Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

23

La calamita

(1) La famiglia solare fu creata come lo furono e lo saranno tutte le altre famiglie stellari. Le stelle sono infatti dei soli come il nostro, che hanno altrettanto degli astri: dei pianeti con i loro satelliti. Ed il Sole illumina un mondo vivente, come tutte le stelle illuminano anche il loro proprio mondo. Tal è il ragionamento che si deve tenere e che mostra che c’è un solo principio di esistenza con il quale si può spiegare tutto. Di conseguenza, non c’è in nessun modo bisogno di grandi sperimentazioni, né di misurazioni e di apparecchiature per trovare questo principio che consiste ad esistere l’uno per l’altro, come questo si fa naturalmente con l’apporto (integrazione) e il consumo (disintegrazione) delle parti che formano una corrente.

(2) Dopo aver esaminato l’elettricità (ciò che è in sé, che produce e che sono le sue conseguenze), osserviamo adesso l’attività di una calamita fatta dall’uomo, affinché ci serva di riferimento. Così, potremo vedere le linee di forza nella loro formazione, i loro percorsi ed il loro ruolo. Sapremo allora come gli elettroni che li formano arrivano a mettersi in orbita ed a comporre gli anelli che generano i satelliti: questi piccoli astri che diventeranno in seguito dei pianeti o delle stelle.

(3) Una piccola calamita non è chiaramente in grado di avere una magnetosfera abbastanza potente da trascinare tutti i corpi come lo fa un astro. Non è però diverso da quel che abbiamo sotto i nostri piedi, solo la potenza della sua attività differisce. In più, la calamita fatta dall’uomo non è legata ad altre al modo dei satelliti, dei pianeti e delle stelle che fanno parte di un insieme elettromagnetico. Siamo quindi vigili nel paragone per non perderci in inverosimiglianze, al modo di coloro che saltellano davanti alle stelle gridando: siamo degli scienziati! Quando ignorano tutto e confondono volentieri il Creatore di ogni cosa con il caso, e la Sua scienza con le loro stravaganze.

La calamitazione del metallo

(4) Sappiamo che un solenoide è un filo metallico avvolto ad elica su un cilindro che, percorso da una corrente, crea un campo magnetico paragonabile ad una calamita dritta. Ce ne serviamo per calamitare le barre metalliche, perché l’attività elettromagnetica del solenoide si trasmette al metallo che rimane calamitato quando lo si ritira da questo cilindro fatto dal filo conduttore. In questo modo, una calamita può a sua volta calamitare un pezzo di ferro posto nei suoi campi magnetici, perché questo fenomeno è trasmissibile.

Aspetto dell'attività elettromagnetica

12 - Aspetto dell’attività elettromagnetica

(5) Dopo aver ritirato la barra qui sopra del solenoide, si constata che è calamitata. Il solenoide gli ha quindi trasmesso la vita perché, quando un pezzo di metallo è calamitato, è attivo. Le linee di forza (che appaiono quando si pone la calamita su un cartone cosparso di limature) esistono altrettanto tutto intorno a lui. Formano così dei bozzoli gli uni negli altri e sempre più grandi. Si può anche immaginarli come dei piani di linee di forza che accerchiano le calamite, potendo essere planetarie.

(6) Una calamita ha sempre due poli distinti: il polo NORD dove si forma l’inizio delle linee di forza, ed il polo SUD che si forma dal loro arrivo. Il polo nord è dunque emissivo (positivo), ed il polo sud ricettivo (negativo). La figura qui sopra mostra che le linee di forza che lasciano il polo nord e ritornano al polo sud, passando nello spazio, sono obbligatoriamente curve nella loro traiettoria dalla pressione magnetica di questa calamita. Ma non osserviamo qui che tre elementi della calamita (che sono il metallo, le linee di forza e la magnetosfera), mentre c’è anche il suo piano di anelli che andiamo ad esaminare presto.

(7) Quando si tratta di una calamita fatta dall’uomo, è attivata da deboli correnti elettriche, capaci però di spostare delle limature di ferro. Questo è un disagio considerevole per il funzionamento della calamita, perché ogni limatura è una resistenza all’avanzare degli elettroni; e questo aumenta di parecchio la sua debolezza.

