Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

29

Le onde

(1) La Galassia ci sembra avere dimensioni spaventevoli in quanto siamo piccoli in confronto a lei. Ma quando la si guarda dall’esterno e da lontano, sapendo che è interamente riempita di tanti mondi quanto ci sono di stelle, ci si accorge che la vita non soffre in nessun modo delle distanze che separano queste stelle. Ma, per afferrare pienamente tutto ciò che si produce in seno suo e vedere che non siamo isolati dagli altri mondi, dobbiamo studiare ciò che sono realmente le onde ed il modo in cui sono percepite.

Le onde e la materia

(2) Capiamo prima che le onde sono dei movimenti vibratori, con funzione periodica, non potendo che formarsi e propagarsi solo in un ambiente materiale. Ci sono le onde che si dicono magnetiche, fatte esclusivamente nell’essenza, come quelle che si propagano dal suolo fino allo spazio e che chiamiamo onde radioelettriche. Ci sono le onde che diciamo materiali, che sono delle vibrazioni effettuate soltanto nei corpi gassati, liquidi o solidi. Che sia nell’essenza o nei corpi, tutte si propagano nella materia con ripercussioni successive del fenomeno che le ha create. Ora, poiché lo spazio è materiale, siamo veramente collegati a tutti gli astri e mondi dell’universo dall’essenza e dalle onde che la percorrono.

(3) Qui ancora, dobbiamo togliere quel che si dice abitualmente al riguardo delle onde, in quanto queste non sono in nessun caso composte da elettroni che viaggiano nello spazio, né da particelle di energia luminosa senza massa, immaginate dagli scienziati, che chiamano fotone per quanto riguarda la materia, o fonone se si tratta di acustica. Sarebbe, ai loro occhi, un fotone come una piccola fiaccola che illumina il paesaggio? Ed un fonone sarebbe come un piccolo timbro che indica ciò che si produce? Come li immaginano? No, tutto questo non è verosimile! Del resto, non si possono avere onde elettromagnetiche prodotte da elettroni, se no quando gli uomini procedono a delle emissioni di onde, dovrebbero proiettare una considerevole quantità di materia nello spazio. Se fosse così, sarebbe obbligatoriamente il caos. Del resto, le onde non possono altrettanto essere fatte con delle particelle di energia luminosa senza massa (i fotoni); in quanto, senza massa, significa senza corpo e per forza senza materia né realtà. Non esistono che dei movimenti vibratori della materia.

Percezione dei fenomeni

(4) Vedere, risentire il calore, udire, sono dei fenomeni dovuti esclusivamente a queste vibrazioni prodotte nell’essenza ed i corpi. Perciò il Creatore ci ha dato degli occhi che intercettano ed interpretano certe vibrazioni dell’essenza, e delle orecchie che, loro, intercettano ed interpretano certe vibrazione dei corpi. Ma, perché i fenomeni vibratori sono di una grande complessità, bisogna diffidare dal linguaggio e delle parole che non traducono sempre la loro realtà. Per esempio, se diciamo: intravedo una luce in lontananza... si dice una sciocchezza, la luce non si vede. Se si vedesse, saremmo in un abbagliamento costante, perché non si vedrebbe che lei e non gli oggetti. No, quel che scorgiamo, non è una luce ma un punto abbagliante che fa vibrare l’essenza fino a sé. Altrettanto, se si dice: il suono si propaga nell’atmosfera... si dice ancora una sciocchezza; perché il suono in quanto tale, esiste solo quando le forze vibratorie sono captate dall’orecchio. Fuori dall’orecchio, il suono non è che vibrazioni.

Movimento della materia

34 - Movimento della materia

(5) Quest’immagine simboleggia in alto l’universo pieno (dalla riga di palle in contatto) e sotto, l’universo che si suppone vuoto (da un’unica palla che si sposta in esso). Se si colpisce la prima palla della riga in alto, l’ultima palla di questa riga si muoverà immediatamente come se fosse collegata alla prima da una sbarra rigida. E se, con la stessa forza, si colpisce questa volta la palla sola di sotto, questa percorrera la distanza per andare da un punto all’altro mettendoci un tempo.

