Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Prima parte:
Compimento delle Scritture

5

Periodo di Giovanni ad Emanuele

(1) Dopo aver corrotto le sue vie e chiuso le porte davanti alla giovane gente che si desola e si dispera, questo mondo non ha più avvenire e di conseguenza tiene i suoi ultimi discorsi. Esso è nei tempi messianici dove arriva con forza colui che viene a salvare quelli che senza di lui sarebbero persi. Al tempo di Giovanni Battista, cioè duemila anni fa, non poteva dunque essere l’ora della venuta dell’Agnello, perché il mondo non era ancora giunto in questi tempi di fine che sono quelli del suo arrivo. Ebbene, oggi, il mondo è arrivato a quei tempi. Per questo l’Agnello si manifesta conforme alla profezia.

Il sacerdozio del Salvatore

(2) Istruito da Colui che lo invia al tempo prescritto, il Figlio illumina gli uomini sull’universo, affinché conoscano Dio, sappiano chi sono, da dove vengono e ciò che saranno le cose avvenire fino al termine dell’esistenza della famiglia solare. Viene prolungare l’opera di Mosè affinché nascono di nuovo tutti coloro che sono rimasti santi e semplici di spirito. Insegna loro la realtà per affrancarli e separarli da costoro che vivono di loro, perché sono il buon grano e la semenza del regno. Di conseguenza, il sacerdozio del Figlio non può in nessun modo essere trasmesso o delegato ad un altro, tanto meno che quando arriva e resuscita i morti, il mondo cambia subitamente. Nessun al mondo poteva dunque pretendere tenere il suo posto.

(3) Al termine di questi due millenni, il mondo vede finalmente che viveva in totale impostura. Questo, perché l’infame chiesa romana faceva agevolmente credere che proseguiva il sacerdozio di Gesù, quando non è in nessun modo trasmissibile, e che era sovrana. Avendovi così ingannato sulle Scritture, si è seduta in regina fino ad adesso dov’è mandata nel profondo dell’abisso conformemente a quel che è predetto. Capite che se non mettessi un termine alla sua furbizia l’intero mondo sarebbe perso per sempre? Sarebbe finita per lui, perché a causa di questa chiesa che si è impadronita della mia vigna nessuno potrebbe sapere chi sono né seguirmi. Perireste allora fino all’ultimo.

(4) Per illuminarvi ed impedire questo disastro, vi mostrerò come questa chiesa cominciò a formarsi al tempo di Giovanni (che era il tempo dell’apogeo dell’impero romano) e non quello di Gesù. Dopodiché coloro che s’interessano alle Scritture capiranno meglio il nuovo testamento che è impregnato di questo malefico impero.

Il nuovo nome del Cristo

(5) Ma per primo è necessario sapere che Cristo viene dal greco Khristos, che significa unto; cioè colui che è consacrato, annunciato e segnato da sempre dal sigillo di Dio sulla sua fronte dall’unzione. Quest’uomo, che è l’unto di Aaronne e di Israele, ha lo spirito del Padre e conosce tutte le sue opere che viene a spiegare al mondo. Perciò, all’eletto si attribuiscono due nomi: Gesù ed Emanuele; perché Gesù è nella Scrittura il personaggio di Emanuele nel mondo di oggi. Capite che Gesù è il nome antico del Cristo e che Emanuele è il suo nuovo nome. Nell’antico testamento, Isaia annuncia la sua venuta così:

Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio,
Il quale sarà chiamato Emanuele che,
Interpretato, vuol dire: Dio con noi.

La vergine, è Sion di cui si parlerà prossimamente. Ma perché questo figlio è chiamato Gesù è non Emanuele? Perché Gesù è l’immagine di Emanuele nel mondo di oggi. Tutto il libro che scrivo lo mostrerà.

(6) Per il momento, rimanete al mio fianco perché, chiunque siate sulla Terra, non potete in nessun modo afferrare la Scrittura senza di me che sono il suo compimento. È così, perché il Libro (l’antico testamento) è coperto da un velo sotto il quale si trovano sette personaggi che insieme illuminano, tale un candelabro, colui che viene a vincere il mondo. Ma toglierò questo velo, affinché possiate vedermi come sono. Così mi riconoscerete con certezza e mi seguirete in tutta fiducia. Perché sono l’Agnello immolato, colui che ha vinto l’ignoranza e che è degno di levare i sigilli che tengono il Libro celato.

