Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

24

Nascita e crescita degli astri

(1) Oggi, l’elettromagnetismo mostra che siamo molto lontano da quel che s’insegna ai bambini, facendo credere loro che a partire da una nuvola primitiva (quindici miliardi di anni fa), le stelle sono nate da una parte ed i pianeti dall’altra con dei satelliti in mezzo, e tutti animati di movimenti regolari. Ve lo dico, quando uscirete da tali enormità nelle vostre meditazioni sull’universo, e che vi riferirete ai profeti ed al Figlio dell’uomo, allora uscirete dal sonno dell’incoscienza ed il mondo cambierà; perché vedrete, sentirete e capirete quel che fu e quel che sarà.

(2) Affinché sia così, capite che il Sole era tempo addietro paragonabile a Giove oggi, e che, quando si è illuminato (come lo farà Giove), ha provocato dal suo soffio lo sconvolgimento dell’ordine stabilito nella sua famiglia. Questo essendosi prodotto, Plutone, la Luna, Mercurio, Marte, Venere forse, lasciarono il loro anello originale e si raffreddarono, mentre la Terra, Giove, Saturno, Urano, Nettuno non lo fecero. Benché scossi, quest’ultimi pianeti sono rimasti sul loro anello che non ha mai cessato di scaldarli. Così, e contrariamente a quelli che lasciarono il loro anello, la loro attività non ha mai cessato di crescere. Perciò parecchi tra di loro, e segnatamente i più lontani, producono satelliti. E quando quest’ultimi avranno raggiunto il numero e le dimensioni dei pianeti attuali del Sole, questi pianeti lontani diventeranno stelle a loro volta. Osserviamo allora il processo che li porta a creare la loro propria famiglia stellare nel cielo.

Formazione del nucleo dell’astro

(3) Tale la donna, il pianeta si sviluppa fino ad essere in età di procreare. Quando questo momento arriva, il primo anello creato si satura da un apporto più grande del consumo che è consecutivo all’espansione di quest’anello. E si assiste alla nascita della perla satellite. Poi, come abbiamo visto, quest’anello allarga il satellite affinché lasci posto ad altre nascite. Sono dunque gli anelli che, dopo aver dato nascita ai satelliti, stabiliscono l’ordine in una famiglia planetaria che diventerà una famiglia stellare.

(4) Sulla figura qui sotto, si osserva il momento in cui si produce il punto di contatto e come il flusso di elettroni, dirigendosi su questo punto, diventa una grossa perla di ferronichel. Quando questa perla di metallo fluida si raffredda, diventa una massa rigida sulla quale tutta l’elettricità dell’anello passa ormai, facendola crescere, come stiamo per vederlo.

Nascita del satellite

18 - Nascita del satellite

Quando questo fenomeno di creazione del satellite si produce, c’è un grosso lampo nel cielo, visibile da molto lontano. Tuttavia, se questa nascita si producesse intorno alla Terra, il lampo sarebbe certamente preso per un altro fenomeno. Si potrebbe credere, ad esempio, che si tratta dell’aumento subitaneo della lucentezza di una stella che appare in pieno giorno...

Crescita del nucleo

(5) In questo processo di nascita dell’astro, si nota pure che, qualunque sia la direzione degli elettroni in orbita, sono tutti attratti verso il punto di contatto. Sappiamo adesso che questo è conosciuto da coloro che, durante un cortocircuito, hanno notato che la corrente installata sul conduttore andata e ritorno si dirige verso il punto di contatto durante la breve durata del fenomeno. Qui, è lo stesso, la perla metallica nascendo attrae a lei tutta la corrente. Posizionata tra i due semianelli che non possono fondere, è ormai un punto di cortocircuito costante. Da questo fatto, è per forza una resistenza elettrica che, dopo essersi raffreddata nella sua massa e calamitata nei campi magnetici di sua madre, si scalda in superficie al passaggio dell’anello, fino alla fusione. In questo modo, si crea una saldatura permanente degli elettroni che sono l’APPORTO. Questo fenomeno si opera uniformemente su tutta la superficie della sfera, facendola crescere, e diventando così il CONSUMO continuo dell’elettricità che forma l’anello. La comprensione della crescita del satellite non è dunque che la comprensione di quel che è una saldatura...

