Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

26

Il Sole

(1) Lo studio dell’attività della calamita ha messo in evidenza il modo in cui gli anelli fanno nascere i satelliti e come alcuni di loro finiranno per diventare stella il giorno in cui la loro atmosfera esploderà. Non è difficile capire che prima di brillare, un astro deve prepararsi a farlo, perché è ovvio che la stella non nasce stella. No, prima dell’esplosione della sua atmosfera l’astro è un pianeta e, dall’esplosione, è una stella. Ma si tratta della stessa calamita che, da uno stato passa ad un altro. Fino all’esplosione atmosferica, questa calamita s’integrava e, a partire da quest’esplosione inizia a disintegrarsi. Questa deflagrazione, che è un punto obbligatorio per il quale deve passare, limita la sua crescita. Quello mostra che nessuna massa del cielo può raggiungere una massa superiore a quella di una stella che s’illumina. Quest’esplosione ci fa assistere alla nascita di una nuova stella (ad una nova) intorno alla quale si forma progressivamente una corona di vapore che passa a volta a volta su ciascun pianeta, prima di andare ad arricchire le abbondanti nuvole della Galassia.

(2) La deflagrazione atmosferica ha anche per effetto di attaccare la superficie della massa del nucleo. L’esplosione s’installa allora nella continuità, e l’astro brilla in permanenza. Come un’esplosione può essere continua? Bisogna prima di tutto capire che un’esplosione può essere perfetta solo se c’è ritorno delle particelle sul corpo che si disintegra. Un corpo può molto bene esplodere nel suo volume, perché la materia che lo forma assicura lei stessa il ritorno delle particelle durante il breve istante in cui una porzione esplode. Ma la deflagrazione è tanto più perfetta e duratura se il corpo che esplode si trova in seno ad un contenente indistruttibile, come lo è la potente magnetosfera delle pianestelle.

La formazione del muro solare

(3) Sappiamo ormai che il nucleo di un astro è in ferronichel e che un nucleo composto da questo metallo non può in nessun modo esplodere nella sua massa. Però, questo nucleo intrattiene l’esplosione che si è prodotta all’esterno di questo e al contatto della sua massa a partire della quale si disgrega lentamente ed in modo molto semplice, come stiamo per esaminare. Per afferrare quel che si produce, immaginiamo che gli uomini esistano fianco a fianco su tutta la superficie del globo terrestre e che ad un segnale, tutti dirigano un getto d’acqua verso il cielo, in cima al quale si trova una palla in equilibrio. Questo avrebbe come effetto di formare un vero e proprio muro di palle quando queste avrebbero raggiunto una velocità ascensionale nulla ed un peso nullo, per esser state fermate dalla pressione della magnetosfera. Ciò significa che il muro di palle sarebbe in assenza totale di pesantezza. Se si suppone adesso che la pressione della magnetosfera aumenta rapidamente questo ha per effetto di riavvicinare in ugual misura il muro al suolo. Si può paragonare il comportamento di queste palle a quello di una palla che si fa rimbalzare tra la mano ed il suolo; perché, quando si scende la mano più vicino al suolo, la palla accelera il suo movimento ed al contrario lo rallenta quando si tira la mano indietro. Ebbene, è esattamente ciò che si produce tutto intorno al nucleo della stella dopo l’esplosione dell’atmosfera.

Formazione del muro della stella

27 - Formazione del muro della stella

(4) Questa è l’immagine di una calamita che passa dall’integrazione alla disintegrazione della sua massa. Si tratta di un pianeta (tale il Sole tempo addietro) che si mette improvvisamente a brillare. Ricordo che il Sole era prima simile alle pianestelle di cui il nucleo finirà per scoprirsi, offrendo così un mare di metallo in fusione portato ad altissima temperatura. Ed è a quell’istante che la loro atmosfera sarà pronta ad esplodere. Abbiamo visto che Nettuno è certamente il più vicino a questo fenomeno che cambia una famiglia planetaria in famiglia stellare. Durante questa lunga esplosione atmosferica si produrrà la formazione di questo famoso muro, che è un globo, e che queste immagini spiegano in tutta semplicità.