(7) Emanuele è chiamato Dio da Isaia, perché nell’antico testamento si trovano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, (rappresentati da Abrahamo, Isacco e Giacobbe) che compongono insieme il personaggio di Emanuele. Dico che l’unione del Padre del Figlio e dello Spirito Santo formano un solo Dio: Emanuele è il suo nome. È per questa ragione che il profeta, sapendo chi egli è, lo chiama Dio.

Il tempo di Giovanni ed il tempo di Emanuele

(8) Sappiate che è Mosè che ha scritto l’antico testamento, e che Giovanni ha scritto il nuovo. E benché non possiate ancora capirlo qui, i due personaggi importanti dell’antico testamento sono Mosè ed Aaronne, quest’ultimo essendo l’immagine del Figlio dell’uomo. altrettanto i due personaggi importanti del nuovo testamento sono prima Giovanni, poi Gesù che è anche la realtà del Figlio dell’uomo. Per arrivare ad afferrare questi personaggi, dovete sapere per prima come il nuovo testamento è stato concepito e scritto da Giovanni sotto l’impero romano. Per questo, sorvoliamo insieme il periodo che va da Giovanni ad Emanuele. Questo vi permetterà anche di vedere quella che fu l’origine della setta romana avendo a capo colui che porta il nome della bestia che è il numero del suo nome (666). Siate perciò attenti, ne va della salvezza del mondo.

(9) Quando, spinto dallo Spirito che cresce in lui, il profeta si alza, è paragonabile ad un seme che germoglia e che dà un albero che non finisce di crescere, fino a diventare gigantesco. Ma un tal uomo diviene allora doppiamente prigioniero della sua conoscenza, perché è nel contempo prigioniero di Dio e degli uomini. Ai tempi dell’impero romano, c’è ne fu uno che divenne gigante e portò il nome di Giovanni, che significa gigante. Giovanni era questo prigioniero che, a poco a poco tale l’albero che cresce, venne ad afferrare ciò che sarebbero state le opere di colui che sarebbe venuto dopo di lui e che sarebbe più grande di lui. Ciò significa in un’altra epoca, perché è ovvio che Dio non suscita due profeti allo stesso tempo e fianco a fianco, ma le invia separatamente in tempi diversi. Troverete questo nella parola di Gesù:

In verità vi dico: tra i nati di donna (e non dello spirito come state per nascere oggi con me) non è sorto mai nessuno più grande di Giovanni Battista; ma il minimo nel regno dei cieli è più grande di lui. E dai giorni di Giovanni Battista (duemila anni fa) fino ad ora (oggi), il regno dei cieli subisce violenza e i violenti lo rapiscono. Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a Giovanni; e, se lo volete accettare, egli è l’Elia che doveva venire. Chi ha orecchi da udire, oda!

Ma, in duemila anni, non avete ancora compreso ciò che Gesù dice. Percepite però queste due epoche distinte di Giovanni e di Gesù? Quello che vi dico, è che Giovanni aveva lo spirito di questo Elia che è annunciato alla fine dell’antico testamento. Ma non aveva in lui la luce divina che risuscita i morti di cui solo il Figlio è provvisto. Seppe cosicché non era questo figlio unico, ma il suo messaggero inviato innanzi a lui per preparare il suo cammino ed appianare i suoi sentieri, per farlo poi innalzare in seguito.

Le prove di Giovanni

(10) Perché so cos’è la vita di un profeta e come ci s’innalza, dico allora che Giovanni ha provato a lungo e con forza ciò che ho provato e che, quando vide il Figlio, è me che vide come sono. Annunciò allora tutto quel che avrei sofferto per salvare il mondo. Attingeva in lui stesso e nell’antico testamento ciò che sarei e farei ; e mi vedeva come un fratello gemello che presentò al mondo con l’immagine e la bocca di Gesù. Perciò Gesù dice, escludendosi:

Elia veramente deve venire (Emanuele), ma io vi dico che Elia è già venuto (Giovanni).

Così concepite meglio il personaggio di Gesù, e perché si esclude con questa parola molto esplicita.

