Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

36

Formazione del rilievo

(1) Dopo avere terminato con l’origine delle ere, e capito le parole di Mosè a proposito della creazione in funzione alle epoche, esaminiamo adesso quel che fu l’evoluzione del rilievo. Ricordiamoci per primo che il nucleo della Terra non si è mai raffreddato. Al contrario, dall’illuminazione del Sole, la sua attività non ha cessato di crescere. Di conseguenza il riscaldamento è aumentato, e questo calore si è diffuso su tutto il mantello. Ma, il serpente rivela che la Terra ha conosciuto due periodi di freddo e un periodo di caldo che ebbero ogni volta grandi incidenze su questo mantello. In effetti, sono questi grandi cambiamenti di temperatura che formarono il rilievo e fecero emergere i continenti.

(2) Il rilievo è quello che emerge alla superficie di un astro. Tuttavia, queste parti che emergono sono così piccole in confronto alla taglia della Terra che non ne sentiremmo affatto le asperità se potessimo prenderla nella mano. Bisogna dunque cercare di restare nelle giuste proporzioni di quel che andremo a studiare.

Principio di formazione del rilievo

(3) Con L’INTEGRAZIONE e la DISINTEGRAZIONE, che sono insieme l’origine e il principio di ogni esistenza, abbiamo semplicemente spiegato la formazione degli astri. Ugualmente, con il CALORE e il FREDDO, discendenti dai due movimenti precedenti della materia, andremo a dimostrare adesso la formazione del rilievo e l’evoluzione continentale con tutto quel che lo riguarda.

(4) Qualsiasi materia dilatata dal calore si contrae su se stessa raffreddandosi, come la terra umida si contrae e si spacca quando secca. Sappiamo pure che il calore dilata un corpo e che il freddo lo contrae. In base alla temperatura del nucleo, il mantello che lo avvolge è un corpo caldo e dilatato nel suo insieme, un corpo che può facilmente contrarsi durante un raffreddamento, come lo fa il vetro fuso che togliamo dal fuoco. Ora, le retrazioni significano delle contrazioni, cioè dei movimenti della materia che modificano obbligatoriamente il rilievo di un astro. Ed è quello che si è prodotto con i pianeti, specialmente con la Terra che, durante i suoi andirivieni, cambiò costantemente la temperatura del suo mantello.

(5) Dal suo peso e dalle più o meno grandi infiltrazioni nelle fasce superiori del mantello, l’acqua partecipò alla formazione del rilievo terrestre, senza esserne tuttavia la causa. Quel che lo fu, sono tre fenomeni che si produssero successivamente. Il primo fenomeno fu consecutivo allo sviluppo del nucleo e alle retrazioni del mantello (prima del precambriano) che fecero aprire delle faglie più o meno lunghe e profonde nel suolo. Ed è a partire da queste faglie che i gas e la lava risalirono alla superficie, prendendo a poco a poco la forma del vulcanismo marino e terreste che conosciamo bene. Il vulcanismo è il secondo fenomeno, in quanto è responsabile di un gran numero di isole che apparvero lungo le faglie originali, e della formazione di lunghe catene montuose provviste di vulcani, anche spenti. Il terzo fenomeno, è che a partire da questi punti solidi che in parte emergevano, iniziò un lungo processo di apporto di terra, un processo dovuto alle vaste retrazioni delle fasce superiori del mantello colpite dal freddo intenso delle due epoche glaciali. Ma vediamo per prima ciò che furono i cambiamenti di temperature del mantello, poi alla stima che possiamo fare del suo spessore. Sapremo in seguito quel che si è prodotto sul nostro pianeta dall’illuminazione del Sole.

(6) Non avendo lasciato il suo anello, la Terra è rimasta calda durante tutto il periodo della sua storia, mentre il mantello, lui, esteriormente ha subito grandi cambiamenti di temperatura che di conseguenza l’hanno modificato. Effettivamente, vediamo sul serpente che in fine precambriano il mantello si è maggiormente raffreddato dall’esterno che si è scaldato all’interno. Quello, durante un certo periodo, lo fece scendere di temperatura in quasi più della metà del suo spessore.

(7) Contrariamente a questo periodo, durante il primario, dove il calore solare aumentava di giorno in giorno, il mantello si scaldava più che si freddava. Il che, per un altro periodo, lo fece risalire di temperatura in tutto il suo spessore.

