Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Seconda parte: 
Il ciclo della materia

25

Giove ed i suoi simili

(1) La ragione di essere di una stella è di dar nascita ad un mondo vivente, in cima al quale Dio crea l’uomo, affinché l’uomo sia il suo tempio dove abita. Nel nuovo testamento, è detto:

Non sapete che siete il tempio di Dio, e che lo spirito di Dio abita in voi?

Ora, per rappresentarsi l’attività della materia che conduce all’umanità, al tempio di Dio dunque, si deve paragonare l’esistenza delle famiglie di astri (tale la famiglia solare) a quella delle famiglie umane. Infatti, come ogni famiglia ha una genealogia, le famiglie di astri hanno altrettanto una genealogia, perché esseri ed astri sono generati dall’unico principio di esistenza che è l’integrazione - disintegrazione perpetua della materia che occasiona il rinnovo di tutte le cose. Ma, come niente può usufruire delle stesse circostanze, ne risultano delle differenze. Per esempio, si possono trovare undici bambini in una famiglia e tre bambini in un’altra, anche se quest’ultima è più anziana. Ci sono anche delle possibili adozioni. Tutti i bambini non hanno un’unica dimensione né un unico aspetto; in quanto, dei due fratelli, il più giovane può essere il più grande. Questo vale anche per gli astri.

La continuità elettrica

(2) Per la prima volta, l’orecchio umano sente dire che gli astri nascono piccoli, si circondano di un mantello e si sviluppano, ma anche come girano su se stessi ed intorno alla loro stella con movimenti regolari e ordinati. Arricchiti da questa conoscenza, stiamo per osservare come alcuni satelliti diventano simili a Giove, poi a Saturno, poi ad Urano, poi a Nettuno. Si può, qui ancora, considerare questi quattro astri come se si trattasse di uno solo che si osserva in quattro periodi differenti della sua crescita. La sua evoluzione è consecutiva sia all’attività della sua propria famiglia sia all’attività dell’insieme della famiglia solare. Effettivamente, così come il Sole, che ha un immenso campo di linee di forza ed un vasto piano di anelli sui quali i pianeti evolvono, Giove ed i suoi simili hanno ciascuno un campo di linee di forza ed un piano di anelli sui quali evolvono i loro satelliti nati da questi anelli. Un satellite è anche legato a sua madre. Quest’ultima è lei stessa legata al Sole col tramite di uno degli anelli di quest’ultimo sul quale lei si trova. C’è di conseguenza CONTINUITÀ ELETTRICA tra tutti gli astri di una stessa famiglia. Questo non permette a nessuno di evolvere separato, d’altronde non lo potrebbe.

(3) Parliamo dunque di un unico insieme elettromagnetico e di una sola attività. Infatti, i satelliti sollecitano la loro madre che, a sua volta, sollecita il Sole con gli altri pianeti. Giove, Saturno, Urano e Nettuno si nutrono degli anelli solari, come i loro satelliti si nutrono dei loro stessi anelli. Quel che genera una conseguente attività del Sole, un’attività in risposta alle sollecitazioni continue alle quali è sottoposto. Perciò ho detto parecchie volte che sono i pianeti che fanno brillare le stelle. Stiamo dunque per sviluppare il processo che porta un pianeta ad illuminarsi.