Trasmissione della calamitazione

13 - Trasmissione della calamitazione

(8) Come vediamo sulla prima figura, quando un corpo (di ferronichel per esempio) è posto nei campi magnetici di una calamita, si magnetizza a sua volta e rimane calamitato quando viene tolto da questi campi. La calamita rimpiazza dunque il ruolo del solenoide.

(9) Ma gli scienziati, loro, dicono che le linee di forza della calamita preferiscono passare in questo corpo piuttosto che nello spazio. Questo è inesatto, perché sapendo che gli elettroni si attaccano al metallo grazie alla loro magnetosfera, non si può più pensare che queste linee di forza abbiano scelta. Diciamo piuttosto che sono obbligate a deviarsi su questo corpo metallico, a causa degli elettroni che si attaccano su di esso e su ogni conduttore.

(10) Adesso, immaginiamo che si raddrizzi la calamita curva della figura qui sopra, affinché sia dritta. Questa volta, si vedono le linee di forza passare tutto intorno ad essa, come lo farebbero se ne facessimo una sfera simile alla figura di destra. Se dunque il piccolo corpo di ferro quadrato si magnetizza nel campo delle linee di forza della calamita curva, è certo che un corpo simile e rotondo si calamiterà altrettanto se è posto nei campi di una calamità sferica, tale il secondo disegno.

(11) Vi chiedo di portare viva attenzione alle immagini qui sopra, perché, su quella delle due sfere, possiamo già immaginare un pianeta ed il suo satellite, o ancora la Terra e la Luna, o il Sole e la Terra.

(12) Queste figure fanno anche apparire che i poli dei due piccoli corpi di ferro sono invertiti rispetto ai poli delle due grosse calamiti; questo succede perché un lato riceve, mentre l’altro emette. Questo ci mostra ugualmente che la Terra e gli altri pianeti hanno i loro poli invertiti in rapporto al Sole, e che i satelliti dei pianeti hanno anche loro i loro poli invertiti in rapporto a quest’ultimi. Tuttavia, l’oggetto di questi disegni non è spiegare queste cose, ma spiegare la trasmissione della calamitazione, che ci avvicina un po’ più all’attività celeste.

Aspetto di una linea di forza dell'astro

14 - Aspetto di una linea di forza dell’astro

(13) Queste illustrazioni sono due vedute diverse di una sola delle molteplici linee di forza che circondano una calamita. Quella di destra mostra che la magnetosfera è una forza centripeta che infligge una curvatura constante alla traiettoria di questa linea elettrica. Questo la obbliga a descrivere questa grande voluta nello spazio, dall’emisfero nord fino all’emisfero sud. La figura di sinistra mostra, quanto a lei, che le linee di forza generano un anello sul loro piano perpendicolare, all’appiombo dell’equatore. Ma bisogna immaginare queste linee di forza numerose, fianco a fianco tutt’intorno all’astro, e trascinate insieme dal movimento di rotazione di quest’ultimo.

Formazione degli anelli

(14) Che le particelle saldate tra loro siano in orbita intorno ad una calamita planetaria, come quando formano un corpo solido, o che siano in orbita essendo libere, questo è simile. Tanto piccoli siano, gli elettroni sono delle masse avendo un’inerzia. Sono animati da una velocità molto elevata che esercita su di loro una forza centrifuga considerevole quando tracciano le più grandi spire delle linee di forza, all’appiombo dell’equatore. Perciò, molte sfuggono alle linee di forza in quel punto e si mettono in orbita intorno all’astro, d’ambo i lati di queste linee, e perpendicolarmente a quest’ultimi. Così, formano progressivamente due anelli fianco a fianco e girando in senso contrario. Creati da una sola riga di linee di forza (da un piano solo), questi due anelli sono le due parti di uno stesso insieme trascinato dall’astro dal quale dipende. Ecco illustrato, questo fenomeno di creazione degli anelli:

