Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

34

L’origine dell’acqua

(1) Durante la deflagrazione di una parte dei gas dell’atmosfera di una pianestella, avviene per primo l’illuminamento di quest’astro e lo sconvolgimento nell’ordine prestabilito dei suoi satelliti, e poi la spinta nello spazio del rimanente atmosferico che è l’ultimo punto che andremo ad esaminare. Questi tre fenomeni consecutivi si producono nell’espansione dell’insieme elettromagnetico della nuova stella, che è chiamata nova.

L’acqua

(2) Le gigantesche fratture (faglie) che troviamo su Marte o la Luna, ma anche sulla crosta terrestre, testimoniano degli scontri prodotti durante lo spostamento dei pianeti. Questi movimenti si effettuarono mentre un’immensa nuvola di vapore se ne andava nello spazio, provenendo dalla parte dell’atmosfera del Sole che non fu affatto disintegrata. Ancorché ben distesa e molto lontana dal Sole di oggi, questa nuvola prese a poco a poco la forma di una corona che esiste ancora ai giorni nostri. Potrebbe essere visibile ad un osservatore lontano come noi stessi possiamo osservare corone simili che circondano alla stesso modo le nuove stelle. Ogni nuova stella è difatti circondata da una simile corona, e sono numerose nel cielo. Perciò quando guardiamo una nuvola orbicolare intorno ad una stella, bisogna astenersi dal dire che questa sta morendo, perché si tratta al contrario della sua nascita. Non confondiamo dunque, come lo fanno gli scienziati, quel che scompare con quel che appare...

(3) L’acqua è un corpo prodotto sempre allo stato gassoso, che passa allo stato liquido poi a quello solido con un crollo di temperatura, e che effettua il ciclo inverso con l’aumento della temperatura. Vedremo che l’abbondante acqua della Terra proviene da questa corona solare. Quest’acqua non s’infiltra nelle profondità, perché il calore interno della Terra tende a respingerla in superficie. E compie il suo ciclo che la fa continuamente cambiare stato, perché la Terra si trova nell’unica regione del cielo dove la temperatura del Sole non è né troppo elevata né troppo bassa per questo. Nella regione del pianeta Marte per esempio, o ancora più lontano nello spazio, fa troppo freddo perché l’acqua rimanga liquida; e nella regione di Venere, o meglio ancora del Sole, questa volta fa troppo caldo. L’acqua può dunque essere liquida solo sulla Terra è mantenuta in superficie grazie al suo calore interno. Perciò, tra tutti gli astri della famiglia solare, solo la Terra offre per la sua temperatura e la sua posizione nel cielo, le condizioni favorevoli alla manifestazione della vita.

(4) Al di sotto del suo punto di glaciazione, l’acqua rimane solida; al di sopra, diventa liquida e si evapora. Il vapore non si vede, in quanto si tratta di gas. Quando scaldiamo dell’acqua in un recipiente, essa viene cambiata in gas. Questi gas si innalzano e quasi immediatamente si condensano a causa del brusco cambiamento di temperatura. E questa condensazione che crea immediatamente una nebbia visibile all’esterno del recipiente. Per esempio, quando in inverno vediamo della nebbia sulla superficie dell’acqua quando la temperatura dell’aria è molto bassa, è perché i gas che risalgono dall’acqua si condensano immediatamente. Le nuvole sono dunque la parte visibile della condensazione dei gas atmosferici.

(5) Lo studio di Giove ci ha mostrato che non è la stella ma il pianeta che si prepara a brillare, che negli anni produce acqua in abbondanza. In effetti, ogni pianeta attivo produce dell’acqua mediante il calore creato dall’effetto di resistenza elettrica che trasforma la materia del nucleo e del mantello in gas. Questi gas fuoriescono in superficie, formano l’atmosfera che si condensa con il cambiamento di temperatura. Così, a poco a poco, l’astro in attività produce dell’acqua. Questo significa che, a parte le stelle tutti gli astri, anche i satelliti, ne possiedono più o meno nel loro mantello. L’acqua esiste dunque ovunque nella Galassia: sugli astri dove è prodotta o captata, e nello spazio dove è proiettata in parte dal soffio delle esplosioni atmosferiche.