(5) L’esplosione può benissimo mettere due a tre dei nostri giorni per ripartirsi uniformemente intorno al globo tanto le dimensioni sono grandi. Ha dunque il tempo di soffiare tutto il metallo, soprattutto che questo qui è in fusione solo su poca profondità. Proiettati verso lo spazio, gli atomi di questo metallo foggiano immediatamente il muro alla distanza permessa dalla magnetosfera. Questo muro è probabilmente simile ad un fine strato metallico che rinchiude la massa, ma è obbligatoriamente indistruttibile, in quanto la magnetosfera che lo contiene è lei stessa indistruttibile. L’esplosione può così continuare tra la massa che si disgrega ed il muro che si ricostituisce continuamente. La massa si logora in quanto le particelle che la compongono sono continuamente strappate alla sua superficie da quelle che si agitano. Il muro si consuma ugualmente dall’esterno di questo dove l’alta temperatura lo cambia in gas. Ma si rigenera continuamente dall’interno con le particelle che provengono dalla massa. Per ben afferrare questi movimenti e trasformazioni, esaminiamo prima la magnetosfera solare.

La magnetosfera solare

(6) Adesso, sappiamo che sono i pianeti che, dalla loro sollecitazione ed il loro appetito, fanno insieme funzionare la loro stella. È dunque certo che la potenza della magnetosfera del Sole è uguale alla potenza magnetosferica di tutti i suoi pianeti riuniti. Come questo è stato spiegato, i pianeti consumano gli anelli del Sole sui quali evolvono. Per questo, tirano sulle sue linee di forza e di conseguenze sulla sua magnetosfera che scende altrettanto su di lui. Perciò, la magnetosfera del Sole è uguale alla somma delle magnetosfere dei suoi pianeti e dei loro satelliti. È così densa vicino a lui, che si può vedere in parte dalla Terra quando il Sole è occultato dalla Luna. Si tratta di questa famosa corona luminosa che circonda il suo disco.

Distanza del muro secondo la pressione magnetosferica

28 - Distanza del muro secondo la pressione magnetosferica

(7) Queste tre immagini mostrano che se un cambio di attività interviene nell’insieme delle masse planetarie, questo cambiamento fa variare altrettanto la pressione della magnetosfera del Sole. Così, più le masse planetarie (con i loro satelliti) aumentano in numero, in dimensione ed in attività, più la magnetosfera solare aumenta la sua pressione e comprime il suo muro, come si vede. Inversamente, se queste masse diminuissero, la pressione della magnetosfera del Sole diminuirebbe ugualmente respingendo il muro questa volta. E questa diminuzione della somma delle masse che attivano il Sole si produrrà ogni volta che uno di questi pianeti diventerà stella. Questo significa che l’attività e le dimensioni del Sole cambiano e cambieranno ancor più di quel che è rappresentato.

(8) Oltre queste variazioni di diametro del muro, che si fanno in funzione della pressione magnetosferica del momento, queste tre figure illustrano pure in qual modo le atmosfere si comprimono durante la crescita dei satelliti. Bisogna dunque vigilare a non confondere il diametro più o meno grande delle atmosfere con quello delle masse degli astri. Le masse sono approssimativamente le stesse, la loro differenza di dimensione è solo paragonabile a quella che esiste tra gli uomini. Questo significa che il nucleo del Sole, che è molto giovane e non ancora logorato, non è in nessun modo sproporzionato in rapporto al nucleo dei suoi pianeti. C’è solo l’attività elettromagnetica che varia considerevolmente, dando l’apparenza di enormi ineguaglianze tra gli astri. Però non è così. La massa del Sole è solo leggermente superiore a quella di Nettuno, quella di Nettuno a quella di Urano, quella di Urano a quella di Saturno, quella di Saturno a quella di Giove, e quest’ultima a quella della Terra. Non c’è dunque che poco scarto tra il nucleo terrestre ed il nucleo solare.

(9) Abbiamo visto che l’astro nasce piccolissimo da un anello e che si sviluppa dalla sua superficie sulla quale si saldano le particelle che costituiscono quest’anello. Ma quando il nucleo brilla nel cielo, la sua massa si logora e riduce il suo volume questa volta. Quest’usura si fa sempre dalla superficie del nucleo che è continuamente attaccata dall’esplosione che si produce tra lei ed il muro. Sul Sole dunque, come su tutte le stelle, si opera quel che si chiama la fissione e la fusione. La fissione, che è la disintegrazione degli atomi strappati alla massa, si esercita tra questa massa ed il muro che si rigenera in questa maniera. Quanto alla fusione che è il cambiamento istantaneo dello stato di un corpo in un altro stato, si esercita all’esterno del muro. La massa isolata al centro del globo (del muro) si disgrega allora lentamente, subendo quest’attività ininterrotta.