Calore ed atmosfera delle pianestelle

(4) In funzione a quel che sappiamo adesso sull’attività della calamita, si capisce che più i pianeti generano satelliti, più si attivano per nutrirli. Quando si parla della loro attività elettromagnetica, s’intende anche il loro riscaldamento. Ora, poiché Giove (che prendiamo ad esempio) è un astro molto sollecitato dai suoi satelliti, è per forza molto caldo, soprattutto essendo situato su un vasto anello solare che non ha mai lasciato fin dalla sua nascita. Quest’anello solare, di grande diametro, trascina Giove nella sua rotazione. Ma quest’astro, con la sua massa e quella dei suoi satelliti, rappresenta una grande inerzia. Di conseguenza, l’anello solare, che gira molto più velocemente intorno al Sole che lo fa Giove, produce un gran riscaldamento su quest’astro, che è una vera e propria resistenza elettrica su quest’anello. E questo calore cresce con l’aumentare della sua stessa attività sicuramente, ma anche perché l’attività del Sole aumenta proporzionalmente alla crescita ed alla moltiplicazione delle masse planetarie che lo sollecitano. Questo aumenta in ugual misura la forza dei suoi anelli sui quali esse evolvono. La temperatura che regna su questi pianeti è dunque continuamente in progressione.

(5) Quando l’esplosione dell’atmosfera del Sole illuminò quest’ultimo, il soffio di quest’esplosione scosse maggiormente i primi pianeti. E coloro che lasciarono il loro anello cessarono la loro attività e si raffreddarono. Ma le pianestelle (più lontane che la cintura di asteroide) accusarono meno fortemente il soffio e non lasciarono il loro rispettivo anello. Il loro riscaldamento fu dunque continuo ed in progressione constante fino ad oggi, tanto che quest’alta temperatura trasforma sempre in vapori il sottile mantello che avevano prima che il Sole s’illuminasse. Lo spessore del mantello di un astro non supera probabilmente mai una trentina di chilometri. Perciò, dico che Nettuno, Urano, Saturno, e Giove stanno cambiando il loro mantello in gas per l’enorme calore del loro nocciolo. Verrà un giorno in cui rimarrà solo un mare in fusione, che sarà direttamente in contatto con la loro atmosfera. E quando è così per un pianeta, quest’ultimo è sul punto di diventare una nova. Nettuno, il più anziano, è certamente il più vicino a questo momento, quanto a Giove, il più giovane, ne è ancora molto lontano.

(6) Così, le gigantesche atmosfere delle pianestelle sono dovute all’intensa produzione di gas che crea un vulcanismo sfrenato, ma anche all’acqua che è giunta loro dalla vecchia atmosfera del Sole. Infatti, vedremo che i gas dell’atmosfera del Sole esplosero, e che una parte di quest’atmosfera si distese nello spazio sotto forma di corona in seno alla quale gli astri evolsero uno dopo l’altro. Lo dico ora, questo fenomeno è l’origine dell’acqua sulla Terra. Ma questa corona fu un apporto di acqua ancora più considerevole per le pianestelle che non si mossero dal loro posto. E quest’acqua si trova nella loro atmosfera, mischiata agli altri gas che producono se stesse.

(7) Si capisce facilmente che se il calore del nucleo di questi astri non si facesse direttamente sentire nello spessore dell’atmosfera, i gas che la costituiscono si fluidificherebbero certamente sul suolo dove si formerebbe un oceano di ghiaccio. Si deve concludere che Giove, Saturno, Urano e Nettuno non possono più avere un mantello simile a quello della Terra che isola il nucleo dall’atmosfera. No, l’aspetto di queste enorme masse d’aria indica tassativamente che un forte calore regna in loro, e che non potrebbe essere con uno spesso mantello isolante. Di conseguenza, poiché l’atmosfera di questi astri è formata di tante abbondanti nuvole, quando fa molto freddo nei loro paraggi, è che l’immenso calore del nucleo si fa sentire molto alto.

