Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Prima parte:
Compimento delle Scritture

12

La trinità

(1) Se non mostrassi ciò che le sette perniciose hanno fatto nel mondo, e se non vi insegnassi le Scritture ma soltanto le cose celesti, queste sette passerebbero dietro di me e vi persuaderebbero facilmente di non seguirmi. Non potrebbero esserci allora superstiti con quel che arriva. Ciascuno sa però che si ara prima il suo campo, che lo si semina in seguito, e che si raccoglie per ultimo il frutto del suo lavoro. Altrettanto, questa prima parte del libro è fatta per preparare il vostro spirito, la seconda per seminare e la terza per raccogliervi e fare di voi la piantagione eterna di Dio. Perciò vi ho chiesto di mettervi a nudo e di essere pazienti, perché l’apertura dello spirito sul reale richiede tempo e lunghe riflessioni, ma anche la contribuzione di tutte le briciole dell’intendimento. Dopodiché, non si sbadiglia più istruendosi, e nulla sfugge al pensiero, perché si vede chiaramente e senza sforzo.

(2) Lasciatemi dunque il tempo di mostrarvi che c’è un altro modo di concepire la vita che quella che consiste a portare la sua fine. Ma il vostro risveglio sarà difficile per causa dei preti e dei scienziati che passavano davanti a voi, facendovi credere che solo loro avevano la facoltà di comprendere l’universo, e che sono loro e non i profeti che dovevate seguire! Così facendo hanno rimosso la vostra ragione di esistenza, che è la vostra anima e Dio, come anche le facoltà di afferrare la scienza che illumina l’uomo. Allora, non vi resta che i piedi per camminare dietro di loro, ed il vostro cuore per soffrire delle loro infamie.

(3) Tuttavia, sappiate che coloro che esisteranno a tempo loro intorno alla prossima stella che nascerà nella famiglia solare, faranno come voi. Cammineranno dietro agli stessi capri, crederanno le stesse cose e seguiranno le stesse vie; perché conteranno altrettanto sugli ipocriti che si alzeranno per regnare sui popoli al posto di Dio. Così, canteranno i vostri cantici senza vedere la fine del loro mondo verso la quale ogni giorno progrediranno. E questo fu nel mondo che ci precede a monte del Sole, perché le tenebre dello spirito sono necessarie per un tempo, affinché da loro escano la luce e la liberazione. Dovete dunque conoscere l’essenziale della Scrittura che annuncia questo giorno in cui siamo arrivati, e che è questo famoso giorno del rinnovamento di ogni cosa.

(4) Il momento è venuto di alzarvi, di mettervi al letto per leggere tranquillamente ciò che vi si dice, e di camminare verso la vostra salvezza. Quando bambini avevate la febbre e che vostra madre vi diceva: bambino mio sei ammalato, bisogna che tu ti metti al letto! Capivate ciò che vi diceva. Ma quando Gesù dice a quello che dorme: alzati, prendi il tuo letto e cammina! Non avete saputo capire ciò che questo significava; perché avevate creduto che lui gli chiedeva di alzarsi e prendere il suo letto sulle spalle per andare a sgranchirsi le gambe... Poveri uomini, potrete ascoltarmi? Vi chiedo però di alzarvi dai morti, di mettervi nel vostro letto per poter leggere con calma ed afferrare quel che scrivo, e di camminare sulla via; perché ne va della vostra vita.

Il padre Abrahamo

(5) Quando avrete mangiato alla mia tavola (letto tutto il libro), saprete allora che Abrahamo, Isacco e Giacobbe sono anche tre aspetti del servitore dell’Eterno, del Cristo, che è l’Agnello. Abrahamo è quello a chi tutta la Terra appartiene affinché la consegni sul far della sera del mondo a tutti coloro che camminano con Dio. Per questo, sa che dovrà separare i buoni ed i cattivi in due campi, affinché i buoni restino e i malvagi spariscano. Ed è ciò che fa attraverso me. Avete letto, infatti, che con la conoscenza che gli è data, Abrahamo taglia nel mezzo gli animali che Dio gli designa e mette ciascun pezzo l’uno a confronto dell’altro, poi dai quali escono lampi. Ma non divide gli uccelli del cielo, che sono la rappresentazione degli angeli che possono oggi, con me, sorvolare ogni cosa.