(6) Affinché la riga di palle in alto rappresenti l’essenza dello spazio, immaginiamo le palle ovunque, toccandosi le une alle altre. Quanto alla palla sola, è la rappresentazione di una particella che attraverserebbe tutto lo spazio, come lo credono gli scienziati che misurano le distanze separando le stelle con il tempo che metterebbe un fotone o un elettrone ad andare da una parte all’altra. In base a ciò, non esitano a dire che vediamo le stelle nel passato, perché le loro famose particelle mettono un certo tempo per venire da una stella fino a noi e segnalarci che brilla in lontananza, in tale posto! Però, se si vedessero le stelle nel passato, tali erano milioni e miliardi di anni luce fa come dicono, è inoppugnabile che si vedrebbe ogni cosa nel passato, anche quel che è sulla Terra, lontano o vicino da noi. Questo essendo, ciascuno esisterebbe essendo più o meno in anticipo su tutto quello che vede...

(7) Ma non è così in quanto, l’essenza essendo incomprimibile si muove nel suo intero volume, le stelle ci appaiono immediatamente come sono all’istante in cui le osserviamo. Guardate di nuovo la figura qui sopra ed immaginate il martello e le vibrazioni che provoca come essendo la stella e l’ultima palla della riga come se fosse in contatto con voi, e capirete che non esiste nessuna velocità della luce, dato che quest’ultima non esiste in nessun caso. No, quel che illumina, rischiara e rende visibile le cose, non è la luce, ma lo spostamento dell’essenza e la sua intercettazione, come è rappresentato dalla riga di palle.

(8) Un lampo di temporale fa vibrare molto lontano l’essenza che è incomprimibile, e lo si vede immediatamente, senza ritardo; mentre il rumore di questo lampo ci giunge più tardi. È così, perché l’atmosfera che vibra al contatto del lampo, lei, è comprimibile. Di conseguenza, c’è per forza un ritardo nella ripercussione del fenomeno nell’aria. Lo spiego altrimenti: l’aria è composta di particelle che sono più o meno scostate le une dalle altre. L’acqua, lei, è composta di particelle che si toccano. Un corpo solido di densità superiore, come il metallo per esempio, è composto di particelle che questa volta sono saldate le une alle altre. Così, le vibrazioni fatte nell’aria, che diventano dei suoni per le orecchie, spariranno molto prima che queste fatte nell’acqua che, lei, è incomprimibile, è ugualmente in un corpo solido. Per esempio, se diamo un colpo su un corpo solido di un’estrema durezza, questo colpo sarà immediatamente sentito su tutta la sua superficie, in quanto il corpo vibra nel suo intero volume. In questo caso, non c’è dilazione della ripercussione del colpo, contrariamente alle dilazioni che si osserva nell’acqua o nell’aria.

(9) Il calore è fatto dalle vibrazioni dell’essenza che si propagano molto più velocemente nell’aria (dove le particelle sono sparse) che nell’acqua (dove le particelle sono più strette). Queste vibrazioni dell’essenza, che sono risentite come calore dal corpo vivente, hanno ugualmente per effetto di far vibrare e di allargare le particelle che compongono i fluidi. Nell’atmosfera per esempio, queste vibrazioni fanno diminuire la densità dell’aria allargando le particelle che la compongono. È per questa ragione che l’aria calda s’innalza; in quanto, di densità inferiore a quella dell’aria circostante, è obbligata ad elevarsi. In base a questo, sulla Luna, un pallone pieno di aria calda rimarrebbe sul suolo, perché non c’è atmosfera.