(11) Per afferrare il senso della profezia, bisogna prima capire che nell’antico testamento ci s’impara il Padre, nel nuovo ci s’impara il Figlio; e in quest’ultimo testamento, che è il compimento di tutta la profezia, ci s’impara lo Spirito Santo con il quale il mondo vivrà eternamente. C’è dunque per forza una rassomiglianza tra questi tre scritti, perché avendo lo stesso spirito, Mosè, Giovanni ed Emanuele, si esprimono in modo simile.

(12) Ma, contrariamente a me, Mosè e Giovanni riempirono le loro scritture di personaggi di cui avevano bisogno per trasmettere il messaggio di Dio. Perciò, benché simbolici, questi personaggi sono vere guide. Paolo, per esempio, non è un uomo, ma un personaggio nato dalla mano di Giovanni; colui che spiega Gesù ai greci ed ai romani, affinché sia il mondo intero ad ascoltare. Poiché Paolo non era con Gesù ma lo spiega con molta profondità ed esattezza, dico che è un personaggio creato da Giovanni per annunciare il messaggero. Perciò Paolo dice:

Quando egli sarà manifestato, lo vedremo come egli è.

(13) Le Scritture si diffusero nel mondo celate e sigillate, per essere lette nel loro vero senso solo quando il Figlio appare, perché è in Cristo che il velo sparisce. Scritte dai profeti, non possono essere spiegate che da uno di loro, e non dall’uomo nato da donna. Ascoltate dunque quello che ha motivo di essere ascoltato.

Il turbamento gettato da Giovanni

(14) Cosa si è dunque prodotto, duemila anni fa, sotto l’impero romano? Per interpretare correttamente il nuovo testamento, bisogna sapere in primo luogo che Giovanni battezza la folla; cioè che insegna la gente avvertendo il mondo che il figlio dell’uomo verrà dopo di lui, a suo tempo, e che quel giorno bisognerà essere in piedi. Questo Giovanni infastidiva i romani, e dovevano agire perché la folla smettesse di andargli dietro. Ed è ciò che fecero.

(15) Come gli egiziani, poi come gli ebrei, e poi come i greci, i romani pensarono a loro volta di essere il primo popolo al mondo (inteso come il primo del cammino). Allora, come quelli che li precedettero e contribuirono alla loro propria civilizzazione, i romani volettero civilizzare a loro volta il mondo intero; cioè conformare il mondo alle loro regole e ai loro pensieri, fosse anche con la forza. Roma appariva già essere la padrona del mondo ed aspirava al suo regno eterno. Ora questo regno, pensava essa, non poteva essere impedito dagli ebrei di cui occupavano il territorio, e da questo Giovanni. Dagli ebrei, perché questi pretendevano essere la discendenza di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe a chi Dio promisi la Terra per sempre. E da questo Giovanni, perché ai loro occhi sembrava essere il salvatore che gli ebrei aspettavano, credendo che uscirebbe in mezzo a loro e le libererebbe.

(16) Non potendo sopportare gli ebrei, che disperderono nelle loro province conquistate, i romani non potevano ammettere che questo Giovanni battezzasse la folla e predicasse il pentimento nell’attesa della venuta prossima del salvatore. Dovevano quindi trovare uno stratagemma per impadronirsi di lui ed ucciderlo. Roma ne avvertì Erode che, allora, fece alleanza con essa affrettandosi di sposarne la causa. In questo modo, Erode sposò Roma. Per questo la figlia che balla davanti al re Erode per sedurlo e per chiedergli, all’istigazione della madre (Roma), la testa di Giovanni su un vassoio, è quest’alleanza e non una donna! Erode, anziano e stanco, promise così a Roma la testa di Giovanni.

La ritirata di Giovanni

(17) Che cos’è dunque successo in seguito? Prima di tutto sappiate che Giovanni non è morto decapitato in prigione come s’intende letteralmente, né che Gesù è morto inchiodato ad un legno; si tratta di allegorie. No, Giovanni fuggì nel deserto, perché aveva un immenso dovere da compiere: scrivere il nuovo testamento (che è il suo testamento) per presentare e far innalzare colui che sarebbe venuto dopo di lui a salvare il mondo. Ed è a Patmos (piccola isola greca) che fuggì, perché vi era sconosciuto, ed è per causa mia che ci andò. Però non è necessario sapere in quali anni ed in qual modo Giovanni scrisse. L’importante è che il suo libro esiste nel mondo per farmi alzare a tempo, e affinché ciascuno possa riconoscermi attraverso il Figlio dell’uomo che Gesù annuncia.