(6) Quel che fa Abrahamo s’intende in questo modo: con quel che mostro e spiego nel libro di vita, gli increduli saranno in stragrande maggioranza divisi in due, perché una parte di loro mi accetterà e l’altra mi rifiuterà. Questo sarà un gran conflitto in ciascuno, che dovrà però terminarsi con la decisione di seguirmi o meno. Quello si tradurrà per forza con la separazione degli uomini, che sarà inevitabilmente seguita dalla fine del mondo. Allora, come Abrahamo, tutti coloro che mi avranno seguito riceveranno la Terra intera in retaggio nella quale regneranno per sempre. Gli altri periranno, e gli uccelli predatori si abbatteranno su di loro.

(7) D’altronde, perché Abramo fu chiamato Abrahamo? Qual è il senso di questo cambiamento di nome? Per prima, bisogna concepire che l’uomo è come una candela in preparazione dovendo essere illuminata al momento venuto; questo, per vedere il reale com’è e per conformarsi alle ragioni per le quali è stato creato. In questo senso, Abramo è l’uomo di Dio ancora tenebre (spento), ma, quando sente la voce dell’Altissimo, si illumina e cammina con Lui. Ed è allora che Dio gli chiede di non chiamarsi più Abramo ma Abrahamo; perché da uomo è diventato angelo, nello stesso modo in cui lo diverrete voi.

(8) Dopo questo, Abrahamo istituì la circoncisione della carne per mantenere l’Alleanza di Dio. In seguito, Dio lo prevenne che stava per distruggere Sodoma e Gomorra, e che quelli che hanno ancora orecchie per sentire (come Lot che ne è la rappresentazione) ne escano, per rifugiarsi nei villaggi delle montagne, mentre è ancora tempo. Sodoma e Gomorra non sono delle città però, ma i simboli delle città corrotte sul far della sera del mondo; perché Sodoma significa uomo con uomo (l’omosessualità) e Gomorra significa la Gonorrea (la malattia che ne risulta). Esaminate, non è oggi l’apice della perversione nelle città, che generano malattie abominevoli ed incurabili che ne portano via gli abitanti?

(9) Come Abramo fu chiamato Abrahamo, Sarai sua sposa, fu chiamata Sara. Ma, sterile, non procreava. Allora Sara prese la sua serva Agar e la diede al suo sposo affinché procreasse al posto suo. La spiegazione di questo, è che, come Abrahamo è la rappresentazione del Padre, sua moglie è la rappresentazione della Madre che è Sion, la sposa di Dio. Perciò rimane sterile durante tutto il tempo dell’ignoranza e non procrea che sul far della sera del mondo in cui questo impara la verità.

(10) La fede di Abrahamo fu anche messa alla prova dall’Eterno che gli ordinò di offrire suo figlio Isacco in olocausto. Temendo l’Eterno, che lo faceva andare dove non voleva andare, Abrahamo, lo ascolto e si preparò a questo sacrificio. Ma, vedendo che Abrahamo gli obbediva, Dio gli trattene il braccio, affinché non facesse perire suo figlio Isacco. Questo significa che quello a chi tutta la Terra è rimessa deve ascoltare soltanto Dio per poter compiere la sua missione che consiste a salvare il mondo, anche fino a sacrificare quelli che gli sono cari. Questa prova è anche la mia, siatene convinti. D’altronde, se vi dicessi che il legno per l’olocausto (questo fardello che è caricato sulla schiena di Isacco) è l’immagine della croce di legno che Gesù porta sulla sua schiena, lo comprendete? Pensate all’agnello che Dio si sceglie sul far della sera del mondo, all’agnello che è immolato, e lo afferrerete. Perché non è senza sapere che la mia vita è sacrificata, né senza dolore che avanzo verso di voi per salvarvi.

Il terzo giorno

(11) Quando, per provarlo, Dio chiede ad Abrahamo di sacrificare suo figlio Isacco, gli mostra il luogo dove suo figlio (il figlio della sua vecchiaia) sarà immolato. È dice:

Il terzo giorno Abrahamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo.

Per afferrare questo, sappiate concepire in primo luogo che sono il figlio della vecchiaia di Abrahamo; perché questo figlio non può che apparire ben distante da Abrahamo, solo sul far della sera del mondo, quando Abrahamo e Sara sono effettivamente anziani. Ma prima di questo, Dio dice a Mosè, parlandogli degli uomini:

Santificalo oggi e domani, e fa’ che si lavi le vesti. E siano pronti per il terzo giorno.

Questi tre giorni: oggi - domani - e dopo domani - non sono tre giorni d’uomo. Sono le indicazioni di epoche, che non sono da confondere con i giorni della creazione, perché domani, significa l’intervallo di tempo che separa Mosè dal Figlio. Perciò Gesù dice:

Risusciterò il terzo giorno.