La fissione solare

(10) Sulla figura rappresentando l’esplosione atmosferica, il tragitto delle particelle è rappresentato dalle piccole frecce che partono dal cuore dell’esplosione, colpiscono la massa e soffiano il metallo in fusione. Gli atomi di questo metallo formano allora un globo metallico cavo sul quale le particelle si urtano prima di ritornare sulla massa, e così di seguito. Si tratta di un esplosione continua che, come l’abbiamo detto strappa altre particelle al nucleo. Queste particelle restaurano dunque costantemente il globo cavo, purtuttavia disgregando il nucleo. Si tratta della fissione che si esercita sul nucleo e non nel nucleo stesso.

(11) Vedete dunque il muro (il globo) sollevarsi sin dalle esplosioni atmosferiche e allontanarsi dalla massa centrale fino alla distanza permessa dalla magnetosfera solare. Così, appare che il muro respinge in proporzione e senza interromperlo tutta l’attività elettromagnetica che si esercitava intorno al nucleo. Ciò mostra che la calamita non è più il nucleo ormai, ma il muro; perché il nucleo ha perso le sue proprietà ed è diventato simile ad un grosso neutrone perfettamente isolato al centro. Il suo ruolo è quello di durare per mantenere il muro in formazione.

(12) Osserviamo allora più da vicino quel che succede all’interno di questo globo al centro del quale regna il nucleo metallico. L’esplosione atmosferica genera il muro sicuramente, ma anche un buco nell’essenza dell’universo. Infatti, dall’attività delle particelle che vanno e vengono dalla superficie della massa fino al muro, l’essenza, che è continuamente raccolta da queste particelle agitate, finisce per sparire all’interno del globo. Possiamo comparare questo ad una palla di neve lanciata orizzontalmente che raccoglierebbe la neve che cade. Questo fenomeno è stato ugualmente constatato dagli scienziati. Infatti, quando accelerano le particelle in un acceleratore che hanno concepito per questo motivo, notano che queste qui crescono smisuratamente. Cosa potrebbe far crescere queste particelle accelerate nell’essenza, se non quel che è mostrato con l’esempio della palla di neve? Bene, danno la mano al Figlio dell’uomo... Se dunque le particelle raccolgono qui l’essenza in questo modo, è pure che altrove fanno tutte la stessa cosa. Si avvera allora che quando l’essenza finisce per sparire nel globo dove si esercita la fissione, questo globo cavo è come un buco nel volume d’essenza dell’universo, un buco dove quest’essenza non esiste più.

(13) In base a quest’assenza dell’essenza, ed in funzione della durezza del nucleo e del muro sottoposto a pressioni gigantesche, appare che le particelle strappate viaggiano quasi senz’indugio da un punto all’altro. I tragitti delle particelle sono così paragonabili a dei puntelli rigidi posti tra la massa e il muro. Questo è per mostrare che non c’è nessuna flessibilità in questo funzionamento d’insieme, che è come un blocco unico, potendo avere solo la durezza della massa di una particella per paragone.

(14) Quando avremo studiato le onde, apparirà allora che in questo globo privo d’essenza, non può più esserci la vibrazione di quest’essenza, cioè di calore, di luce e di rumore. Questo significa che il freddo estremo, come non lo si può immaginare, è raggiunto nel cuore della stella. Il calore s’intende dalla più o meno grande presenza di forza vibratoria (di onde), ed il freddo dalla loro più o meno totale assenza. Qui, è la loro assenza totale. Perciò dico che il freddo estremo non può esistere che nel cuore delle stelle. Quel che non è affatto paradossale tuttavia, in quanto il calore estremo esiste altrettanto all’esterno del muro, come stiamo per vederlo. Ma si tratta della temperatura assoluta, compiuta; perché il freddo ed il calore estremo si raggiungono d’ambo i lati del muro di piccolissimo spessore.