(6) Questa saldatura si produce uniformemente tutto intorno alla sfera e più precisamente sul metallo in fusione dove la massa è rigida e fredda. Anche subito dopo la sua nascita, in nessun modo un astro può andare in fusione o arrossire fino al cuore, perché la sua superficie fonde prima che il calore penetri in profondità. Per ben rappresentarsi questo, bisogna sapere che il calore è fatto di onde che, lo vedremo a tempo debito, sono loro stesse delle vibrazioni dell’essenza che compone lo spazio e le masse. Perciò il calore, fatto da queste onde, può solo lasciare la massa, come delle cavallette che, prendendo appoggio sul suolo, balzano e si elevano. In base a questo, l’enorme massa di un astro (il suo nucleo) non può essere che fredda e rigida all’interno. Solo il suo contorno si scalda fino alla fusione.

(7) Per rimanere nella semplicità, pensate che gli astri nascono dagli anelli di un pianeta, e che se ne nutrono in seguito per crescere. Ora, poiché gli elettroni in orbita generano queste sfere di ferronichel, se ne conclude che questo metallo costituisce quasi l’intera massa di tutti gli astri dell’universo; in quanto il mantello degli astri è poco importante in paragone al loro nucleo che occupa quasi tutto il loro volume.

Il divenire dei satelliti

(8) Lo studio dello sconvolgimento della famiglia solare ci porterà ad acquisire con certezza che il Sole si è illuminato, poco tempo fa, al seguito dell’esplosione della sua atmosfera. Quando quest’avvenimento si è prodotto, la Luna, Mercurio, Marte e Venere probabilmente, avevano la dimensione di oggi, perché questi astri, che si sono raffreddati dopo aver lasciato il loro anello, non hanno evoluto. La Terra, Giove, Saturno, Urano e Nettuno, loro, hanno leggermente aumentato di volume da allora, perché non hanno lasciato il loro anello, per le ragioni che vedremo.

(9) Evoco già qui ciò che si è prodotto, per spiegare che i piccoli satelliti si sviluppano finché abbiano approssimativamente la dimensione dei nostri pianeti attuali e che, quando questo momento arriva, la loro madre s’illumina improvvisamente. Così appare una nuova famiglia stellare. L’astro, che s’illumina secondo il processo che studieremo, si chiama una nova (una stella nuova). Ed i suoi satelliti, che subiscono per un momento lo sconvolgimento della loro posizione, sono allora chiamati pianeti, ma nondimeno continuano ad evolversi. I nostri pianeti erano dunque tempo addietro i satelliti del Sole che non brillava ancora.

Dimensioni estremi del satellite

19 - Dimensioni estreme del satellite

(10) Tra queste due figure, rappresentando il nucleo di uno stesso satellite, è già passato molto tempo siderale. Capite che centomila anni per un astro, è come un’ora per l’uomo, e che centomila anni per l’uomo è come un’ora per la particella; la durata variando con la loro dimensione. Vediamo qui che il satellite è solo una grossa perla di ferronichel alla sua nascita, poi cresce fino ad arrivare alle dimensioni della Terra. Lì, la sua crescita si attenua in quanto, date le sue dimensioni, più il nucleo è grande meno cresce velocemente.

Sviluppo e movimento dei satelliti

(11) I satelliti non possono crescere infinitamente, perché una pianestella, che ha un’attività ben determinata, non può permettere il loro sviluppo al di là di quel che le autorizza la sua potenza. Questo limite di crescita è mostrato dalla dimensione dei nostri propri pianeti che è la dimensione dei satelliti quando la loro madre diventa stella. Ma quando questa brilla, i suoi astri crescono ancora. La Terra aumenterà di volume probabilmente finché il Sole aumenterà di attività. Poi la crescita della Terra si fermerà, in funzione alla decrescenza dell’attività solare lungo le ere.