(10) Se adesso immaginiamo non più una riga ma una moltitudine di palle fianco a fianco ed in ogni senso, si capisce che colpendo una di loro si ottiene lo stesso risultato che con una sola riga, ma con spiegamento della forza. E se si facesse lo stesso su un’immensa superficie piena di palle, queste sarebbero molto meno disturbate di rado a causa dello spiegamento. Colpiremmo su un solo punto, quando l’insieme del volume si muoverebbe. Una stella è anche un unico punto di cui la forza colpisce tutto il volume dell’essenza fino a sé. Essendo così, si vede più o meno la stella secondo la sua distanza.

Flusso dell’essenza nel volume dell’universo

35 - Flusso dell’essenza nel volume dell’universo

(11) Ecco due altre illustrazioni che mostrano che le stelle sono come le osserviamo, e non come erano nel passato. L’immagine di sinistra rappresenta un settore della magnetosfera dal flusso discendente sull’astro, e l’immagine di destra un settore del soffio della stella dal flusso che risale da lei. Se fossero tramoggie nelle quali si mette del grano e che ci trovassimo in mezzo, non si sentirebbe scorrere il grano alla stessa velocità né con la stessa forza a seconda che saremmo vicino o lontano dal piccolo lato. Di conseguenza, se fossimo noi stessi la palla scura della figura di sinistra, peseremmo molto di più vicino al piccolo lato della tramoggia, a causa del grano che scorre più forte in questo posto. Inversamente, se fossimo la palla chiara, peseremmo molto di meno essendo situati in alto dove il grano, meno denso scorrerrebbe meno forte su di noi. Comunque, vicino o lontano al piccolo lato della tramoggia, il grano scorrerrebbe nel suo intero volume, essendo più o meno spostato.

(12) La figura di destra mostra che il flusso emanante della stella si dirige nello spazio dispiegando la sua azione. Allora, poiché tutto il grano si muove allo stesso tempo nel suo volume, e che questa forza si risente ovunque si sia in lui, è manifesto che si vedono le stelle come sono e non come erano nel passato. Tra loro e noi, tutto il volume dell’essenza vibra allo stesso tempo, ed essendo più o meno fortemente spostato. Qui sulla Terra, siamo, diciamo nella tramoggia del Sole e vicino a lui, come la palla chiara della figura di destra. Quando guardiamo un’altra stella, siamo anche cui nella sua tramoggia, ma questa volta, nella posizione della palla scura, più lontana, che sente immediatamente vibrare il grano, ma soltanto un po’. Perciò, scorgiamo appena la stella e, inversamente, molto il Sole. E questo si accentua dal fatto che il soffio del Sole tende a investire il soffio delle stelle. Per tutte queste ragioni, credevamo fermamente che le stelle erano molto più lontane da noi che lo sono in realtà.

Il calore e la luce

(13) Perché il calore e la luce sono percepiti quando siamo abbastanza vicino alla stella, allorché solo la luce è percepita quando siamo molto lontani? È sempre a causa dello stesso fenomeno del grano che si muove molto e con più forza verso il lato piccolo. Il grano è sempre della stessa natura, è soltanto il suo modo di muoversi che cambia. Ed è così per l’essenza che è della stessa natura vicino o lontano al Sole, e di cui si percepiscono le vibrazioni come luce e calore, o luce soltanto secondo la distanza. Aggiungiamo a questo che quando illuminiamo un fuoco sulla Terra, siamo nel contempo nella piccola tramoggia del fuoco e nella grande del Sole. Percepiamo dunque le due fonti. Ma il fuoco che forma una piccola tramoggia non è in grado di far vibrare l’essenza tanto lontano quanto lo fa il Sole. Non si può dunque vedere da lontano.

(14) Se si dispone di una piccola resistenza elettrica che si porta al rosso durante la notte, e che ci si allontana da lei, faremo presto a non vederla più a circa trecento passi. Al contrario, avvicinandosi verso la resistenza, s’intravederà sempre più distintamente. Ed infine, più vicino ancora, se ne risentirà il calore in più della luce. Questo è innegabile. Se dunque i fotoni esistessero e viaggiassero allegramente a più di un miliardo di chilometri per ora come lo affermano gli scienziati, non arriverebbero qui a percorrere trecento passi durante tutta la notte, a partire dai quali non si vede più la resistenza? Ci sarebbe un impedimento? La vera ragione, è che una piccola resistenza elettrica può soltanto provocare un piccolo disturbo dell’essenza circostante, mentre una stella porta le sue vibrazioni al di là della Galassia.