(8) Spieghiamo perché è così. In esempio, sappiamo che la formazione delle nuvole terrestri è dovuta alla condensazione dei gas atmosferici che si liquefanno durante un brusco calo di temperatura; perché l’acqua è un corpo che passa dallo stato gassoso (l’aria) allo stato liquido (il mare) poi allo stato cristallino (il ghiaccio) quando la temperatura cala, ed inversamente quando la temperatura sale. Questo cambiamento di stato è il ciclo completo dell’acqua che occasiona la pioggia, la neve, il ghiaccio come anche le pressioni e le depressioni nell’atmosfera. Ora, se nella regione del cielo dove siamo, il calore solare permette la formazione del ciclo dell’acqua (perché la Terra non è né troppo vicina né troppo lontana dal Sole), nei paraggi di Giove e più ancora in quelli di Saturno, Urano e Nettuno, il calore proveniente dal Sole è tanto basso in queste regioni del cielo che non permette in nessun modo la formazione di un tale ciclo. Perciò, l’esistenza della loro atmosfera tutta in nuvole e di un tale gigantismo rivela un enorme e permanente calore interno, proveniente dall’effetto di resistenza elettrica dell’astro. Questo è inoppugnabile e certo; perché, se così tale non fosse il caso, queste nuvole diventerebbero piogge, poi ghiaccio sul suolo dell’astro. Un bambino può concepirlo.

La macchia ovale di Giove

(9) Dalla Terra, possiamo osservare l’atmosfera gigantesca delle pianestelle e più particolarmente quella di Giove al lato del quale discerniamo una macchia permanente, rossa ed ovale. Queste atmosfere sono tutte costituite da strisce chiare e scure che si distinguono sul loro disco. Per capire perché è così, sappiamo prima che, nella sua rotazione, l’astro trascina la sua immensa atmosfera che, in questo modo, è più o meno avvitata. Così, un corpo venendo dal cielo non può assolutamente cadere in un modo verticale. Altrettanto, gli elettroni dell’anello solare sul quale Giove evolve arrivano dall’esterno su quest’astro, vedendo la loro traiettoria più o meno avvitata dalla magnetosfera. Essendo così, l’anello solare che sprofonda nell’atmosfera si sforma e non costituisce più un cerchio perfetto all’approccio dell’astro. Conviene notarlo, per poter capire il posizionamento della macchia rossa sul disco di Giove; perché è evidente che questa macchia è fatta dall’anello piatto del Sole che si ovalizza progressivamente fino al contatto del nucleo rotondo.

Passagio dell’anello solare su Giove

22 - Passaggio dell’anello solare su Giove

(10) Qui sono rappresentati il nucleo e l’immensa atmosfera di Giove, come anche l’anello solare che arriva al contatto del nucleo e ne riparte più o meno sformato. Ormai, sappiamo che Giove è una sfera calamitata sulla quale gli elettroni dell’anello solare sono obbligati a passare, e questo flusso di elettroni può soffiare i gas al suo passaggio, come l’abbiamo visto con l’esempio della candela. Allora se ne conclude che quest’anello, piatto e largo in lontananza, si densifica e si ovalizza per forza all’approccio della sfera metallica. E crea in questo modo una turbolenza di forma ovale nell’atmosfera, dal lato di questa qui.

(11) Dalla sua grande larghezza, questa famosa macchia ovale mostra nettamente la dimensione del nucleo metallico di Giove. E la vediamo rossa perché, formata dall’anello che sprofonda nell’atmosfera, non può riflettere la luce solare allo stesso modo che lo fa il resto dell’atmosfera composta da uno strato di cristalli di ghiaccio in altitudine. Ci appare dunque rossa per questa ragione. E non si sposta in nessun modo sul disco di Giove come lo affermano quelli che la sorvegliano attentamente. No, rimane allo stesso posto in rapporto all’anello solare che la forma. Se la si osserva sul disco in posizioni differenti ogni anno come se facesse il girò dell’astro in un senso e nell’altro, è che l’angolo di osservazione della Terra è cambiato. Giove mette infatti più di undici anni dei nostri per compiere un’intera rivoluzione, essendo fortemente inclinato sul suo asse in rapporto al piano degli anelli del Sole. Così, ogni anno, si scorge questa macchia posizionata diversamente sul suo disco, dal cambiamento dell’angolo d’osservazione. Non fa dunque il girò dell’astro, anche se ne dà l’apparenza.

