli esseri viventi disponevano di molto spazio.

(29) Ma, alla fine dell’era terziaria, rimane ancora qualche superficie deserta provocata dall’arrivo della Luna. Abbiamo visto in effetti che il mondo, prima così verdeggiante e pieno di animali del secondario, non ha potuto resistere all’arrivo della Luna che fece perire tutto. La Terra era dunque solo un immenso deserto, che sopravvenne poco prima che questa entrò nell’ultimo periodo glaciale. I nostri deserti di oggi, che datano dei giorni in cui la Luna fu intercettata, non potettero verdeggiare di nuovo nel terziario che fu un’era di grandi sconvolgimenti geologici e climatici che modificarono le piogge. Queste zone secche e inabitate non sono affatto inutili però, in quanto senza di loro non sapremmo che cos’è un giardino, e saremmo fallibili nei nostri giudizi. Ma finiamo il nostro sorvolo delle ere, e lasciamo il quinto giorno che Dio creò.

Il quaternario

(30) Il serpente ci mostra che alla fine del terziario, la Terra si ferma infine di andare e venire vicino al sole. Questa stabilizzazione marca l’inizio del quaternario che è l’evoluzione, senza fine questa volta, del nostro pianeta nel clima temperato. Senza particolari cambiamenti del rilievo, c’è solo il clima che segna il quaternario. Fu il momento dell’apparizione degli uomini all’inizio di quest’era, in quanto l’umanità poteva apparire e svilupparsi solo quando le condizioni di vita erano diventate massimali e durature. Ne parleremo a lungo. Ma sappiate che Dio non ha creato gli uomini affinché questi sparissero dalla Terra. Ora, è solamente in quest’era, dove il clima è temperato, che gli uomini non possono essere distrutti da fenomeni climatici o geologici indipendenti dalla loro volontà. E quest’epoca nella quale siamo è il sesto giorno che Dio creò.

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