(18) Giovanni era un uomo di un estremo rigore che viveva di poche cose. Si asteneva di tutto. Ma fu un uomo di grande valore senza il quale il mondo non potrebbe essere salvato oggi. Finché arrivasse il nuovo testamento, nei paesi, diciamo, colonizzati dai romani, si parlava soltanto di lui, e non di Gesù, e si innalzava il suo nome al cielo. E proprio perché fu così, che il suo nome si diffuse tra i popoli e in particolare nel paese dei galli dove questo nome fu molto utilizzato. Perché agli occhi di tutti, Giovanni era il salvatore, l’unto di Dio, quello che liberebbe gli uomini dall’influsso dei romani. Nessuno conosceva ancora il nome di Gesù a quei tempi, e nessuno evocava il suo nome. Tutti ignoravano la sua esistenza e ciò che avrebbe compiuto.

(19) È probabilmente durante quei tempi, ed in segreto, che Giovanni scrisse il nuovo testamento nel quale presentava Gesù, l’agnello di Dio. Ci incluse ovviamente tutto ciò che si svolse con i romani durante il suo ritiro e che finì per dar forma all’apocalisse, il suo ultimo capitolo. Come allora non avrebbe mostrato sotto velo la bestia che sale dal mare e che sale dalla terra, rappresentando i romani con i loro militari e la loro setta infame?

(20) Fin da allora i romani avevano costruito grandi edifici religiosi per impressionare il mondo ed imporre la loro religione ipocrita e la loro dominazione. Ma di queste grandi costruzioni imponenti, che sono sempre a misura della vanità di coloro che le fanno costruire, Giovanni fece in modo che non ci fosse pietra su pietra che non fosse rovesciata il giorno della venuta del Vero che lui annuncia.

(21) Credete ciò che vi dico; perché, come Giovanni mi ha visto a tempo mio, io lo vedo a tempo suo e com’era. Nel nuovo testamento, Giovanni viene prima di Gesù e se ne va prima di Gesù. Non conoscere Giovanni è per forza ignorare Gesù. Ma solo Emanuele che è coinvolto da i due può spiegarli. In questo senso, dico ancora che Giovanni è l’Elia che è già venuto, e che Emanuele è l’Elia che doveva venire. Venti secoli di tradizioni e di credenze erronee non intaccheranno ciò che dico.

(22) Con la simulazione, Giovanni ha realmente fatto credere ai romani una cosa per un’altra, perché sapeva molto bene che si sarebbero impadroniti del nuovo testamento nel quale presentava il salvatore. Ed è ciò che fecero, sbrigandosi di cambiarne la natura per mascherare la loro condanna scritta. Formarono dunque una setta che sedettero sulle loro menzogne alle quali non smetterono di aggiungerene altre, affinché nell’arco dei secoli prendano l’apparenza della verità agli occhi dei popoli. Ma Giovanni aveva teso loro una trappola nella quale non mancherà di cadere il capo di questa setta, che porta sulla sua testa il nome della bestia ed il numero del suo nome che abbiamo evocato.

(23) Comprendete meglio adesso chi sono i padri dell’infame chiesa romana e ciò che fu la sua origine. E sapete intendere perché Giovanni non ha mancato nel dare un segno incontestabile (666) che metterà un termine a questa religione bugiarda, perniciosa e assassina, che fu sempre causa di dissensi e di guerre che persistono fino a oggi.

(24) È anche scritto che Giovanni aveva una cintura di cuoio ed un mantello di pelli di cammello. Perché una tale descrizione dei suoi indumenti? Il significato di questo è dato in Zaccaria (padre spirituale di Giovanni), nell’antico testamento, dove è scritto:

In quel giorno (oggi), ogni profeta (i dirigenti) proverà vergogna della sua visione
Quando profetizzerà (su l’avvenire),
E non indosserà più il mantello di peli per ingannare.

Questo significa che con la verità conosciuta da tutti oggi, i vostri dirigenti arrossirano delle loro visioni, perché non potranno più dissimularsi sotto peli di bestia per mentire; perché è certo che colui che mente non è degno del nome d’uomo ma soltanto del nome di bestia.