(6) Quando Giove, Saturno, Urano e Nettuno erano dei satelliti del Sole ancora pianeta, avevano già un’atmosfera che conteneva dell’acqua, ma molto meno di oggi. In effetti, la loro gigantesca atmosfera oggigiorno proviene pure dalla grande quantità di liquido che la nebulosa solare portò loro. Abbiamo dunque l’acqua prodotta dal pianeta attivo (che è caldo), e l’acqua che riceve dalla nebulosa quando questa passa su di lui.

L’aspetto della nebulosa

(7) L’esplosione atmosferica, centro di tutti i fenomeni provoca la formazione di un’immensa nuvola di gas, che ha prima la forma approssimativa di un globo. Ma, per la rotazione della stella sul suo asse che trascina la sua magnetosfera in senso uguale, questa nuvola si appiattisce lentamente per la forza centrifuga e prende a poco a poco la forma di una corona. Quando questi gas sono vicini alla stella che si illumina, non sono visibili, in quanto i gas non si vedono. Però, allontanandosi, essi si condensano ad una temperatura più bassa e formano questa volta una nuvola di nebbia visibile che, per un osservatore lontano, attenua il chiarore della stella nuova che brilla nel centro. Più lontano, ancora nello spazio tutti i gas di questa nuvola si cristallizzano. Questa volta abbiamo a che fare con una nebulosa interamente fatta di cristalli di ghiaccio che si allontanano dalla stella. Illuminati da quest’ultima, sono visibili da molto lontano.

(8) I gas si allontanano così dal Sole, cambiando stato, forma, aspetto e velocità; dato che la forza che li spinge diminuisce a poco a poco e finisce per svanire ai confini. Questo significa che la nebulosa rallenta progressivamente la sua corsa e finisce per stabilizzarsi. Poi i cristalli si disperdono, dando a questa corona l’aspetto di una nuvola informe.

Nebulosa all’origine dell’acqua

44 - Nebulosa all’origine dell’acqua

(9) Questo schema illustra l’evoluzione della nebulosa lungo i secoli, e il suo inevitabile passaggio su tutti i pianeti della nuova stella che brilla al centro. Benché in forma circolare, qui la nebulosa è a fine corsa nelle sue gigantesche dimensioni. Si allargherà probabilmente ancora un po’, poi svanirà nello spazio dove arricchirà le abbondanti nuvole della Galassia. L’acqua si ritrova così nello spazio e va di mondo in mondo...

(10) È sicuro che se fossimo tanto grandi quanto la Galassia, vedremmo progredire questa nebulosa così rapidamente come una nuvola nell’aria, dato che si tratta sempre di un affare di proporzioni e di dimensioni. Per le dimensioni umane, la durata che la nuvola impiega ad arrivare a queste grandi dimensioni sono lunghissime. Ma qualunque sia la durata esatta, questa nuvola esiste obbligatoriamente intorno alle stelle ma pure vicino al Sole che è ancora una nova nel cielo.

(11) All’inizio della sua formazione e durante un certo periodo, la nebulosa non incontra pianeti, perché la distanza che li separa dal primo di loro è molto grande e tanto più grande dato che i più vicini sono già andati molto lontano, spinti dalle vibrazioni (onde) provenienti dall’esplosione. Bisogna dunque aspettare un po’ di tempo affinché incontri il primo pianeta, ed aspettare ancora più a lungo affinché incontri quello più lontano.

La quantità di acqua captata da ogni pianeta

(12) Perché sono delle sfere metalliche e calamitate, che offrono una grande inerzia, i pianeti colpiti o spinti molto lontani dal soffio dell’esplosione non possono sfuggire all’azione magnetosferica della nuova stella, contrariamente ai cristalli che, loro, se ne vanno nello spazio senza tornare. Indipendentemente da questo, capiamo che la quantità di acqua che ogni pianeta riceve è proporzionale all’ampiezza della magnetosfera di questi pianeti, alla durata della loro evoluzione all’interno della nebulosa, e alla distanza della stella dove il loro incontro a luogo. Perché più è vicina alla stella, più la nebulosa è densa, ed inversamente.