(12) Come l’anello solare gira per forza più veloce intorno al Sole che lo fa Giove, quest’ultimo fa resistenza e si scalda fortemente. Ora, come su tutte le resistenze, c’è per forza un’entrata ed un’uscita della corrente formata dagli elettroni. C’è dunque una differenza certa secondo se si guarda il lato dove l’anello penetra nell’atmosfera e il lato dove ne esce. Dal lato dove ne esce, gli elettroni sono strappati alla sfera, mentre dal lato dove entra, gli elettroni scendono sulla sfera contraendosi. Questo significa che la sezione dell’anello non può essere identica da parte a parte del contatto dell’astro, e che non può esistere una macchia simile dai due lati.

(13) Prodotta dall’anello solare, questa forma ovale rivela all’evidenza che il diametro del nucleo di Giove è di poco superiore a quello della Terra che entrerebbe giusto giusto nella grande larghezza di questa forma. È per forza lo stesso per i nuclei di Saturno, Urano e Nettuno che, essendo più anziani, non sono che leggermente più grossi che quello di Giove. Questo ci dà una visione più esatta della dimensione del nucleo solare, e lo stesso per tutte le stelle; in quanto tutti gli astri sono generati da un unico fenomeno elettromagnetico. Gli astri non possono allora avere le gigantesche differenze di dimensioni che gli scienziati vi facevano credere nelle tenebre di questo mondo.

La macchia rossa di Giove

23 - La macchia rossa di Giove

(14) Ecco, come la si osserva, l’immagine esterna di Giove. Quest’immagine mostra l’anello sul taglio, già ovalizzato da abbastanza lontano; quindi il suo spessore sulla figura. Appare allora che l’anello del Sole è come un palo immutabile nell’atmosfera di Giove, e questo può solo generare un ritardo dei gas che si urtano nella loro rotazione. Poiché, come tutte le pianestelle, Giove gira rapidamente sul suo asse trascinando la sua massa atmosferica nella sua rotazione, si assiste per forza all’amalgama di quest’atmosfera a partire da questo palo immutabile sul quale i gas ed i cristalli in alta altitudine si urtano. La sua atmosfera è dunque obbligata a centrifugarsi, ed a formare così le strisce chiare e scure che si osservano. La centrifugazione è la separazione dei costituenti di un misto dalla forza centrifuga. Queste strisce ne sono la conseguenza, in quanto risultano dalla separazione dei gas liquefatti sotto forma di nebbia o di cristalli in alta altitudine, ed ai quali gas si mischiano i fumi e le polveri provenienti dall’intenso vulcanismo che regna su quest’astro.

(15) Formata dall’esterno dall’anello solare, la macchia rossa di Giove non è dunque di origine interna; e non poteva in nessun modo essere afferrata a partire dalle osservazioni che si facevano dalla Terra. Ma poiché i pianeti che si preparano a diventare stelle seguono lo stesso processo elettromagnetico, se ne deduce che la famosa macchia ovale deve esistere altrettanto su Saturno, Urano e Nettuno. Tuttavia, come su queste pianestelle tutto è più avanzato che su Giove, questa macchia è forse meno visibile e diversa di aspetto, anche perché gli anelli del Sole sui quali essi regnano sono diversi, pure loro, essendo più vasti e più lontani. Ma è il fenomeno che importa e non il suo aspetto. È obbligatorio tuttavia che questi pianeti si rassomiglino e che la loro atmosfera di grande spessore sia mescolata dagli anelli solari sui quali evolvono.

(16) In base a tutte queste evidenze, vi appare che non arrangio i fatti perché sia così, ma che sono loro che si uniscono affinché non sia altrimenti. L’esperienza dell’elettricità soffiando i gas della candela lo dimostra ampiamente, perché è evidente che l’anello solare può facilmente creare una turbolenza nell’atmosfera. Perciò, a lei sola, la macchia ovale è la testimonianza formale che Giove è una sfera metallica leggermente più grande che la Terra, come anche una resistenza elettrica e non una bolla di gas! Siate dunque molto attenti alle spiegazioni di Giove; perché, con i suoi satelliti, la sua atmosfera e la sua macchia rossa, quest’astro è a lui solo la prova irrefutabile che l’elettromagnetismo universale è ben tale a come è insegnato dal Figlio dell’uomo.