(8) Poi, durante il secondario, il mantello molto caldo non poteva che raffreddarsi durante quell’era, perché venendo dal caldo, la Terra se ne andava di nuovo nel freddo. Si abbassò dunque di nuovo la temperatura del mantello.

(9) Lungo il terziario, il mantello si riscaldò ancora, la Terra riavvicinandosi una seconda volta al Sole. La sua temperatura risalì di conseguenza.

(10) Ed infine, nel quaternario dove siamo e dove la Terra si è stabilizzata, questa volta il mantello si raffreddò dall’esterno quanto si scalda dall’interno. Quel che gli mantiene oramai una temperatura costante. Vediamo allora che il mantello terrestre conobbe grandi cambiamenti di temperatura, che sono obbligatoriamente responsabili dei movimenti del suolo, e pure, della formazione dei rilievi.

L’età del nucleo e del mantello

(11) Partendo dal centro del nucleo in ferronichel, ecco come bisogna osservare i diversi stati della materia fino alla superficie del suolo: il nucleo è freddo e rigido dal centro fino ai bordi dove è molto caldo e fluido su un sottile spessore. Al di sopra del nucleo, dal quale risale una forte temperatura, troviamo il mantello prima fluido poi viscoso e poi pastoso (il tutto su un sottile spessore), poi molle, poi fermo, ed infine rigido fino alla superficie del suolo. Il mantello è dunque collegato al nucleo da una soffice pellicola fluida.

(12 ) Prodotto essenzialmente dal basso (al livello del nucleo), il mantello cresce come la carne. La sua parte fluida è la lava, la parte pastosa e viscosa è il magma, e la parte solida è il resto del mantello. Le conoscenze che abbiamo sulla ghisa ci mostrano che il metallo fluido, proveniente dall’effetto della resistenza elettrica, non può superare l’altezza della caviglia di un uomo. Poi, capendo fin dove la materia del mantello può essere fluida, poi viscosa da questo calore, valutiamo il suo spessore ad un’altezza d’uomo solamente. E con l’aiuto dello studio della nascita e la crescita del satellite, stimiamo che lo spessore totale del mantello (dal metallo fluido fino alla superficie del suolo) non può oltrepassare una trentina di chilometri nel suo spessore più grande, e probabilmente un terzo di questa nelle sue parti più fini.

(13) Cos’altro può farci stimare lo spessore del mantello? Nettuno, Urano, Saturno e Giove, come la Terra, erano satelliti del Sole prima che s’illuminasse, e avevano un mantello come tutti i satelliti. Ma questi astri, che non si sono mossi e di cui il calore è costantemente aumentato dall’illuminazione del Sole, cambiano in questo momento il loro mantello in vapore. Ed è per questo che la loro atmosfera è gigante.

(14) Così, sul nucleo di Nettuno, il momento venuto, ci si troverà direttamente il metallo in fusione ricoperto soltanto da ossidi e scorie. Su Urano, questo sarà simile; ma per adesso, c’è ancora un certo spessore di lava al di sopra del metallo in fusione. Su Saturno, sarà lo stesso, malgrado ci sia ancora un buon spessore di magma viscoso. E su Giove, dove rimane ancora una leggera crosta grigia e molto calda al di sopra del magma, giungeremo allo stesso risultato. Se non lo è oggi, lo sarà. Perché l’intensa attività elettromagnetica di questi astri obbliga la disintegrazione del loro mantello.

(15) Capiamo pure che il mantello di questi astri non può essere molto spesso, se no isolerebbe il loro nucleo, e il calore di quest’ultimo non giungerebbe fino alla superficie del suolo. In questo caso, e in base alla bassissima temperatura che regna nei loro paraggi, non ci sarebbero gigantesche atmosfere su questi pianeti (questa condenserebbe) ma solo ghiaccio sul suolo. Questo ci mostra che se il mantello di questi astri non è spesso, quello della Terra può solo essere paragonabile nelle sue dimensioni.