Aspetto delle forze e delle forme dell'anello

15 - Aspetto delle forze e delle forme dell’anello

(15) La prima figura mostra le linee di forza di una sola riga, tagliata nel punto più alto. Tornano tutte su loro stesse, nello stesso senso. Si vedono degli elettroni sfuggire a queste linee, perché l’altissima velocità di rotazione (che esercita su di loro una forza centrifuga considerevole) li proietta d’ambo le parti della linea mediana. Così, i primi elettroni che si mettono in orbita intorno all’astro ne trascinano altri al loro seguito. In questo modo, l’anello che comincia a formarsi si densifica piano piano. Diventa allora progressivamente una massa diffusa, una massa fluida importante che allora attira sempre meglio gli elettroni delle linee di forza. Perciò, quando ne sarà pieno (saturo), quest’anello darà nascita ad una perla di ferronichel, ad un satellite. Ci arriveremo.

(16) Per il momento, l’immagine in alto ci mostra che le linee di forza girano su se stesse da sinistra a destra, dando il senso di rotazione dei due semianelli che producono nello spazio. Ma possono, benissimo, anche girare su se stesse da destra a sinistra su un altro piano, invertendo in questo modo il senso di rotazione dei loro semianelli. Il disegno in basso, dove non figurano più le linee di forza, mostra sia la zona centrale nella quale non ci possono essere elettroni, e le polarità che si creano.

(17) Come la Terra gira nel contempo sul suo asse ed intorno al Sole, le linee di forza girano su se stesse ed intorno al loro astro che li trascina tutte insieme nel suo movimento. Una linea di forza non è un filo rigido, ma una corrente, un fluido fatto dagli elettroni. Parecchi tra loro si mettono in orbita mentre gli altri continuano la loro traiettoria in seno alla linea andando da un polo all’altro. Queste linee versano dunque parzialmente le loro particelle sull’anello che se ne riempie. Come quando si prende un po’ di elettricità su un conduttore, ciò che ne rimane continua di circolare su questo. Se no, se tutta l’elettricità delle linee di forza fosse assorbita dagli anelli, non ci potrebbe più essere ritorno di queste linee al polo, e l’intero sistema non potrebbe esistere, per mancanza di circuito. Allora nulla sarebbe possibile.

L'anello sottoposto alle due forze

16 - L’anello sottoposto alle due forze

(18) Questo rappresenta l’evoluzione di un anello in seno alla magnetosfera dell’astro. Si nota la disputa continua delle forze centrifughe e centripete che si esercitano su di esso, come su ogni corpo in orbita ed in assenza di pesantezza. Con la forza centrifuga, il semianello esterno tende ad allontanarsi dall’astro, mentre con la forza centripeta, il semianello interno tende ad avvicinarsene. Ma né l’uno né l’altro ci giungono; questo, in base alla loro polarità diversa e all’attrazione che si crea tra loro con la loro magnetosfera. Tutto questo distingue i due semianelli che non ne formano che uno solo e che è trascinato, nel suo insieme, dalla rotazione dell’astro su se stesso.

(19) Via via che l’anello aumenta la sua densità, con l’apporto incessante di elettroni, può essere considerato come del metallo fluido o come una gran massa diffusa. Basta allora che si stabilisce un contatto tra questi due semianelli, perché si produca un cortocircuito che darà nascita ad una grossa perla di ferronichel. Questa si raffredderà allora subito nella sua massa, poi si calamiterà nei campi magnetici del pianeta, ed obbligherà tutti gli elettroni dell’anello a passare su di lei. Questo scalderà la sua superficie, e ne farà aumentare la sua dimensione con la saldatura degli elettroni.

(20) Si dirà, forse, che se un asteroide conduttore si posizionasse al centro di quest’anello, potrebbe stabilire il contatto tra i due semianelli che crollerebbero allora su questo punto dando nascita ad una perla metallica. No, il nucleo metallico di un astro non appare in questo modo. Vedremo in seguito che l’attività del Sole è variabile, e che un aumento improvviso della sua attività si ripercuote per forza sui pianeti. Questo basta a fornire un aumento di carica a quest’anello planetario, e provoca in questo modo il contatto che dà forma ad una perla di ferronichel. Questa qui è un piccolo satellite di cui seguiremo la crescita.