Fenomeni atmosferici

(17) Per capire l’aspetto dei pianeti che studiamo, bisogna sapere che tutti gli astri attivi, caldi in conseguenza, producono dell’acqua con i gas che risalgono alla superficie dove si liquefanno. Ora l’acqua è composta da ossigeno e da idrogeno. Si sa pure che l’idrogeno è profusamente prodotto dal ferro portato ad alta temperatura. Di conseguenza, il nucleo di questi astri ne produce molto e, da questo fatto, l’acqua abbonda nella Galassia. Ma, con tali gas sempre centrifugati e separati nei secoli, con la loro compressione incessante venendo dall’aumento di potenza della magnetosfera, con un riscaldamento interno crescente che finisce per creare un mare di metallo in fusione tutto intorno all’astro, e anche con enormi lampi che non cessano di prodursi in questi gas, non manca veramente niente per scatenare una gigantesca deflagrazione al termine del processo in corso. Quest’esplosione è dunque obbligata, nessuno può contestarlo.

(18) Abbiamo già visto che, come per i bambini, l’ultimogenito dei satelliti è sempre quello che aumenta il più rapidamente di dimensione. Altrettanto, Giove sembra essere il più attivo in questo senso. Questo viene dal fatto che il Sole brilla da poco tempo, e che Giove si trova più vicino a lui e alle sue forze vive che lo sono Saturno, Urano e Nettuno. Nonostante, non è il più avanzato nel processo che conduce questi astri a brillare. Per esempio, Saturno (più anziano) ha una magnetosfera che è proporzionalmente più potente che quella di Giove. Da questo fatto, la sua atmosfera è più compressa e più ridotta in dimensione che quella di Giove. Dalla Terra, questa dà l’impressione che Saturno è un astro molto più piccolo che Giove. Ma per nulla. Perché, come Saturno, Giove ridurrà anche lui il diametro della sua atmosfera dall’accrescimento progressivo della pressione della sua magnetosfera. Ma la diminuzione del diametro dell’atmosfera che ne conseguirà non significherà una qualunque diminuzione della produzione dei gas dal nucleo, perché questi qui non cesseranno di essere prodotti con una sempre maggior abbondanza in base all’aumento di calore. Di conseguenza, bisogna rappresentarsi la magnetosfera di queste pianestelle come un contenitore indistruttibile all’interno del quale i gas non cessano di salire in pressione ed in temperatura, nonché riducendo il loro volume. Ed è per forza l’idrogeno, profusamente prodotto dalla fusione del nucleo, che provocherà l’esplosione. Però, fin tanto che la compressione dei gas non è ancora sufficientemente forte per calmare queste grosse turbolenze atmosferiche che mischiano i gas, la deflagrazione non può prodursi, in quanto è ritardata.

(19) Per il momento, l’atmosfera di Giove cresce sensibilmente, aumentando altrettanto il suo diametro esterno. È così, perché l’attività di quest’astro non è ancora sufficientemente forte nel suo insieme per avviare il fenomeno inverso, che ridurrà la sua atmosfera alla dimensione di quella di Saturno, poi di Urano e di Nettuno. Questo calmerà le turbolenze, favorirà la centrifugazione e la separazione dei cristalli, e permetterà al calore interno di guadagnare tutto il volume atmosferico. Ed è lì che l’esplosione sopravverrà! Ma, per il momento, Giove è ancora molto lontano da questo momento in cui brillerà. Ancora troppo ampia e non sufficientemente epurata, la sua atmosfera non è ancora pronta ad esplodere, soprattutto che è ancora fortemente carica di gas, di fumi e di polveri proveniente dall’intenso vulcanismo.