(13) Ma che la nebulosa solare sia allo stato di gas, di nebbia o di cristalli, questo non gli impedisce di essere catturata dalla magnetosfera di questi pianeti dove passa. Perciò, dopo l’esplosione dell’atmosfera del Sole, i pianeti più vicini a questo ricevettero probabilmente dei gas; quelli, come la Terra, che erano un po’ più distanti ricevettero nebbia o cristalli; invece solamente cristalli per i pianeti raggiunti dopo la Terra.

(14) Esaminiamo allora gli effetti del passaggio della nebulosa solare su ciascuno dei nostri astri. È evidente che questa nuvola passa in via preliminare sui primi pianeti, poi sulla Terra, dopo sulle pianestelle ed in ultimo su Plutone, prima di proseguire la sua strada nei spazi lontani. Per rappresentarsi meglio il suo passaggio sugli astri, bisogna avere in mente che più ci si allontana dal Sole, più grandi sono le orbite dei pianeti e più lunghe a descrivere. Giove mette quasi dodici anni terrestri per compiere una rivoluzione intorno al Sole, Saturno ventinove, Urano novantaquattro, e Nettuno centosessantacinque. La durata di evoluzione di questi astri lontani all’interno di questa nebulosa (che aumenta pure il suo diametro), fu dunque lunga ed altrettanto più lunga che la nebulosa si allontanava sempre meno veloce nei loro paraggi.

(15) Appare allora che in base alla decrescenza della velocità di allontanamento e all’aumento costante della sua superficie, la corona depositò meno acqua sui primi pianeti che non lo fece sui pianeti lontani. In orbita molto lontana e probabilmente così grande come la circonferenza della corona, Plutone si sviluppò senza ombra di dubbio più a lungo all’interno di quest’ultima che non lo fecero gli altri pianeti. Ma, a causa della sua orbita inclinata in rapporto al piano ellittico, Plutone non fece che attraversare la corona per traverso. Però, la quantità di cristalli che cadettero sul suo suolo fortemente gelato bastò a creare intorno a lui un oceano di ghiaccio di un buon spessore. Dove la sua luminosità nel cielo che abbiamo già evocato. Questo piccolo astro testimonia pure lui del passaggio della nebulosa, e allo stesso ne testimoniano il gigantismo attuale dell’atmosfera delle pianestelle, le tracce di acqua su Marte, così come l’oceano terrestre.

(16) Ma sul territorio dei pianeti interni (all’interno della cintura di asteroidi), non siamo nella stessa situazione; perché se i pianeti esterni non si mossero che pochissimo o per niente, i pianeti interni, loro, lo fecero e a volte con grande ampiezze. Questo ci mostra che un pianeta interno ha potuto evolversi in tre maniere nella nebulosa che lo raggiunse: sia mentre il pianeta si allontanava dal Sole, sia mentre era in attesa su un’orbita lontana e stabile, o mentre ritornava verso il Sole. È dunque chiaro che essendo spostati a volta a volta e diversamente, i pianeti interni non potevano ricevere ognuno la stessa quantità di acqua.

(17) LA LUNA è un astro che ha ricevuto pochissima acqua perché, prima di essere intercettata, ha manifestamente attraversato la nebulosa tanto rapidamente quanto elevata era la sua velocità. Noi sappiamo quel che è avvenuto dell’atmosfera della Luna che perse per strada e al contatto con la Terra. Però, quando era ancora calda, produceva un po’ di acqua, e la trattenne nel suo mantello che si è rapidamente indurito fino al nucleo.