(12) Per il momento, osserviamo che il satellite ultimogenito è con evidenza il più piccolo, il più caldo e quello che si sviluppa più velocemente. All’inverso, il primogenito sarà il meno caldo, uno dei più grossi se no il più grosso, e quello che crescerà proporzionalmente meno velocemente. Questo è sempre paragonabile ai bambini di una famiglia. Ma, anche già grande, un satellite non è mai freddo. La sua attività è sempre considerevole, meno intensa tuttavia che quella dell’ultimogenito che si trova nelle forze vive di sua madre. Queste spiegazioni ci permetteranno di dedurre per quale ragione tal satellite è così e talaltro è altrimenti.

Senso di rotazione dei satelliti

20 - Senso di rotazione dei satelliti

(13) Vediamo qui che il pianeta trascina questi due anelli ed il loro satellite nel senso della sua propria rotazione. Ma, poiché è il senso di rotazione delle spire delle linee di forza che determinano il senso di rotazione dei due semianelli, questi qui possono girare in un senso come sulla figura (1) o nell’altro come sulla figura (2), inculcando il loro movimento al loro satellite. Qui, il satellite (1) gira sul suo asse nel senso proprio di rotazione del pianeta su se stesso, quando il satellite (2) gira sul suo asse nel senso retrogrado. La loro traiettoria è identica però, uno gira da una parte mentre l’altro gira in senso inverso. Questo è molto importante da notare, perché, fino a questo giorno, nessuno poteva spiegare perché certi satelliti girassero nel senso inverso del senso di rotazione del loro pianeta. Quando il pianeta diventa stella, i suoi satelliti (che diventano allora dei pianeti) conservano il loro movimento di rotazione. Perciò ci sono anche dei pianeti che girano nel senso retrogrado.

(14) Quel che abbiamo appena visto è il modello di rotazione di tutti gli astri del cielo, compreso le stelle. Tuttavia, finché il satellite non ha attinto la dimensione di un pianeta e che è molto piccolo, probabilmente non gira ancora sul suo asse. Diciamo che durante una rivoluzione, presenta ancora la stessa faccia al pianeta che gli ha dato la nascita, perché non è ancora ben rotondo. È in squilibrio di forma. Ma questo non durerà per sempre in quanto, diventato pianeta con una dimensione ed un’attività conseguenti, si arrotonderà più regolarmente e finirà per girare su se stesso, come è rappresentato dalla figura.

Formazione del mantello dei satelliti

(15) Bisogna essere molto attenti su quel che riguarda il riscaldamento degli astri prodotto dal passaggio dell’anello sul quale evolvono, perché abbiamo visto che questo riscaldamento non può farsi su tutta la loro massa ma soltanto all’esterno di questa, anche quando sono piccoli. Per ben afferrare, ricordiamo che gli elettroni passano sui conduttori e non all’interno, e ricordiamoci della sfera caricata di elettricità che rimane localizzata sulla superficie.

(16) Queste spiegazioni sulla nascita, la crescita e lo sviluppo dei satelliti, ci illumina sulla provenienza ed il movimento di tutti gli astri. Bisogna adesso aggiungere a questo la formazione del loro mantello, che comincia dalla nascita del nucleo, e più precisamente da quando arrossisce sul suo contorno. Per questo il mantello s’intende dal bordo del nucleo fino alla superficie del suolo.

(17) Per prima, capiamo che un astro nasce sempre in seno ad una galassia dove si trovano abbondanti nuvole di polveri, di fumi, di vapori, di cristalli diversi, ed ogni tipo di corpi. Questi prodotti erranti nello spazio, che cadono in permanenza sul nostro suolo, provengono tutti dal lavoro degli astri e dalla loro estinzione svolgendosi nel cuore della Galassia, al termine del cammino della loro vita. Lo scopriremo, e vedremo che niente è inutile nel cielo dove tutto è perfezione.