(16) D’altronde, e sempre per capire che il mantello della Terra non può eccedere nelle dimensioni evocate, voltiamoci questa volta verso i satelliti e anche la Luna che è la sorella della Terra. Più il satellite è piccolo, meno il suo mantello è spesso e inversamente. Sui satelliti dunque, osserviamo grandi circhi lasciati dall’esplosione di giganteschi duomi sollevati dai gas. Come lo studieremo al seguito, questi duomi sono altrettanto più giganteschi che i satelliti sono piccoli e attivi. Perché è ovvio che il loro mantello poco spesso e ancora leggero, caldo e soffice, è facilmente sollevato in tutto il suo spessore dai gas. I duomi, così formati, sono paragonabili a delle coppe rovesciate direttamente sul magma. E, con il loro abbassamento lasciano un circo e, in fondo a questo, un lago di lava che si solidifica diventando scura.

(17) Tali laghi di lava in fondo ai circhi sono osservati sulla Luna. Ciò indica che il suo mantello è poco spesso e che quest’astro ha un nucleo, se no da dove verrebbe questa lava? Per tutte queste ragioni, e malgrado il mantello terrestre sia più spesso di quello della Luna, non può eccedere le dimensioni date. Siatene certi. I nostri studi del vulcanismo lo confermeranno.

(18) Prima, quando la Terra era il satellite ultimogenito del pianeta Sole e dunque obbligatoriamente molto vicino a questo, aveva l’aspetto attuale della Luna. Ma le montagne della Terra non erano ancora tanto grandi quanto quelle che constatiamo sulla Luna; in quanto, contrariamente a quest’ultima che si è rapidamente e interamente raffreddata, la Terra, lei, rimase calda lungo tutta la sua esistenza. Il suo suolo era dunque ricoperto di circhi: i più grandi fatti dal gas, e gli altri dalla ricaduta di pietre, rocce e di importanti blocchi provenienti dallo scoppio dei duomi.

Le contrazioni del mantello

(19) Poi, dopo l’illuminazione del Sole, la Terra continuò la sua crescita. Non essendosi mai raffreddata, e in base a tutte le sostanze prodotte dal nucleo, il suo mantello crebbe di conseguenza e finì per arrivare allo spessore che noi evochiamo. Sappiamo adesso che questo subì grandi sbalzi di temperatura, e che non ci sono tremila chilometri di spessore come gl’insensati lo pretendono, ma uno spessore cento volte inferiore.

(20) Possiamo adesso esaminare quella che fu la reale evoluzione del rilievo. Capiamo per prima che la formazione delle rocce non è essenzialmente data dall’essiccazione del suolo ma piuttosto ai suoi raffreddamenti e alle sue contrazioni che si sono prodotte durante i due lunghi periodi glaciali.

Formazione e movimenti dei strati

47 - Formazione e movimenti dei strati

(21) Ecco illustrato semplicemente, il principio della formazione delle alture che fece evolvere per ben due volte il rilievo ed emergere i continenti. La figura di sinistra mostra che la penetrazione del freddo non può permettere al mantello di mantenere un aspetto uniforme. Difatti, man mano che il freddo raggiunge le profondità, il mantello prende obbligatoriamente l’aspetto della figura di destra sin dalla sua formazione intorno all’astro. Vediamo qui la retrazione del mantello che si contrae su se stesso dalla sommità verso il basso, così come la formazione dei strati e il cambiamento del livello del suolo.

(22) Per facilitare la comprensione di questo fenomeno, ci sono solo quattro strati rappresentati distintamente, mentre se ne formarono diversi altri e di ogni tipo di spessore. Tuttavia, non bisogna confondere questi strati con la moltitudine di piccoli strati sovrapposti che vediamo apparire sugli strapiombi o lungo i fianchi delle montagne; perché questi piccoli strati furono formati dai depositi lasciati dai venti o dai vulcani, ma pure dalle incessanti piogge diluviane che erosero il suolo agl’inizi del secondario. Questi sedimenti di diverso spessore furono anche loro, presi dall’ultima epoca glaciale e diventarono spesso rocce.