(18) Per quanto riguarda MERCURIO, un po’ più grosso e un po’ più lontano dal Sole che non lo era la Luna nell’ordine antico degli astri, era paragonabile al nostro satellite prima dell’esplosione atmosferica. Ritornato vicino al Sole dove rimase, non poté (come la Luna) che attraversare rapidamente la nebulosa ancora allo stato gassoso animato da una gran velocità. Il suo mantello ugualmente indurito fino al nucleo, racchiude nelle sue profondità una piccola quantità di acqua che lui stesso aveva prodotto, come la Luna. Questi due pianeti si sono interamente raffreddati durante il loro spostamento. Perciò l’acqua che racchiude il loro suolo è obbligatoriamente ghiacciata. Senza calore interno, questi cristalli di ghiaccio rimangono tali e quali, perché il calore solare non può raggiungerli. Mercurio è dunque analogo alla Luna in tutti i campi. Però, messo nelle forze vive del Sole, si scalderà prima della Luna. I suoi cristalli si scioglieranno progressivamente e diventeranno dei gas che andranno ad arricchire la sua atmosfera dove si trova anche un po’ di acqua proveniente dalla nebulosa solare.

(19) VENERE ha ugualmente prodotto dell’acqua e ne ha altrettanto ricevuto dal Sole. Ma in base all’enorme temperatura solare che regna sulla sua orbita e del forte calore che risale dal suo nocciolo, tutta quest’acqua si è evaporata e fa parte della sua atmosfera. Venere non può dunque avere un mare.

(20) Saltiamo la Terra sulla quale torneremo, e vediamo quel che fu la sorte di MARTE. Ci pare evidente che questo pianeta non ha fatto dei meandri come la Terra, ma che si è mosso ed è rimasto là dove era dopo essersi probabilmente scontrato con un altro pianeta, come avevamo già evocato. Però Marte ha, anche lui evoluto nella nebulosa e ottenuto dell’acqua. Questa, in gran parte s’infiltrò nel suo mantello dove si ghiacciò. L’altra parte si evaporò, poi si condensò e si cristallizzò di nuovo su i poli, arricchendo così le calotte. Durante un breve periodo, ci fu dell’acqua allo stato liquido su Marte; visto che questo pianeta attraversò la regione dove siamo, e che è forse la regione nella quale captò la sua acqua. Se è così, allora ci possono essere alcuni organismi fossili su quest’astro.

La fecondazione della Terra

(21) Dopo avere determinato al meglio quel che si produsse con la nebulosa solare sui pianeti prossimi e lontani, ci rimane da osservare cosa fu con la TERRA affinché abbia così tanta acqua in superficie. Ah, la Terra, la favorita, era già per la sua posizione iniziale quella predestinata a diventare questo magnifico pianeta blu sotto il Sole. Mostriamo allora quel che fu il suo coronamento e come il Sole la fecondò.

(22) Ricordiamoci che la forza provocata dall’esplosione atmosferica ha spostato i satelliti prima che la nebulosa li raggiungesse. Quel che è mostrato dalla prima figura qui sotto dove vediamo la Terra spostarsi mentre la corona non è ancora arrivata su di lei. La seconda figura illustra questa volta l’evoluzione del nostro pianeta in seno alla nebulosa che la raggiunge piano piano, in quanto la sua velocità non era poi più veloce di quella della Terra. Il che permise a quest’ultima di rimanere a lungo in questa nuvola, tanto più che l’orbita terrestre equivaleva al diametro della corona. Cosicché, la Terra ebbe tutto il tempo di caricarsi del suo immenso oceano che ricopriva, a quei tempi, quasi tutto il globo, i continenti non essendo ancora emersi. Quanto alla terza figura, mostra la Terra dopo che la nebulosa solare sia passata su di lei.