(18) Capiremo che, subito dopo la sua nascita, il nucleo calamitato può già avvolgersi di un certo strato di queste polveri galattiche attraversate dalla famiglia stellare alla quale questo satellite nascente appartiene. E, quando si scalda ed arrossisce sotto queste polveri, comincia allora il processo chimico che non cesserà di far crescere il suo mantello durante tutta la sua crescita. Non potremmo dunque vedere arrossire il nucleo del satellite, perché quando questo si produce, è già circondato da uno strato sottile di polveri dello spazio. Ma al contatto del nucleo, queste materie fondono piano piano sotto il calore. Formano allora, con le numerose sostanze che risalgono dal metallo in fusione, quel che si chiama il magma.

(19) Le polveri dello spazio innescano dunque il processo chimico della formazione del mantello che il nucleo proseguirà ed amplificherà fino ad avere le dimensioni paragonabili a quelle del mantello terrestre; perché il mantello proviene dal magma e dalle sue trasformazioni. Infatti, la lava è la parte fluida del magma che cambia di stato con lo scarto di temperatura che non cessa di aumentare dal bordo del nucleo fino alla superficie del suolo. Così, si vede che il mantello si sviluppa continuamente, che è caldo nella sua parte bassa al contatto del nucleo, e sempre meno caldo nel suo spessore fino alla superficie del suolo dov’è più freddo e si forma la crosta.

(20) Non bisogna confondere tuttavia la quantità di materia che arriva dallo spazio con quella prodotta dal nucleo, dato che quest’ultima è molto più grande che la precedente. Ma le polveri dello spazio non provengono dagli ossidi prodotti dai nuclei degli astri, e da loro soltanto? È così. Perciò, qualunque sia la sua provenienza, questa materia è il prodotto dell’attività elettromagnetica che è lei stessa fisica e chimica. La fusione del ferro (del ferronichel) crea anche molti tipi di gas come l’elio, l’idrogeno ed altri ancora che finiscono per ritrovarsi nell’atmosfera.

(21) Per la conoscenza, è importante capire che il nucleo che si sviluppa SOTTO la parte calda e fluida della materia, e che il mantello, lui, si sviluppa SOPRA quest’ultima. È ugualmente palese che i gas prodotti dal calore del nucleo risalgono alla superficie provocando la formazione di grande bolle che scoppiano. Si può paragonare questo ad un impasto che bolle adagio, ma a misura dell’astro.

(22) Queste eruzioni di gas non possono lasciare traccie finché il mantello le lascia passare liberamente. Ma quando i strati superiori, a lungo esposti al freddo, finiscono per formare una crosta impermeabile ai gas, questi ultimi si localizzano allora progressivamente sotto questi strati e finiscono per sollevarli. Questo forma dei duomi alla superficie dell’astro, potendo essere giganteschi, e che al seguito del loro scoppio, generano dei crateri: dei circhi. Con queste spiegazioni evidenti, il mistero dei crateri se ne va. Perché è ovvio che non sono in nessun modo fatti da meteoriti, anche se quest’ultimi lasciano qualche traccia sui suoli. No, solo i gas ne sono responsabili, lo dimostreremo.

I satelliti di Giove

(23) Adesso, lasciamo il principio di esistenza degli astri, ed esaminiamo con attenzione la famiglia di Giove con soltanto i suoi quattro principali satelliti che confermano largamente quel che insegniamo sulla nascita e la crescita degli astri. Ma prima di questo, ricordiamoci che ogni astro nel cielo, che sia satellite, pianeta o stella, è una calamita, di conseguenza un corpo solido, la cui attività elettromagnetica è variabile. Ora, gli scienziati insegnano ai bambini che le pianestelle ed il Sole sono delle palle di gas... No, il Sole non è una palla di gas, né Giove, né nessun astro! Come sarebbe possibile infatti che delle palle di gas abbiano una magnetosfera, delle linee di forza e degli anelli con dei satelliti in orbita che, loro, non sono dei gas? E in quale maniera questi satelliti non gassati potrebbero crescere, allontanarsi, girare regolarmente su loro stessi, ed essere a delle distanze ben determinate dal pianeta che, lui, sarebbe gassoso?