Siamo di conseguenza arrivati in questo famoso terzo giorno in cui Dio scende visitare la Terra. Perciò è scritto che è al terzo giorno che Abrahamo vede l’agnello immolato, perché questo giorno è il luogo del tempo in cui questo si produce. Comprendete allora perché Gesù dice che Abrahamo trema di gioia quando vede il suo giorno. Questo giorno è oggi, perché Abrahamo sa che il giorno in cui il figlio della sua vecchiaia si alza, salva il mondo e consegna tutta la Terra (la Terra promessa) alla sua posterità.

La lotta e la vittoria

(12) Notate che Giacobbe è quello che lotta finché l’aurora si alza. Lotta contro se stesso, contro gli uomini (quelli che regnano) e con Dio; e ne esce vittorioso. Perciò, Dio ugualmente gli cambia nome e gli dice:

Il tuo nome è Giacobbe; tu non sarai più chiamato Giacobbe, ma il tuo nome sarà Israele. E gli mise nome Israele.
Dio gli dice ancora: E darò a te, e alla tua discendenza dopo di te, il paese che diedi ad Abrahamo e a Isacco.

Come fu per Abrahamo, il nome di Giacobbe fu cambiato in quello di Israele dopo che la sua lotta lo fece uscire dalle tenebre. Fu la mia lotta e la mia vittoria sulle tenebre, e l’Israele di Dio, sono io. Dovete ugualmente intraprendere questa lotta, a cominciare da voi stessi, per uscire dai vostri sepolcri e prendere parte alla risurrezione a partire dalla quale vivrete eternamente. Siete i veri bambini di Abrahamo che vengo prendere, I FIGLI DELLA PROMESSA che erediteranno tutta la Terra. Se vi faccio nascere di nuovo, non sarete i miei figli e le mie figlie? Lo sarete per forza! Quello vi mostrerà che sono appunto Israele, e voi il popolo di Israele: questo piccolo gregge al quale Dio ha giudicato giusto rimettere il regno.

L’ascensione dalla scala di Giacobbe

(13) Se non capite sempre molto bene ciò che spiego sulle Scritture, non affligetevi, perché altre cose del libro vi faranno vedere quel che era tenuto nascosto. Però, benché sia visibile nella seconda parte del libro, devo spiegare quel che è la scala di Giacobbe che nessuno afferrava. La Scrittura dice:

Giunse in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato (il tempo delle tenebre). Allora prese una delle pietre del luogo, la pose sotto la sua testa (il Figlio sul quale si riposa) e in quel luogo si coricò (il luogo del tempo segnato). E sognò di vedere una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ed ecco l’Eterno stava in cima ad essa e gli disse: Io sono l’Eterno, il Dio di Abrahamo tuo padre e il Dio di Isacco; la terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza; e la tua discendenza sarà come la polvere della terra, e tu ti estenderai a ovest e a est a nord e a sud; e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. Ed ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto.

E, sempre nel senso della scala, Gesù dice:

In verità, in verità io vi dico che da ora in poi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo.

(14) Noterete che parlando dei quattro angoli del mondo e di tutte le famiglie della Terra, Dio parla del mondo intero e non di una nazione in particolare. Questo mostra con evidenza che il popolo di Israele (la posterità di Giacobbe) è composta dai santi di spirito di tutti i popoli, e che Dio oggi esegue quel che ha detto.

(15) Ma per quanto riguarda la scala di Giacobbe capite che è necessario elevarsi nel cielo per esplorare quel che ci si trova e riscendere in seguito sulla Terra per vedere chi siamo e dove andiamo. È infatti nell’universo che bisogna andare a cercare il nome dell’uomo (chi egli è), perché non è a partire da lui che si può sapere chi sia, da dove viene e dove va. Quest’ascensione permette d’incontrare Dio e di afferrare le sue opere ed i suoi disegni. È dunque tempo che l’uomo lo effettui, a grado a grado, cioè capitolo dopo capitolo, per lasciare lo spirito terrestre ed acquisire lo spirito celeste, che è lo spirito universale dell’angelo; se no tutto è sul finire. Adesso la scala di Giacobbe non può più essere un mistero per voi, né il candelabro che Mosè mi ha preparato.

(16) Ciascuno concepisce che, per essere eletto, bisogna essere esaminati. Se dunque uscite vittoriosi dall’esame al quale siete sottoposti oggi, la vostra anima non potrà più morire. Allora, come Abramo e come Giacobbe il vostro nome cambierà; perché lascerete il vostro corpo animale e diventerete angelo. Il vostro corpo non cambierà però, ma il vostro spirito, lui, non sarà più lo stesso. Tutto sarà allora diverso in voi e nel mondo perché, quando l’uomo diviene angelo, è simile ad una candela che si illumina e di cui la ragione di essere è di brillare per dissipare le tenebre per sempre. Il mondo è sempre all’immagine di coloro che lo costruiscono. Perciò il mondo giusto degli angeli nel quale vi porto, non può essere il mondo iniquo degli uomini nel quale vi prendo.