Passaggio della nebulosa solare sulla terra

45 - Passaggio della nebulosa solare sulla terra

(23) Così, durante un lungo periodo, il nostro pianeta si sviluppò in una nuvola di cristalli che gli diede l’acqua che possiede oggi. A quei tempi, la Terra non aveva ancora intercettato la Luna. E malgrado conobbe poi la sua più grande orbita che la fece soggiornare nel freddo, rimase calda internamente, soprattutto che questa corona la coprì di un prezioso mantello di ghiaccio. Poi ritornò vicino al Sole che la riscaldò. Attraversò ancora la regione dove siamo e, subito dopo, intercettò la Luna. Poi, conobbe un altro periodo glaciale lontano dal sole, poi ritornò più vicino a lui e finì per stabilizzarsi nel cielo, sulla stessa orbita dove ci troviamo oggi.

(24) Così, per la prima volta, gli uomini contemplano questo meraviglioso spettacolo della fertilizzazione della Terra che ebbe luogo nel cielo. Immaginiamo allora molto bene quali furono gli effetti benefici di quest’acqua sul nostro pianeta. Andremo presto a svilupparli, ed i vostri occhi si apriranno interamente.

Un pianeta abitato per stella

(25) Dopo l’illuminazione del Sole, i meandri che la Terra descrisse e l’acqua che ricevette, sono fenomeni che si riproducono obbligatoriamente in tutte le nuove famiglie stellari. È così, perché i satelliti occupano uno spazio intorno alla madre che si prepara a brillare per diventare una stella. Quando s’illumina, è chiaro che un satellite che si trova in mezzo al loro numero, effettua dei meandri simili a quelli che fece il nostro pianeta. E questo satellite si ricopre ugualmente di tanta acqua.

(26) Oggi, abbiamo dunque la certezza che ogni stella illumina uno dei suoi astri dove si trova un mondo. Perché l’attività elettromagnetica ha per missione di creare una regione vivibile intorno ad ogni stella ed un suolo in grado di ricevere tutte le specie di creature, fino all’uomo per il quale tutto è preparato. Ecco perché ho detto molte volte che tutte le stelle illuminano un mondo vivente! Non è appunto questa la ragione di essere delle stelle e di brillare con chiarore nel cielo? Ne immaginate un’altra? Quale sarebbe?

(27) Perché l’uomo esista oggi, bisognava che un pianeta andasse e venisse dal Sole senza raffreddarsi, e che si ricoprisse di un oceano. È il caso! Affermeranno gl’intelligenti. Ma io, il Figlio, dico che è la volontà di Dio, perché la sua scienza al quale appartiene l’elettromagnetismo obbliga questo compimento intorno ad ogni stella.

(28) Dobbiamo allora pensare che tutti i pianeti analoghi alla Terra hanno una Luna? Diciamo piuttosto che hanno sicuramente una massa equivalente, potendo avere un astro un po’ più grande, cosa che non modificherebbe un granché, o due astri più piccoli, cosa che non cambierebbe oltre. Comunque sia, c’è sempre un pianeta ben posizionato per essere l’eletto, e questo che abbia o meno dei satelliti. Per noi, fu la terra. Siate dunque sicuri che ci sono altrettanti mondi viventi che ci sono di stelle. Oramai questo è incontestabile, certo, e ampiamente dimostrato.

(29) Sicuramente, eravate fino ad oggi ben lontani da immaginare che fosse così, e che l’acqua che voi bevete o nella quale vi bagnate e l’antica atmosfera del Sole. Ma non è piacevole saperlo? Non siete soddisfatti di apprendere che siete fatti del Sole, della Terra, e dell’universo intero? Questo non vi avvicina a loro e a tutti gli astri del cielo?

(30) Quel che dico dunque, è che non potevate nullamente sapere chi eravate e cosa facevate su questa Terra, senza capire per prima che gli esseri viventi esistono allo stesso modo intorno ad ogni stella. Non contestatelo, dato che è pur quel che contestavano i vostri padri nel deserto non immaginando che il cielo era il trono dell’onnipotente Creatore. E cosa sono diventati? Sono diventati quel che eravate prima che vi battezzassi: uomini tenebre e persi, uomini senza attaccamenti, sprovvisti di benevolenza e pronti a sparire per sempre. Ma siete già salvi, perché la conoscenza che si accumula progressivamente in voi vi illuminerà per sempre.

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