(24) No, perché si respingono, gli atomi di gas riempiono sempre il loro contenitore. Nel cielo, i gas si comportano alla stessa maniera. Non possono in nessun modo appallottolarsi e diventare delle calamite, perché è certo che gli astri sono delle calamite. Questo implica che siano metallici, e non gassosi! Respingete allora l’idea che Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono delle palle di gas; perché sono dei corpi solidi, degli astri massicci circondati di gigantesche atmosfere. Di conseguenza, bisogna cessare di prendere queste atmosfere per la totalità della loro massa.

I satelliti di Giove

21 - I satelliti di Giove

(25) Ecco Giove e la posizione dei suoi principali satelliti nel rapporto approssimativo della loro massa. Per semplificare l’immagine, queste masse calamitate sono qui sprovviste di crosta, di magma e di atmosfera. Ma si nota che i satelliti più grossi sono i più lontani da Giove, e se ne conoscono adesso le ragioni. Si capisce anche molto bene che Io (il più vicino) abbia una forte attività elettromagnetica che si manifesta con delle eruzioni di gas, quando Europa, Ganimede e Callisto (più lontani ed un po’ meno attivi) sono già maggiormente ricoperti di ghiaccio e di crateri, provenienti anche da queste abbondanti eruzioni che conobbero anteriormente.

(26) Abbiamo visto che il satellite è molto caldo quando è piccolo e che, per questo motivo, si circonda progressivamente di un mantello che non cessa di aumentare il suo spessore durante la sua crescita. Esposti al freddo, i strati superiore diventano sempre più rigidi creando maggiori difficoltà alla fuoriuscita dei gas. È per questa ragione che i circhi lasciati dalle eruzioni gassose esistono in abbondanza su Ganimede e Callisto, più anziani di Europa ed Io.

(27) Sporgiamoci allora su questi quattro principali satelliti di Giove con i quali si afferrano tutti i satelliti, tutti i pianeti ed anche le stelle! Perché svariati di questi quattro piccoli astri, se non i quattro, diventeranno a loro volta una stella. Possiamo quindi considerare come se si trattasse dell’evoluzione di uno solo nel tempo. Ecco come bisogna osservarli:

IO, l’ultimogenito dei quattro, è il più vicino a Giove. È per questo molto attivo ed il suo nucleo è molto caldo. Ancora di uno spessore minore, il suo mantello sciolto e caldo è alle prese con i gas che, abbondantemente prodotti, risalgono in superficie dove fanno eruzione e compongono piano piano la sua atmosfera. Il vulcanismo è dunque molto intenso per il momento.

EUROPA, più anziano di Io, è più lontano da Giove ed un po’ meno caldo internamente. La sua attività è meno intensa. Per questa ragione, il freddo esterno domina in superficie. Per questo, i gas si liquefanno e producono dell’acqua che si ghiaccia sul suolo. Ma sotto questo ghiaccio, ed in base al caldo interno, l’acqua esiste probabilmente anche allo stato liquido, infiltrata nel mantello. Tuttavia, dato che il freddo contratta, i strati superiori del mantello cominciano a ritrarsi su loro stessi generando delle crepe e piccole faglie sotto il ghiaccio. Vedremo in seguito che queste faglie furono sulla Terra l’origine delle dorsali che delimitano i nostri continenti in parte immersi, perché la Terra, come tutti gli astri, era tempo addietro simile a questi satelliti.