(15) Si capisce pure che la formazione di questo buco nell’universo fa sopportare alla massa un’enorme pressione esercitata dall’essenza dello spazio. La durezza della massa del Sole è dunque simile a quella di un neutrone, dato che questa massa si trova nel freddo estremo che non esiste altrove e che contrae la materia al di là di quel che si può immaginare. Soltanto lo spirito può intravedere quel che sono la consistenza e l’aspetto della massa sottoposta a queste condizioni estreme non potendo appartenere che alle stelle. Ma fermiamoci con queste considerazioni, in quanto solo la particella, che è un blocco integrale ed indivisibile composto di essenza, può servirci da paragone. Dunque non possiamo dirne di più sulla massa delle stelle.

(16) Bisogna soltanto ritenere che all’interno del muro solare, il freddo, il silenzio, l’oscurità, la durezza, la pressione, la velocità, la densità e l’isolamento sono estremi. Non possono essere superati altrove, ovunque sia nell’universo. Malgrado mi piaccia insegnare il Sole, questo mi fa fremere tanto le potenze coinvolte sono immense. Voi mi ascoltate, ma io assisto a quel che succede in questo globo dove regna la massa, e questo mi riempie di grande emozione. Ve lo dico, quando la scienza dell’Eterno avrà su di voi l’effetto che ha sul Figlio dell’uomo, Dio potrà riposarsi; in quanto più nessuna delle sue meraviglie scapperà allo sguardo dei suoi figli che ne sono gli eredi.

(17) Capiamo inoltre che dall’assenza totale di onde e dall’immensa pressione della magnetosfera che si esercita sul muro e la massa, la durezza di quest’ultima rende la stella affidabile e duratura in quanto non può succederle nient’altro che quel che ci si produce. Dico che nessuna stella (piccola o grande) può esplodere di più né più veloce che quel che fa. Per questo il Sole rimarrà così e con un’attività variabile finché il suo nucleo non sarà interamente consumato, come lo sarà al termine del suo cammino che lo condurrà nel centro della Galassia dove si spegnerà. Infatti, si capisce meglio qui che quando non ci sarà più la massa al centro che gli dà forma ed esistenza, il suo immenso muro crollerà. Quando questo succederà, è anche tutta la magnetosfera che sparirà, occasionando un gran vuoto magnetosferico che si colmerà subito dalle magnetosfere delle stelle circostanti. È questo fenomeno che riavvicina le stelle e provoca l’aspirazione dei rami della Galassia, facendola così girare su se stessa.

La fusione solare

(18) Per rappresentarsi adesso la fusione che si esercita all’esterno del muro bisogna prima fare la differenza tra bruciare ed esplodere. Per questo, immaginiamo di rinchiudere una galassia intera in un contenitore solido in tal modo da riempirlo. Ebbene questo avrebbe per effetto di farlo esplodere all’istante. Quest’esplosione si produrrebbe, perché una stella soffia e che da questo soffio, che si appoggerebbe sulla parete del contenitore solido, indietreggerebbe generando la collisione a catena di tutti gli astri. Questo provocherebbe necessariamente una deflagrazione, come quella che si produce quando i protoni di un gas bruciano essendo contenuti. Una galassia fatta di stelle che bruciano è un fuoco simile. Questo significa che un gas non può esplodere che se è contenuto, se no brucia soltanto. Ecco la differenza.

(19) Poiché sono i pianeti con i loro satelliti che azionano insieme le stelle, dobbiamo ugualmente concludere che il calore esterno del Sole è per lo meno uguale alla somma del calore dei suoi astri. Si tratta ovviamente di una temperatura molto elevata che crea la fusione questa volta. Qui, sul Sole, all’esterno del muro dove si esercita ormai l’attività elettromagnetica che isola la massa al centro, il calore e la pressione sono talmente forti che cambiano istantaneamente il muro in gas, via via che si rigenera. Si tratta di un formidabile fenomeno di sorgente. Prodotti in abbondanza dal muro, i gas combustibili esplodono o bruciano in alta quota, come se sgorgassero da un condotto e si elevassero a forma di tornado. Ciò che genera le magnifiche protuberanze che possiamo osservare dalla Terra.