Evoluzione degli anelli

(21) Affinché i fenomeni ci appaiano nell’esattezza delle loro dimensioni, bisogna pensare che si formano nel tempo che è proprio a loro. In rapporto a noi, questo tempo è molto lungo se si tratta di astri, e molto breve se si tratta di particelle. Qui, parliamo della formazione degli anelli di un astro, che è molto lunga ai nostri occhi. In più, benché si formino alternativamente e progressivamente, immaginate che ci sono tanti anelli intorno ad un astro attivo (tale Giove per esempio) quanti ci sono di piani di linee di forza. Questi anelli sono di conseguenza più piccoli in diametro vicino all’astro che se ne sono distanti.

Disposizione degli anelli

17 - Disposizione degli anelli

(22) Vediamo qui che le linee di forza non partono essenzialmente intorno al polo nord nello spazio, ma quasi su tutto l’emisfero nord e ritornano su tutto l’emisfero sud dopo aver generato gli anelli. Detto questo, le linee di forza che partono vicino all’equatore e su una maggior circonferenza, sono per forza le più numerose e quelle che danno nascita all’anello vicino al pianeta. Questo è sempre l’ultimogenito.

(23) Gli anelli si formano ciascuno a loro volta all’appiombo dell’equatore (in cima alle linee di forza) e si esorbitano lentamente dall’astro all’aumentare progressivo della loro circonferenza. Si può paragonare questo a delle onde sull’acqua che se ne vanno lontane. Bisogna guardare anche l’allontanamento degli anelli, pensando tuttavia che durante tutta una vita d’uomo, non si potrebbe assistere a nessun cambiamento di posizione di questi, per quanto è grande e lungo questo fenomeno. Comunque, si allontanano dall’astro nel tempo, allontanando con loro il satellite che portano per lasciare posto ad altre nascite.

(24) Via via dell’aumentare della circonferenza dell’anello, che si allontana così dall’astro, si capisce che l’allontanamento delle linee di forza segue il movimento e si sposta verso i poli dell’astro. Perciò, e come anche la figura lo rappresenta, le linee più anziane sono quelle che circondano i poli. Sono pure quelle che portano i loro elettroni sul più lontano degli anelli, che è anche il più anziano ed il più grande.

(25) Gli anelli si formano progressivamente nel tempo, gli uni al seguito degli altri. Un primo anello appare vicino al pianeta, e dà nascita ad un satellite. Poi si esorbita lentamente per aumento di diametro portando il satellite con lui. Dietro questo, si forma un secondo anello ed un secondo satellite, poi un terzo e così via...

(26) L’astro trascina i suoi anelli nella sua rotazione. Ed è per forza il più vicino all’astro che girerà il più veloce. Questo, perché più gli anelli sono lontani, più gli elettroni mettono del tempo per effettuare una rivoluzione intera, in base all’aumento della circonferenza. Se dunque si immagina un pianeta su ciascuno degli anelli della figura qui sopra, pensando che si tratta dell’insieme elettromagnetico del Sole al centro del quale regna, si nota che questi pianeti saranno obbligati a girare su loro stessi, poi intorno al Sole in anni di diverse durate.

(27) Poiché sono delle resistenze elettriche, più i pianeti assorbono gli anelli, più sollecitano il Sole. Questo ha anche per effetto di far scendere la sua magnetosfera su di lui e di attivarlo in conseguenza, come sarà spiegato. Ma questo dimostra che sono bene i pianeti a far funzionare il Sole, e che è obbligatoriamente lo stesso per le altre stelle.

Il numero di anelli e di satelliti

(28) Che cosa limita il numero degli anelli di un astro? È il numero di satelliti che il pianeta può generare e nutrire prima di diventare una stella. È evidente che un pianeta ha delle capacità che non possono essere superate. Ed è probabile che deve avere grandi dimensioni ed un’attività paragonabile a quella di Giove, Saturno, Urano e Nettuno per poter generare dei satelliti. La nascita comincia da quando la sua attività permette la formazione e la saturazione di un primo anello dal quale nasce un satellite, poi un secondo ed altri ancora, e si termina probabilmente poco prima che si metta a brillare. Qual è allora il numero dei suoi satelliti? È paragonabile al numero di bambini che una donna può mettere al mondo. Può essere minimo o più grande, secondo le condizioni e le circostanze. Diciamo che un pianeta addetto a diventare stella può generare una dozzina di satelliti, e saremo molto vicini alla realtà. Ma ci sono anche delle adozioni, come sarà mostrato.