GANIMEDE, più anziano che i due precedenti, è più grosso ed un po’ meno caldo che Europa, in quanto gli effetti della resistenza elettrica diminuiscono via via la crescita del nucleo. La sua attività è dunque in proporzione ridotta. Tuttavia, il nucleo rimane caldo esternamente e produce sempre dei gas che di conseguenza si condensano e si ghiacciano altrettanto al suolo. Ma, più a lungo esposti al freddo esterno che li rafforza, i strati superiori del mantello finiscono per diventare maggiormente impermeabili ai gas. Questi si accumulano allora progressivamente sotto i strati e formano dei giganteschi duomi che scoppiano a turno lungo i secoli, generando i crateri. Le polveri, prodotte da queste eruzioni, disseminano il suolo ghiacciato.

CALLISTO, più anziano e più lontano dalle forze vive di Giove, ha più crateri che Ganimede, perché il fenomeno della loro formazione fu ripetuto più a lungo durante le ere. E per la stessa ragione che c’è ancora più ghiaccio e più polveri che ricoprono il suolo, dato che ogni eruzione di gas si termina con abbondanti cristallizzazioni e abbondanti nuvole di polveri.

(28) Queste spiegazioni sui satelliti di Giove ci fanno entrare nel concreto, e confermano l’insegnamento sull’attività elettromagnetica. In più, spiegando la formazione del mantello dei satelliti e quella della loro magnetosfera che si condensa e in parte si ghiaccia, si spiega la formazione dei pianeti che furono tutti dei piccoli astri simili nei tempi antichi in cui il Sole era lui stesso come Giove oggi.

(29) Con quel che il mondo conosce oggi dei satelliti di Giove, verifichiamo allora che sono ben conformi a quel che insegniamo. Come questo è stato mostrato, Io è ancora una piccola resistenza trovandosi in una grandissima corrente elettrica. Quindi allontanandosi da Giove e crescendo, diventerà una resistenza più voluminosa all’interno di forze che diventeranno meno vive per lui. Di conseguenza, la sua attività sarà obbligata a crescere in proporzione.

(30) Ma coloro che ignorano l’attività elettromagnetica degli astri e che, da questo fatto, invertono tutti i fenomeni, dicono evidentemente che non è l’attività ma la densità dei satelliti che diminuisce via via che sono allontanati da Giove... Questo è un grosso errore di giudizio, perché la densità delle calamite di ferronichel è invariabile. Quel che cambia, è la loro attività elettromagnetica e le influenze che quest’attività esercita sui corpi e sugli astri circostanti. Riferiamoci però alle osservazioni degli astronomi, e rimpiazziamo densità con attività. E guardiamo in seguito un’ultima volta ciò che ne è di questi satelliti, affinché ciascuno conosca la verità:


(31) In questa tabella, vediamo sia la distanza che separa ciascun satellite dal centro di Giove, la loro attività elettromagnetica, come anche lo stato della superficie. In funzione alle spiegazioni precedenti, se si allontanasse Io da Giove e che lo facessimo risalire a fianco di Callisto (come se si trattasse dello stesso astro che si sviluppa e cambia), si vedrebbe la sua attività decrescere proporzionalmente all’aumentare della sua dimensione e della sua distanza da Giove. Ciò occasionerebbe il raffreddamento della sua superficie, come anche l’inevitabile formazione di crateri e di ghiaccio che, piano piano, ricoprirebbero il suolo.

(32) Qui è la conferma che tutto quel che si è visto sui satelliti è interamente verificabile e certo. Focalizzate la vostra attenzione sul cambiamento progressivo dell’attività e dello stato della superficie del satellite che allontaneremmo da Giove, e vi apparirà che le spiegazioni sono giuste.

(33) Non bisogna pensare però che Giove brillerà con i suoi quattro principali satelliti come sono; perché s’ingrosseranno ancora molto durante le ere, come anche Giove. È ugualmente possibile che quest’ultimo non abbia ancora finito di aumentare il numero conosciuto dei suoi satelliti. E che forse è tra i più piccoli che non abbiamo evocati, o quelli avvenire, che si trova la sua Terra che darà nascita ad un mondo analogo al nostro. Tuttavia, l’essenziale non è sapere quale sarà l’eletto, ma che sarà così in questa famiglia e che è lo stesso per tutte le famiglie del cielo.

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