(23) Su questa figura semplificata, il senso delle retrazioni mostra che quando il freddo penetra in profondità nel suolo, lo strato superiore (A) già indurito e roccioso non si retrae più, mentre il seguente (B) può farlo ancora un po’; quello di sotto (C) un po’ di più; e l’ultimo (D) maggiormente, se tuttavia il freddo lo raggiunge. È evidente che quello che è contratto e roccioso non si retrae più, e che quello che non lo è interamente può ancora farlo. Appare allora che se lo strato (B) si retratta, poi il (C), e il (D), tutti i strati successivi sono obbligatoriamente sollevati. Il che ha per effetto di formare una piana o una collina, o di erigere una montagna o una catena montagnosa. Ed è esattamente quel che si è prodotto sulla Terra lungo le ere.

(24) Queste retrazioni, che provocarono degl’ispesimenti e sollevamenti, scavarono anche bacini dove la Terra fu presa. Cosa che succede su tutti i satelliti e pianeti. Tuttavia, questi movimenti di contrazione della materia sono nel contempo proporzionali alla taglia degli astri, allo spessore del loro mantello, e ai cambiamenti di temperatura man mano che furono passeggeri come sulla Terra o continui ed uniformi come sui pianeti che si raffreddarono senza discontinuità.

(25) Dico che l’alternanza della temperatura che andò da un estremo all’altro (come fu alle estremità del primario e del secondario) non si fece affatto su Marte o la Luna che conobbero solo un raffreddamento continuo. In effetti, Marte e la Luna che si raffreddarono così, mentre erano molto caldi, hanno visto il loro mantello contrarsi rapidamente in tutto il loro spessore. Perciò le loro montagne sono proporzionalmente più grandi e più alte che sulla terra.

Le calotte continentali

(26) Ma, per non confondere quel che studiamo con quel che raccontano i geologi, bisogna pensare che il mantello non è spesso, e che i continenti non sono affatto costituiti da placche alla deriva. No, quello che gli uomini chiamano la tettonica delle placche alla deriva dei continenti, non è altro che una fantasia! Dato che i continenti, delimitati da falde poco profonde, sono parti di terra collegate e formando insieme un unico involucro che circonda il nucleo, come una conchiglia.

(27) Sicuramente, il mantello forma una crosta sulla sua superficie. Ma, nel suo insieme, si tratta di una sola materia che cambia stato e aspetto in funzione della temperatura. Come l’abbiamo già mostrato, al contatto con il calore del nocciolo, questa materia ha una certa consistenza che cambia via via che ci si avvicina alla superficie del suolo dove la temperatura è molto più bassa. Ecco dunque l’origine dei continenti (perché hanno un origine) e quel che sono veramente nel loro spessore a partire dal nucleo.

La formazione originale delle calotte continentali

48 - La formazione originale delle calotte continentali

(28) La nostra Terra è rappresentata qui all’inizio del precambriano (il secondo giorno), poco prima del passaggio della nebulosa solare. In questa era dove se ne andava nell’intenso freddo, il mantello non poté raffreddarsi in tutto il suo spessore, perché, la nebulosa gli fornì una copertura protettrice. Ma prima che questa nube la raggiungesse, vediamo che i continenti sono già stati frastagliati da fessure, e che lo sono da quando la Terra era nell’ordine iniziale, prima dell’illuminazione del Sole. Questo frastagliamento è dovuto sia alla crescita del nucleo che alla bassissima temperatura esterna nella quale la Terra evolse prima che il Sole brillasse e iniziassero le ere.

(29) Queste faglie sono degli avvii di frattura che evolsero soprattutto durante i due periodi glaciali dove produssero delle contrazioni. Ripiene di frane di ghiaccio e polveri, sono spesso invisibili, ma nondimeno esistono sui più grossi satelliti dei pianeti che diventeranno pianeti a loro volta.

(30) Parliamo di una sfera metallica, rigida e incomprimibile, che si sviluppa. Di conseguenza la crosta del mantello si screpola in superficie e prende l’apparenza di un mosaico. Le faglie a volte si aprono profondamente e su grandi lunghezze durante tutta la crescita del nucleo, ma non si raggiungono obbligatoriamente tutte. Lasciano però apparire delle calotte di diverse forme e superfici, che sono già dei continenti. In quanto è certo che i continenti, di cui una gran parte emerge oggi, trovarono esistenza a quei tempi. Non furono dunque mai alla deriva come lo sono coloro che lo affermano, ma emersero là dove sono. Lo spiegheremo in quanto, per adesso, abbiamo solo mostrato il principio delle loro frastagliature e come il rilievo si è formato.

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