(15) Con queste realtà, di cui l’evidenza non può sfuggire, siamo lontani dai fotoni viaggiatori che vanno da un punto all’altro senza incontrare ostacoli. Per altro, se i fotoni esistessero e si spostassero uniformemente a trecentomila chilometri al secondo, perché allora scorgeremmo un incendio in lontananza durante la notte e non un fuoco di campo alla stessa distanza, in un’altra direzione? Ci sarebbe, anche cui, un divieto al fatto che i fotoni del piccolo fuoco ci giungano con la stessa velocità che quelli del incendio? Quale sarebbe?

(16) Per altro, se scaldiamo un pezzo di ferro finché diventi rosso e che smettiamo in seguito di scaldarlo, si continua però a vederlo rosso e a risentire il suo calore per ancora un po’ di tempo. È così, perché le forze che restituisce provengono dalla stessa fonte. Questo significa che la luce o il calore sono della stessa natura e della stessa origine, ci sono soltanto le vibrazioni che le generano che variano. Se dunque la luce fosse fatta con particelle di energia luminosa, con che cosa il calore, che qui ha la stessa fonte, sarebbe fatto?

(17) Su questo piano ho qualcosa da mostrare. Gli astronomi hanno notato che l’ombra dei satelliti proiettata sull’atmosfera di Giove è più calda che il resto di quest’atmosfera illuminata dal Sole. Questo si spiega benissimo con quel che è appena stato detto, in quanto l’irradiamento solare schiaccia il calore che risale da Giove. Questo essendo, l’ombra dei satelliti è per forza più calda che il resto della superficie dell’atmosfera.

(18) È incontestabile che se, disintegrandosi, il Sole non soffiasse l’essenza che lo costituisce ma soltanto delle particelle come si dice, tutte le stelle della nostra Galassia soffierebbero obbligatoriamente le stesse particelle. In questo caso, lo spazio ne sarebbe colmo, e gli uccelli potrebbero andare dalla Terra alla Luna con un battito di ali... In più, un tale vento solare scaccerebbe per forza l’atmosfera dei pianeti, che è anche composta di particelle. Certo, qualche particella del Sole e per forza proiettata nello spazio dal suo soffio, ma non sono loro che compongono questo soffio. Togliete dunque adesso dai vostri spiriti tutto quel che non può essere, per lasciare posto a quel che esiste veramente.

(19) Bisogna capire che il Sole non emette né luce né calore, ma soltanto l’essenza che lui anima di vibrazioni diverse. E sono queste vibrazioni che sono percepite dagli esseri viventi come luce e calore, quando però sono soltanto delle forze vibratorie. C’è quel che provoca queste vibrazioni e quel che le riceve. Perché ci sia ricezione bisogna che ci siano i corpi, e corpi viventi perché siano luce, calore, o suoni diversi. Per le rocce, queste forze vibratorie restano delle forze, quando non si può dire lo stesso per gli esseri viventi. Anche se questo vi sorprende, dico che all’infuori di voi non c’è luce, né calore né suoni. Tutto è scuro e silenzio, senza calore né freddo. Questo è certo, in quanto le diverse vibrazioni dell’essenza o dell’aria non possono essere luce, calore, o suoni come tali. Sono soltanto delle forze.