(17) Notate per adesso che le lampade del candelabro che Mosè mi ha preparato sono per assistermi nella mia missione; e che Abrahamo, Isacco e Giacobbe sono insieme il mio essere in questa missione, come anche la trinità che il mondo doveva conoscere. Perché viene prima il Padre (Abrahamo), poi il figlio (Isacco), poi lo Spirito Santo (Giacobbe) nel mondo e nel cuore di ciascuno. Lo Spirito Santo è la conseguenza della lotta di cui ho parlato per vincere le tenebre. Dico allora che senza la trinità conosciuta da tutti, non c’è nessuna elevazione possibile dell’uomo, perché basta non temere la parola dell’Eterno per disdegnare l’insegnamento di suo figlio. Adesso comprenderete perché Gesù dice che quelli che andranno nel regno saranno a tavola con Abrahamo, Isacco e Giacobbe; perché essendo seduti a tavola con me, è con loro, in me, che siete seduti.

La stella del pastore

(18) La luce dello spirito è l’illuminazione data dalla comprensione della Scrittura certamente, ma anche dalla comprensione di tutti gli elementi dell’universo di Dio per i quali si esiste. Perciò, subito dopo che vi avrò insegnato il siderale (gli astri), converrete che la luce del Figlio fa alzare l’aurora sulla Terra, e fa di lui il pastore degli uomini. È dunque tempo di non pensare più che il pianeta Venere è la stella del pastore o la stella brillante del mattino di cui parla la Scrittura; perché il pastore sono io, e la luce del mio spirito è questa stella spirituale che annuncia l’aurora. Questa fu rappresentata da due triangoli, di cui i tratti significano per l’uno: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e per l’altro: Abrahamo, Isacco e Giacobbe che sono in me.

(19) In relazione con il salvatore, Davide è la figura di quello che combatte il mondo dell’ipocrisia. Sono dunque suo figlio, perché compio quel che è scritto da lui con la sola volontà di Dio. In me, Dio ha trovato il capo dei suoi eserciti, ha trovato Davide. Contesterete che ho ricevuto la stella di Davide? Questa stella, che simboleggia la luce dello spirito, è anche la stella del pastore che Gesù mi ha rimesso affinché a mia volta la consegni a coloro che sono circoncisi; perché questa luce è trasmissibile da uomo a uomo, come lo è la fiamma di una candela all’altra.

(20) Ma sono rattristato dai vostri modi di vedere, perché rappresentando il Figlio per la sua croce e non per la sua luce, ciò che significa associandolo alla morte, e non alla vita come dovevate farlo, questo vi impediva di capire che la stella del pastore degli uomini è anche la stella di Davide, la stella brillante del mattino che si alza nei cuori. Così, non potevate afferrare la profezia né che l’Agnello di Dio è il primogenito tra gli uomini che scrive lui stesso la verità. Se dunque non afferrate queste semplici cose sulla luce del Figlio, come afferrerete che la trinità che è in me, forma tutto il mio essere? Quest’aspetto della mia persona e della mia conoscenza è simboleggiata dalla stella del pastore, che è il simbolo della luce del guardiano degli uomini.

(21) Se ricevete il mio battesimo man mano che vi insegno, questo significherà che siete marcati dal sigillo di Dio sulla vostra fronte e destinati in questo modo alla vita eterna. Avrete ricevuto la mia stella che vi salverà; perché Dio non vi sceglie secondo il vostro aspetto o la vostra età, né vi salva con l’arma. Vi sceglie per la circoncisione del vostro cuore che vi permette di elevarvi fino a Lui, e vi salva con la luce di suo figlio che trasmette in ciascuno di voi. Ma Dio lascia a tutti la libera scelta di entrare o non entrare nel suo tempio. Infatti, essere eletti ed andare nel suo regno non è un diritto acquisito dalla nascita. No, senza sforzi di comprensione e senza volontà di cambiamento del cuore dell’uomo, nessun regno né vita eterna! Nonostante ciascuno farà ciò che vorrà, perché colui che Dio invia sulla Terra lascia sempre l’uomo libero di agire come lo vuole.