(20) È dunque in base alla sua ampia atmosfera, che Giove sembra essere un pianeta gigante, e il più grande di tutti quelli della famiglia solare. Lo stesso, a causa della sua grande attività, il Sole pare essere molto più grande che i suoi astri che diventeranno come lui, quando non lo è in realtà. In quanto, come questo è stato detto e come stiamo per vederlo in seguito, la massa metallica del Sole non è che leggermente più grande di quella di Nettuno, di Urano, di Saturno e di Giove. Perciò, non bisogna confondere il bordo della loro atmosfera con il diametro del loro nucleo metallico. Certo, ci sono delle differenze nelle dimensioni degli astri. Ma rimangono nelle proporzioni delle condizioni offerte dall’elettromagnetismo. Come ci sono grande e piccole donne, e che questo non impedisce loro di vivere né di fondare una famiglia, è lo stesso per i pianeti del Sole e di tutte le stelle.

(21) In nessun caso il fenomeno elettromagnetico permette di generare degli astri mostruosi, cosa evidente quando si sa che Giove ed i suoi simili diventeranno stelle. In seguito, vedremo perché il diametro apparente delle stelle aumenta sempre di più andando verso il cuore della Galassia. Per il momento e per ben capire quella che sarà l’evoluzione di Giove nel cielo, pensate costantemente che alla fine della stirpe che forma con Saturno, Urano e Nettuno, si può aggiungere il Sole che fu quel che sono oggi. Per essere più vicini ancora alla realtà, rappresentatevi la crescita ininterrotta del Sole questa volta attraverso Io, Europa, Ganimede, Callisto, poi attraverso Giove, Saturno, Urano, Nettuno e, per ultimo, come è oggi. Così, vi apparirà meglio quel che fu l’evoluzione della nostra stella del giorno, dalla sua nascita. Sapendo ormai quel che fu il processo che ha condotto un satellite della madre del Sole a diventare la nostra propria stella, allora possiamo facilmente spiegare quel che avverrà di lei affinché arrivi nei tempi eterni nel cuore della Galassia, dove si spegnerà lentamente. E questo sarà spiegato.

Gli anelli visibili

(22) Perché Saturno è circondato da un anello più visibile che quelli di Giove, di Urano e di Nettuno? Quest’anello è una rappresentazione di tutta l’atmosfera di Saturno. Parecchi fenomeni esistenti possono formarlo. Per capire, ritorniamo a Giove. È infatti possibile che uscendo dall’atmosfera, l’anello solare (che forma la macchia ovale) trascini delle piccole quantità di gas nello spazio. La forza centrifuga esercitata dalla rotazione dell’astro, metterebbe allora queste materie facilmente in orbita sul primo anello di elettroni che li trascina nel suo movimento. Quel che segnerebbe la fine della nascita dei satelliti. Questo potrebbe essere simile per l’anello di Saturno che, tuttavia può avere un’altra origine. Cioè, tempo addietro la sua atmosfera era così grande che è possibile che il bordo sia stato leccato dal primo anello di elettroni di quest’astro. Quest’anello avrebbe così assorbito una gran quantità dell’atmosfera e sarebbe diventato visibile. Poi si sarebbe scostato progressivamente da quest’atmosfera, mentre questa qui si comprimeva. Questo avrebbe aumentato a poco a poco lo scarto che li separava.