(20) Tutte queste spiegazioni provano che non ci sono fotoni e che la velocità della luce non esiste, ma che il nostro organismo è concepito per reagire ai movimenti della materia. Gli animali notturni non reagiscono alle stesse forze che quelle che ci permettono di vedere; però vedono chiaramente. Al contrario di loro, nell’oscurità non vediamo. Ma, apprendo le orecchie, possiamo dirigerci verso un rumore qualunque, anche appena udibile. Possiamo dunque dirigerci soltanto con il rumore, localizzando il posto da dove viene. È pure gli animali notturni, come i pipistrelli, localizzano gl’insetti, in quanto quest’insetti o altre prede fanno rumori che attraggono la loro attenzione. Ma questi animali notturni vedono abbastanza di notte per orientarsi. Ogni essere vivente può dirigersi stimando, con la vista, il suono, l’odore, o con l’insieme di queste percezioni se è dotato di organi corrispondenti. In quanto è evidente che ogni essere è creato per muoversi e vivere nell’ambiente che gli ha dato nascita e dove evolve.

Percezione dei colori

(21) Bisogna pure sapere che è in base alla grande diversità delle vibrazioni dell’essenza e alla consistenza dei corpi che ce li rimandano, che ci sono i colori degli oggetti e colori che cambiano. Gli oggetti e i materiali sono però senza un particolare colore. Ma li vediamo colorati in funzione al potere che hanno di riflettere il flusso di vibrazioni che li colpiscono. Così, la materia che rimanda male o per niente le onde, appare nera. La materia che si vede nera limita dunque i flussi percettibile. Al contrario, la materia che si vede bianca, potendo provocare l’abbagliamento, è il limite nell’altro senso. Quanto al violente flusso che potrebbe abbagliare la vista (come si produrrebbe se si persistesse a guardare direttamente il Sole), oltrepassa in potenza quel che si può sopportare. L’occhio non può né deve percepire tutto, e l’orecchio lo stesso.

(22) Non bisogna dunque confondere i corpi che provocano delle vibrazioni (delle onde) con i corpi che le rimandano, come fa la Luna o un oggetto; perché il flusso arrivando direttamente dal corpo che lo emette fino a noi, mostra soltanto quel punto di emissione. E se ci è rimandato da un oggetto, questo qui prende allora l’aspetto di una fonte. Si vedono soltanto i corpi che emettono dei flussi vibratori, sia perché questi corpi sono delle fonti, sia perché li rimandano dando l’apparenza di essere delle fonti.

(23) Si vedono dunque le cose a colori, quando in verità niente è colorato. L’arcobaleno è un eccellente esempio, in quanto è di tutti i colori, quando l’acqua è perfettamente incolore. Questi colori sono provocati dal fondo di pioggia che fa eco alle diverse vibrazioni solari. Le materie non sono di colore, perché né l’etere, né le particelle, né gli astri, sono colorati. Il colore è soltanto un criterio e un’identificazione che appartiene soltanto agli esseri viventi. Si può prendere per esempio l’acqua che è incolore e che appare colorata unicamente dall’abbagliamento del Sole, o ancora l’aria che non è di un colore particolare ma che fa apparire il cielo blu per rifrazione.

(24) Lo stesso, se ci avvicinassimo a viva velocità ad una stella, che è ordinariamente bianca, la vedremmo illuminata piuttosto sul blu. E se ce ne allontanassimo alla stessa velocità, la vedremmo illuminata piuttosto sul rosso. Questo succederebbe così, perché la nostra velocità si aggiungerebbe a quella del suo soffio quando ce ne avvicineremmo, e si sottrarrebbe quando ce ne allontaneremmo. Questo essendo, se una stella bianca si trova ad una certa distanza dalla Terra ed esattamente sullo stesso piano, possiamo (in base alla rotazione della Terra intorno al Sole) vederla blu oggi e rossa fra sei mesi. Ma non bisognerà concluderne, come è già stato fatto dagli scienziati, che abbiamo trovato una stella che va avanti ed indietro... Perché siamo noi a farlo ogni sei mesi con la Terra in rapporto a lei.