(25) Perché allora Giovanni aveva un mantello di pelli di cammello? Perché nel suo ritiro a Patmos, presentò il Figlio al mondo trasportandosi al giorno della sua venuta (oggi) e allo stesso tempo lasciando credere che era corporalmente al suo fianco. Ha agito così per preparare il suo cammino; cioè per far uscire davanti a lui i traditori e gli impostori che avrebbe sorpreso al suo arrivo. Ed è quel che si produce realmente oggi come lo vedete, perché arrivo in pieno tradimento.

La profanazione delle Scritture

(26) Ho ancora qualcosa da mostrarvi. Alla fine del nuovo testamento Gesù dice:

Lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: Se qualcuno ci aggiunge qualcosa, Dio lo colpirà dei flagelli descritti in questo libro;
E se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e dalla santa città (verso la quale vi porto), descritti in questo libro. Colui che attesta queste cose, dice: Si, vengo presto!

(27) Benché quest’avvertimento sia chiaro, è senza scrupoli che i membri della setta romana profanarono le Scritture, cambiando delle parole, portando false annotazioni deformando o cancellando passaggi che li condannano; ma anche riempiendo di figure e d’immagini di statue che impedivano a chiunque di afferrare la profezia. Perciò se avete l’antico ed il nuovo testamento che porta il marchio della chiesa di Roma, potete bruciarli al fuoco, non valgono niente. Cercate dei libri che non comprendono che la Scrittura originale tradotta dall’ebraico e dal greco, e che non è toccata dalle mani profanatrici di questa setta o di altre sette. E se non ne trovate più oggi, non vi desolate. Cito dei passaggi del Libro che è caduto tra le mie mani, a partire dei quali afferrerete la profezia e riconoscerete il Figlio dell’uomo nella certezza.

(28) Ma quanti siete ad aver letto l’antico ed il nuovo testamento dall’inizio alla fine? Se non avete letto l’antico testamento, il nuovo non può aver senso ai vostri occhi, perché è nel primo che trova la sua spiegazione e la sua ragione di essere. E se non si leggono tutte e due di seguito, soltanto nel loro senso spirituale, sono incomprensibili e rimangono velati. Ora, se non li avete letti, è certo che l’insieme delle spiegazioni che vi do vi sfuggono completamente. Però quelli che le conoscono afferrano, e confermeranno in seguito quel che dico.

Il comportamento delle sette

(29) Quando l’eletto di Dio si alza nel mondo, bisogna inevitabilmente aspettarsi che le sette che si formano nelle tenebre si erigano insieme contro di lui, perché sanno che per loro è finita. In verità, che cos’è una setta? Si tratta di un gruppo di persone che hanno delle affinità in comune, e che sono adepti ad una dottrina in seno ad una società. Essa è riconosciuta dai suoi fondatori e dai loro successori che organizzano una gerarchia per divulgarne le virtù e le ricompense che se ne conseguono, il tutto facendo uso del proselitismo, del denaro, della dominazione, e bisogno sia, del castigo degli adepti dissidenti. Agiscono così, perché in realtà coloro che fondano una setta sono degli individui parassitari che invocano Dio dall’alto del loro piedistallo per meglio introdursi nei spiriti più deboli e vivere a loro carico. Ma quelle che si formarono durante il periodo delle tenebre non sono unicamente religiose; perché tutti i raggruppamenti (i partiti) composti da uomini politici che difendono le stesse opinioni, o di uomini in cerca di potere o di profitto, sono altrettanto delle sette, anche se non evocano Dio.

(30) Perciò, si può dire che questo mondo di Babele non è che un’immensa organizzazione di sette diverse, e che il loro lungo indottrinamento di cui siete quotidianamente l’oggetto ha creato in voi una dipendenza di cui avrete del male a sbarazzarvene. Il che è una gran disgrazia, perché questo falso profeta che faceva credere di essere il vicario del Figlio di Dio e che si opporà alla sua venuta, è colui che andrà ad occasionare il più gran numero di morti su tutta la faccia della Terra; perché miriadi d’innocenti, presi in questa setta, non potranno abbandonarla. Periranno, come periranno tutti quelli che non si accorgeranno che non è al tempo di Giovanni, duemila anni fa, ma oggi che Dio invia Emanuele per mettere fine alle infamie. Siate dunque vigilanti su tutto ciò che dico.

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