(29) Così, l’anello più lontano dall’astro usufruirà del più piccolo numero di linee di forza. Ma essendo anche il più grande in circonferenza ed in superficie, sarà il meno denso. Dunque non conoscerà mai più la saturazione come fu il caso quando generò il satellite che esso nutre oramai. No, come l’abbiamo visto, l’anello che si satura e dà nascita ad una perla di ferronichel è quello che si trova vicino all’astro, perché è il più piccolo di diametro e quello che è formato dal più gran numero di linee di forza. Di conseguenza, se immaginiamo gli anelli colorati, bisogna vederli scuri vicino all’astro, e sempre più chiari via via che si allontanano da lui.

L’interdipendenza delle calamite

(30) La magnetosfera ha un ruolo preponderante sulla formazione degli anelli; perché senza di lei, la messa in orbita degli elettroni non potrebbe farsi, come non potrebbe effettuarsi la rotazione dei satelliti intorno all’astro. Ma la magnetosfera di un astro attivo, come il Sole o le pianestelle, aumenta d’importanza via via l’aumento del numero dei suoi satelliti. Infatti, il satellite si nutre dell’anello. A sua volta, l’anello si nutre delle linee di forza, quest’ultimo della magnetosfera che scende sul pianeta. Così, il satellite assorbe indirettamente la magnetosfera del pianeta che gli ha dato nascita. Allora se ne conclude, che più un astro ha satelliti, più potente è la sua magnetosfera. E questa qui cresce ancora proporzionalmente alla crescita di questi satelliti. La pressione della magnetosfera di un astro è dunque variabile, e cambia la pesantezza di conseguenza.

(31) Sulla figura che precede, si può immaginare un pianeta su ciascun anello e vedere così ciò che è esattamente della famiglia solare. Per esempio, osserviamo che il Sole (che è una calamita che gira su se stessa) trascina nella sua rotazione la sua magnetosfera, le sue linee di forza, i suoi anelli con i suoi pianeti. Si nota pure che i suoi satelliti, formati di due semianelli girando in senso inverso, partecipano alla rotazione dei pianeti sul loro asse; e che i pianeti, con il loro proprio campo di anelli, sono inclinati in rapporto al piano degli anelli del Sole. È infatti impossibile che l’asse dei pianeti sia perpendicolare a questo piano, se no i loro anelli si mescolerebbero agli anelli del Sole sui quali evolvono. Quello non può prodursi.

(32) Si vede pure che tutto è legato in una famiglia stellare. Infatti, gli astri non possono esistere da soli, né i membri di una famiglia umana esistono soli. L’attività elettromagnetica di un astro non riguarda dunque soltanto quest’astro, ma l’attività di tutto un insieme di astri al quale appartiene. Quel che, diciamolo ancora, è simile alle famiglie umane. Perché il principio di esistenza degli astri che studiamo, è il principio di esistenza di tutti i corpi e di ogni composizione di corpi dell’universo.

*

(33) Troverete le risposte alle domande che vi ponete. Per il momento, e affinché tutto questo rimanga chiaro, immaginate il satellite nascere dall’anello del pianeta nel quale attinge quel che è necessario alla sua crescita. Vedete in seguito quest’anello lui stesso attingere nelle linee di forza che lo alimentano, poi le linee di forza attingere nella magnetosfera che scende profusamente sul pianeta, poi la magnetosfera del pianeta attingere in quella del Sole, quella del Sole in quella della Galassia, e quest’ultima attingere nello spazio intergalattico. Così, vi appare da dove vengono gli astri, e nella formazione dei quali tutti gli elementi dell’universo sono implicati. Questo indica che siamo sulla buona via.

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