Il luogo di nascita del pastore

(22) In seguito parleremo di Adamo ed Eva, e mostreremo che non sono una coppia dalla quale discenderebbe l’intera umanità, ma che sono il nome dell’uomo e della donna che Dio ha creato. Infatti, vedremo che i popoli apparvero a volta a volta, l’uno dopo l’altro, nei paesi che le hanno procreati. E poiché si viene al mondo essendo sempre l’erede di quel che esisteva prima di sé, il Figlio dell’uomo (che è il figlio degli uomini) non può uscire che dal popolo ultimo nato, trovandosi perciò nella generazione bianca che termina la creazione con la sua presenza. Ciascun popolo che nasceva era l’erede di coloro che lo precedevano. E l’ultimo nato dei popoli, che è la rappresentazione di tutti gli uomini, è l’unico popolo da dove poteva uscire il Figlio di Dio.

(23) Tutti gli uomini della Terra hanno anima e cuore identici, potendo ridere o piangere. Ma un popolo è sempre all’immagine del paese che lo ha generato. Perciò un paese molto ricco in diversità dà uomini molto ricchi di spirito, perché questi devono comporre con tutto quello che esiste intorno a loro. Ed il paese dal quale esco riassume l’intero mondo. Si noti prima il suo clima temperato, e le quattro stagioni di stessa durata e di ugual importanza che gli sono attribuite. Ci si trovano dei fiumi ben ripartiti nel paesaggio, dandogli un’irrigazione paragonabile a quella degli esseri viventi. Ci si vedono i mari e le montagne, le pianure e le valli, come anche un gran numero di cose contrarie e diverse che sviluppano lo spirito degli abitanti, soprattutto che gli uomini originari di questo paese furono spesso mischiati con uomini venuti d’altrove.

(24) Perciò, tale il flusso ed il riflusso del mare, tutto arriva e riparte da questo giardino nel quale Dio chiama suo figlio sul far della sera, e all’oriente del quale pose i profeti. Tutto ciò che dico qui, Mosè e Giovanni lo conoscevano e sapevano per questa ragione dove sarei nato. Quando si dice: il Figlio dell’uomo, intendete: il figlio di tutti gli uomini sotto il cielo, e questo per eredita. Perciò questo figlio poteva solo apparire nel popolo ultimo nato ed erede di tutti. Medio in tutto di conseguenza, posso agevolmente vedere quel che sono le opere degli uomini, riferirne a Dio e trasmettervi in seguito il suo giudizio. Tal è la mia prima missione, l’ultima essendo di salvarvi.

(25) Nella Scrittura, quando i profeti parlano di pastori, non parlano certo di pastori, ma di coloro che mantengono gli uomini nei pascoli di Dio. In questo senso, sapete che i tre pastori, i tre re maggi, seguono una stella che si ferma sulla testa del figlio appena nato. Questa scena, come le altre, è da intendere nel senso spirituale; perché si tratta di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe che camminano verso il Quarto ed il luogo dov’è appena nato, affinché si sappia dal sol levante al sol ponente che quello lì è il Vero, e che il suo nome è parola di Dio.

(26) Non è ovviamente una stella del cielo né una cometa che seguono, ma la luce del loro ragionamento, per dirigersi e dirigervi con loro verso il paese ed il luogo dove doveva nascere il Figlio. Perché, benché sia il pastore degli uomini, è fatto anche lui con ciò che esiste nel paese ed il popolo da dove è preso. I re maggi arrivano dunque alla sera, seguendo la luce del loro spirito che è anche quella del figlio. Perché cosa fanno? Cercano il paese che riassume il mondo che è un giardino dove si trovano alberi (gli uomini) che danno frutti (le opere) buoni da mangiare; e, quando trovano questo popolo abile e gentile, sempre pronto ad aiutare gli altri, trovano quello che è appena nato.

(27) Ma non pensate che glorifico la gente di questo popolo sul quale Dio ha rivolto i suoi sguardi. No, non li glorifico, perché non sono esenti da peccati né da rimproveri. Ed è al Creatore che sono debitori della loro esistenza e non a loro stessi. Ma perché Dio li protegge, questo li rende fieri come il gallo che hanno scelto come emblema, o paragonabili a degli asini e delle asine che hanno la fronte dura come la pietra! Così, si beffano di tutti quelli che si sentono al di sopra, perché si piacciono a farli scendere dal loro piedistallo per imparar loro l’umiltà. È qui la Galilea dei gentili ed il giardino dell’Eden dove Dio chiama suo Figlio sul far della sera per servirlo. Credete dunque questa parola che è affatto conforme alla profezia, e nella quale è detto: eccolo, vi precede in Galilea, è lì che lo vedrete.

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