(20) Così, sul Sole, la fusione non è divisibile dalla fissione come non lo sono il giorno e la notte sulla Terra, in quanto senza fissione prima non ci può essere una fusione durevole in seguito. Ma si tratta dell’elettromagnetismo spinto fino alla sua estrema attività, e che non ha in nessun modo bisogno di materia detta radioattiva per provocare la lucentezza delle stelle. Così, per non perderci, non proviamo a misurare questi fenomeni di temperatura e di pressione estremi che solo la potenza degli astri può raggiungere. È competenza del Creatore far esistere il Sole con la Sua scienza; quella dell’uomo essendo soltanto di capirlo e goderne i suoi benefici. Asteniamoci allora di ogni misura. E contempliamo adesso il nostro astro del giorno in tutto il suo splendore.

Il Sole nella sua gloria

29 - Il Sole nella sua gloria

(21) Ecco la nostra stella in tutte le sue parti attive. Si osserva il nucleo circondato dalla zona di fissione delimitata dal muro, all’esterno del quale si produce la fusione ed i suoi effetti. Il muro è portato a delle temperature e delle pressioni tali che si cambia istantaneamente e continuamente in gas. E sono questi gas, fortemente compressi dalla magnetosfera, che formano i giganteschi tornadi che abbiamo evocati e che occasionano delle protuberanze. Queste esplosioni continue sono ugualmente i punti brillanti, tali dei lampi, che si osservano sul fondo più scuro del suo disco.

(22) Se dunque osserviamo il Sole senza passare prima dal processo che ci ha condotti fino a lui, possiamo credere, a causa di queste protuberanze, che è circondato di volute simile a delle piccole linee di forza. Ma il Sole non ha altre volute che quelle formate dalle sue linee di forza che ogni astro attivo possiede, e potendo trovarsi solo a cavallo tra due emisferi: quello che emette le linee di forza (il nord) e quello che le riceve (il sud). Queste protuberanze non sono in nessun caso delle volute elettromagnetiche, ma delle gigantesche proiezioni di gas in fuoco, dovute alle incessanti esplosioni d’idrogeno molto compresso e generato dal muro portato ad altissima temperatura. Questi gas turbinosi si elevano talvolta molto alti e tornano descrivendo delle volute, in quanto la potente magnetosfera solare li riporta immediatamente. In seguito, vedremo che l’attività del Sole è variabile, segnatamente ogni undici anni. Questi cambiamenti di attività provocano grandi protuberanze, come anche aurore boreali che sono prodotte dall’accrescimento di essenza emessa dal Sole, e anche dall’aumento di potenza delle linee di forza solari che arrivano simultaneamente sui due poli terrestri.

Altre dimensioni del Sole

(23) Benché questo possa turbarvi, sappiate che il disco del Sole ci appare molto più grande che lo è in realtà. Dico che il Sole è nettamente più piccolo di come lo si vede. Perché, in base al suo potente irraggiamento, tutto ciò che si osserva di lui è molto amplificato. È noto che quando un corpo è una sorgente luminosa o fortemente illuminato, pare più grande di quel che è. Qui, è simile, perché parliamo della più grande sorgente luminosa che possa esistere. È quindi evidente e certo che le dimensioni solari (come il disco, le protuberanze, le macchie nere o le esplosioni), sono molto inferiori a quel che appaiono dalla Terra.

(24) Vedremo in seguito che la grande atmosfera in fuoco del Sole è continuamente mescolata dall’anello della stella dalla quale discende, ed è questo fenomeno che dà a quest’atmosfera l’apparenza di essere spiraliforme. Quest’anello della stella madre del Sole, forma ugualmente i gorghi scuri (le macchie nere) che sbarrano il suo disco, come l’anello del Sole forma la macchia ovale di Giove.

(25) Pensiamo inoltre che il nostro astro del giorno è come una sorgente che rende l’essenza allo spazio dove fu presa per formarlo. Conviene anche notare che l’essenza non è direttamente restituita dal muro solare, ma dai gas che esplodono e bruciano. L’essenza forma le particelle; e solo le particelle possono, disintegrandosi, restituire l’essenza all’esterno del muro. L’INTEGRAZIONE FORMA LE PARTICELLE E QUEST’ULTIME GLI ASTRI. E LA DISINTEGRAZIONE DISGREGA L’ASTRO CHE RIDIVENTA PARTICELLA. Sono le particelle che bruciando rendono l’essenza. Questo significa che la stella rende l’essenza allo spazio tramite le particelle e non direttamente.