Le onde provenienti dallo spazio

(25) Sempre per quanto riguarda queste forze che si propagano nell’essenza, nella grande ruota c’è un intero alfabeto di suoni che provengono dal lavoro degli astri. La nascita di un satellite produce un suono identico a quello di un enorme fulmine moltiplicato alle dimensioni di un astro, che può essere la A di quest’alfabeto. Con la sua attività, la stella stessa provoca molte onde. Produce anche una forte emissione quando si spegne, perché la sua magnetosfera scompare collassando in un colpo solo, trascinando dietro i suoi astri che si urtano in pieno tra loro. E dunque nel cuore della galassia dove vanno a spegnersi le stelle da cui emanano il maggior numero di onde, dato che in questa regione le stelle sono più numerose. Se dunque consideriamo la nascita del satellite come la A dell’alfabeto, la fine della stella e dei suoi astri chiude per forza quest’alfabeto con la Z.

(26) Quindi le onde prodotte da una galassia al lavoro non mancano. Sono queste che gli scienziati ascoltano dalla terra con stupore, perché per loro, ognuna è un mistero. In effetti, questi uomini installano gigantesche orecchie di fronte alle quali saltellano ascoltando tutti questi strani suoni che arrivano dal cielo in un miscuglio incomprensibile. E dalla curvatura che le magnetosfere infliggono alle onde, si complica tutto; perché quello che osservano spesso davanti a loro si produce altrove... Ma quel che ascoltano è paragonabile al rumore che sale da una folla in mezzo alla quale tutti parlano allo stesso tempo, perché tutti gli astri lavorano simultaneamente.

(27) Supponendo di togliere la crosta della luna, otterremmo una sfera metallica interamente fredda e rigida, che rinvierebbe le onde provenienti dalla galassia e che già riceviamo direttamente sulla terra. Ora, tali astri non mancano nel cielo, in quanto tutti i satelliti sono così dalla loro nascita, dopo che si siano raffreddati. Calotte metalliche si trovano anche nello spazio al seguito delle collisioni dovute alla fine delle stelle. Quando queste calotte girano su se stesse, sono in grado d’inviare le onde in una forma alternativa; quel che darà delle eccellenti pulsar per i scienziati. Tali frammenti di astri esistono in tutte le galassie, principalmente nel centro di quest’ultima, provocata dalla collisione dei pianeti che finiscono con la loro stella.

(28) Capiamo che la parte rotondeggiante della calotta è in misura di raccogliere un gran numero di onde emesse da più posti e rinviarle nella nostra direzione con un solo fascio in modo discontinuo se questa calotta gira, oppure in modo continuo se non lo fa. Per questo coloro che ascoltano le stelle, le percepiscono due volte: direttamente ed indirettamente. Ma tali frammenti di astri con la loro natura turbano la maggior parte dei scienziati, perché essi pensano di avere a che fare con una sorgente radio enorme provenendo da un gigantesco cataclisma! E non ne finiscono più, perché per questo genere umano, tutto è disordine, caos e catastrofe, dai quali gli occhi di Eva discenderebbero...

(29) È certo che un ammasso di stelle emette delle onde a profusione, perché si tratta del lavoro degli astri che li forma. E quel che chiamano questa volta un quasar. Ma io dico che le pulsar e i quasar sono come buchi neri nello spirito di coloro che, non essendo degni della conoscenza, vogliono assolutamente un origine ed una fine all’universo. Fuggite questi uomini! Il vostro saluto ne dipende, perché essi sono molto lontano dalla realtà, sulla materia, sulle onde e lo spirito che formano e che portano in tutto l’universo.

(30) Per quanto riguarda la portata delle onde emesse dall’uomo (essendo corte, medie, lunghe, settoriali o non), che l’emittente ed il ricevente siano vicini o lontani l’uno dall’altro da maggiori distanze, questo non impedisce il loro collegamento. Per questo, possiamo facilmente animare uno strumento recettore messo davanti a sé o sulla luna, perché l’essenza e le onde che percorrono quest’ultima ci collega a lui ovunque esso sia. L’uomo saprebbe dunque fare questo essendo creatura, e Dio non saprebbe animarci ugualmente essendo il Creatore? L’universo emette e noi siamo le sue opere che recepiscono. Così essendo, noi funzioniamo con l’universo e non indipendentemente da lui.

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