(23) Magari Giove conoscerà ugualmente lo stesso processo. Quanto a Urano e Nettuno, anche loro hanno degli anelli simili ma meno visibili. I loro anelli, composti da cristalli esistono però, dato che c’è ancora un altro fenomeno molto probabile che può intervenire per formarli. Infatti, in funzione alle fluttuazioni dell’atmosfera dei pianeti di cui si parla e che è sottoposta a delle compressioni e dei riscaldamenti sempre più forti, delle piccole quantità d’idrogeno epurato esplodono ogni tanto ad alta quota. Il soffio proietta della materia nello spazio sotto forma di protuberanze, e molta di questa materia va ad arricchire gli anelli già visibili fatti essenzialmente di cristalli. Bisogna ugualmente aggiungere ai gas atmosferici, i prodotti provenienti dall’intenso vulcanismo che regna su questi astri, come le polveri, i fumi e diversi corpi potendo essere messi in seguito in orbita dalle esplosioni di gas.

(24) Con tutte queste spiegazioni, capiamo meglio perché l’anello visibile di Saturno è una rappresentazione di tutta la sua atmosfera. Tutti questi corpi provenienti dall’astro stesso si centrifugano sull’anello e si raccolgono formando dei solchi che si toccano gli uni agli altri. Ciò rende l’anello abbastanza compatto nel suo insieme. E questo può, con l’aiuto degli elettroni, farlo entrare in vibrazioni su delle più o meno grandi superficie, come è stato osservato poco tempo fa.

Le esplosioni atmosferiche

(25) Qualunque siano la loro dimensione, la loro età, o ancora la loro posizione in seno alla Galassia, le stelle sono tutte della stessa natura ed anziane pianestelle. La loro attività non è altro che il funzionamento elettromagnetico della calamita in tutte le sue possibilità. C’è il prima-stella quando non brilla ancora, ed il dopo-stella quando brilla al seguito dell’esplosione della sua atmosfera. Poiché sappiamo adesso che il nucleo delle pianestelle è di ferronichel, di cui la superficie in fusione produce grandi quantità d’idrogeno, basta osservare l’atmosfera di questi astri per vedere che si preparano ad esplodere. È infatti impossibile che i gas prodotti continuamente si separino, si comprimano e si scaldino sempre di più, senza che un’immensa e lunga esplosione ci metta un termine.

Astro pronto a brillare

24 - Astro pronto a brillare

(26) Si vede qui il nucleo di uno di questi pianeti, come anche la sua atmosfera che è compressa e contenuta dalla sua magnetosfera. L’immenso calore che risale dal nucleo partecipa anche a questa compressione. È evidente che in tali atmosfere composte da abbondanti nuvole, le piogge sono incessanti e non riescono probabilmente a raggiungere il suolo senza essere di nuovo vaporizzate. Ma poiché si tratta di una corona di gas che sta per esplodere, il cuore di quest’esplosione si troverà obbligatoriamente tutto intorno a questa, come lo mostra questo schizzo. Le particelle si scaglieranno dunque in due sensi opposti. Tutte quelle che si troveranno all’interno del tratto discontinuo saranno proiettate verso il nucleo metallico che assaliranno illuminando la stella. Mentre tutte quelle che si troveranno all’esterno di questo tratto, saranno proiettate verso lo spazio trascinando il restante atmosferico inesploso. Ci saranno quindi due effetti contrari che si svilupperanno. Avremo così una conoscenza perfetta della famiglia solare e di tutto l’universo.

(27) Per il momento, riteniamo che una parte soltanto dell’atmosfera sarà vivamente proiettata verso il lato dello spazio dal soffio dell’esplosione. All’inizio del fenomeno, quest’immensa nuvola avrà un aspetto paragonabile a quello di un globo. Ma in base alla rotazione dell’astro che gli ha dato nascita, e dalla magnetosfera che si fa sentire all’infinito, questa nuvola diventerà progressivamente una corona che allontanandosi aumenterà di superficie e di diametro. Se si parla di Giove che si illumina, questa nuvola di vapore acqueo sarà illuminata dal Sole certo, ma anche da Giove stesso che sarà la nuova stella che brillerà al centro. Questo essendo, questa nuvola illuminata da due stelle sarà visibile da molto lontano e durante numerosi secoli. Queste spiegazioni ci mostrano ugualmente che tutte le stelle del cielo sono un giorno circondate da una tale nuvola.