(26) D’ora in avanti, sappiamo che l’attività elettromagnetica riguarda la magnetosfera, le linee di forza, gli anelli, e le masse che questi anelli producono. Ora, affinché possano rimanere intorno alla massa durante l’avvenimento stellare, bisogna evidentemente che quest’attività si trovi all’esterno di questa massa e non all’interno di questa. In quanto è certo che se l’elettricità passasse nella massa dei conduttori, il Sole non potrebbe essere dimostrato. Ma poiché è dimostrato, conferma, anche lui, l’autenticità di tutto ciò che insegno sull’attività elettromagnetica che serve ad integrare e a disintegrare le masse di modo che ci sia il rinnovamento perpetuo. Così, l’eternità, che è la perfezione delle perfezioni appare chiaramente a tutti.

(27) Sul Sole, il consumo quotidiano di materia è considerevole. E se non c’era che l’usura della sua massa a compensarla, la nostra stella sparirebbe ben presto. Certo, questa massa si logora, ma in piccole quantità e molto lentamente. Infatti, l’attività elettromagnetica porta all’esterno del muro quasi tutta la materia che è consumata dalla fusione di quest’ultimo. La durata di vita del Sole sarà quindi lunghissima. Un uomo mette nove mesi per venire al mondo e vive in seguito cento volte più a lungo; cioè novecento mesi di media, sia: settantacinque anni. Altrettanto, ci vuole un certo tempo per formare un sole, e questo sole dura ugualmente il centuplo del tempo che ci volle per formarlo. Perciò dico che la durata di vita del Sole sarà lunghissima, sarà di cento miriadi di anni. Tal è il numero giusto che ho sentito e che corrisponde alla durata di vita delle anime.

*

(28) Questa nuova immagine del Sole è sconvolgente, in quanto è la prima volta che sguardo umano penetra fino nel cuore della nostra stella e nella sua realtà. Davanti ad una tale perfezione, sono colmo d’immense emozioni. In verità, sento anche i suoi rumori, assisto ai suoi movimenti, entro nella sua gloria; perché tutto quel che spiego è una successione di fatti che possono essere sottoposti ad osservazioni e verificati. Dio mi fa percepire il suo universo meraviglioso, dall’impercettibile lontananza fino al centro della mia anima, affinché le sue opere non mi scappino e che io possa insegnarle. Perciò vado di meraviglie in stupefazioni che mi fanno costantemente respirare il subbuglio.

(29) Il Padre mi ha orientato sul cammino che conduce all’esistenza del Sole, mostrandomi che era l’esito di un lungo processo elettromagnetico. Perciò sul cammino della verità dove vi porto non ci sono lacune né porte chiuse che ostruiscono il passaggio. Con la testimonianza di una semplice calamita fatta da mano umana, abbiamo dimostrato Giove ed i suoi satelliti come anche il modo in cui sarà portato a brillare al momento venuto. Sappiamo allora ed in tutta certezza che il Sole era tempo addietro come lei. Ma volere spiegare il Sole a partire da ciò che si osservava di lui, era un’impresa destinata al fallimento.

(30) Tuttavia, sappiate che è vedendo quel che non era mai stato mostrato, e sentendo quel che non era mai stato raccontato, che i grandi, gl’intelligenti ed i loro preti, s’impiegheranno a voler annientare ciò che dico. Ma a voi gli umili che date come me valore di vita agli astri, vi chiedo questo: come coloro che ignorano perfettamente l’attività elettromagnetica universale potrebbero conoscere il Sole? La famiglia solare essendo loro estranea non possono sapere che le stelle esistono grazie ai loro astri che le obbligano a brillare per illuminare ciascuno il loro mondo. A partire dal quale, le galassie nei loro movimenti, il loro rinnovamento, la loro ragione di essere, non possono che sfuggir loro. E l’uomo, per chi tutto esiste, rimane un mistero ai loro occhi.

(31) Però, non ingannatevi! Ci vogliono due mesi per leggere il Libro di vita, due anni per aprire gli occhi, due secoli per misurarne i vantaggi, e duemila anni affinché sia ovvio per ciascuno. È di un lungo effetto.

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