Fenomeni consecutivi alla deflagrazione atmosferica

25 - Fenomeni consecutivi alla deflagrazione atmosferica

(28) I pianeti che studiamo sono delle stelle in preparazione. Supponiamo allora che i satelliti di Giove abbiano raggiunto la dimensione degli astri del Sole e che Giove sia sul punto d’illuminarsi. Precediamo allora la sua illuminazione. Ed immaginiamo che la sua atmosfera sia appena esplosa, come lo rappresenta questa figura. Indipendentemente dall’illuminazione dell’astro che quest’esplosione provoca, si constata che, secondo la loro dimensione e la loro posizione, i satelliti sono spinti dal loro posto originale in modo diverso, come pure le frecce proporzionali lo rappresentano. Si vede anche il globo di vapore acqueo (fortemente illuminato) che si allontana rapidamente nello spazio dove finirà per svanire lungo i secoli. Sono lì due effetti dell’esplosione atmosferica che illumina la stella e provoca lo sconvolgimento dell’ordine stabilito dei satelliti. Si nota pure che questa corona di vapore passerà a turno su ciascuno di loro. Sapendo che fu così per la famiglia solare capiamo ora che questa nebulosa è ben all’origine della nostra acqua.

(29) Quando diventa stella, il pianeta possiede parecchi satelliti abbastanza importanti e non quattro soltanto. Si immagina allora molto bene lo sconvolgimento dei satelliti provocato dal soffio dell’esplosione. Si capisce, infatti, che i più piccoli ed i più vicini dell’astro saranno probabilmente cacciati dal loro anello dal soffio; e che i più grossi ed i più lontani non lo saranno, il soffio essendosi già attenuato nei loro paraggi. Quelli che saranno cacciati dal loro anello si raffredderanno, mentre quelli che non lo saranno si scalderanno considerevolmente, ininterrottamente. Sono lì tutte le differenze che si possono già notare nella famiglia solare, cioè sui pianeti che conobbero questo sconvolgimento quando il Sole s’illuminò.

Nebulosa circondando le stelle recenti

26 - Nebulosa circondando le stelle recenti

(30) La figura precedente ci ha mostrato la formazione e lo sviluppo della nuvola di vapore acqueo che se ne va ai confini. Qui, osserviamo quel che fu l’evoluzione di questa nuvola nel tempo e molto dopo che sia passata sull’astro più lontano dalla nuova stella che brilla al centro e che ne è l’origine. In quest’immagine si può vedere la nebulosa della Lira con le sue due stelle (una essendo la nuova stella al centro e l’altra sua madre verso il bordo), come si osservano in questo giorno dalla Terra. Le nostre pianestelle saranno un giorno circondate, anche loro, da una tale corona visibile da osservatori lontani; in quanto ogni nuova stella possiede la sua senza eccezioni. Perciò se ne osservano molte nel cielo.

*

(31) Le chiuse del cielo essendo adesso aperte, sappiamo che non c’è interruzione nel fenomeno elettromagnetico fin dalla compattazione dell’essenza intergalattica (dalla Galassia stessa) finché diventi un satellite poi un pianeta tale Giove affinché brilli. Vediamo allora, in uno stesso movimento, l’essenza formare la magnetosfera, poi le linee di forza, poi gli anelli ed i satelliti che si scaldano e si sviluppano per diventare come Giove. In seguito, osserviamo la sua macchia rossa fatta dall’anello ovalizzato del Sole, poi la sua atmosfera che si comprime e si scalda sempre di più fino alla sua esplosione ed infine la nuvola di vapore che si allontana ai confini sotto forma di corona. Tutto questo processo, semplice e di grande coerenza, è senza interruzione e di un solo movimento delle parti che lo formano. Non siate dunque miscredenti ma credete, come credei quando tutto questo mi fu rivelato.

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