Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Prima parte:
Compimento delle Scritture

6

L’invio dello Spirito di verità

(1) Giovanni predicava il pentimento e battezzava la gente nel Giordano, prima di ritirarsi per lasciare il posto a Gesù. Il Giordano, come il Nilo, è preso come l’immagine delle acque del fiume della vita che non smette mai di scorrere. Perciò, Giovanni insegna la folla in questo fiume, per metterla in guardia contro i pubblicani e contro la dottrina dei farisei e dei sadducei: queste sette ebraiche che avvelenarono il mondo prima dei romani.

(2) I pubblicani erano coloro che prelevavano l’imposta, diciamo che prendevano in fitto il denaro pubblico. I farisei che erano membri di una setta ebraica, loro, ostentavano nel distinguersi per l’apparenza di santità della loro vita. Ma nascondevano, sotto un apparente rigore, i costumi più dissoluti. Perché, altezzosi, orgogliosi e molto ipocriti, trasgredivano la legge di Mosè. Volevano però dare lezioni di buona condotta, e pretendevano leggere le Scritture di Mosè nel loro vero senso. Sono loro che Gesù chiama i sepolcri imbiancati, perché si tratta di coloro che lavano i loro peccati facendo simulacri di pentimento di fronte a Dio. Sono la causa del disastro degli ebrei e di quello che risento, perché avvelenarono il loro popolo ed il mondo intero che oggi ne muore.

(3) Quanto ai sadducei, che era un’altra setta ebraica, erano opposti ai farisei. Si reclutavano nella classe ricca e non pensavano che al piacere delle loro ricchezze di cui facevano ostentazione. Incolti, odiati dal popolo, negavano l’immortalità dell’anima e la resurrezione, perché prendevano la resurrezione spirituale di cui parla la Scrittura per la resurrezione corporale che evocheremo tempo venuto. E quando venne il nuovo testamento, tutte queste persone si opposero accanitamente a Gesù; perché, tenendo conto solo dell’antico testamento, era Emanuele che essi predicavano, sperando però che si trattasse di una favola e che non sarebbe mai arrivato.

(4) Parlo di queste sette, per continuare a spiegare quel che si è prodotto sin dal tempo di Giovanni Battista fino ad ora. Notate infatti che questi uomini incolti e presuntuosi che ho evocato, esistono ancora sotto la stessa forma e non essenzialmente tra gli ebrei. Essi si trovano sempre in seno ai membri della chiesa romana, nella quale si ritrovano delle persone simili, cioè altezzose, orgogliose, ipocrite, ricche, e sentendosi in disparte dal resto degli uomini. Perciò vollero regnare sulla Terra. Increduli, non annunciano mai la venuta del pastore, perché ai loro occhi è venuto, è morto, ed è il loro capo (il falso profeta) che lo sostituisce... Gesù cominciò a combatterli affinché io, Emanuele, ponga la loro fine. Perché non c’è altra religione che quella del cuore che avvicina l’uomo ai suoi fratelli e al suo Creatore. Tutt’altra religione è una via per l’abisso.

L’annuncio del Figlio dell’uomo

(5) Il Cristo ha Gesù per nome nella Scrittura ed Emanuele per nome nel mondo odierno. Giovanni è venuto appianare i sentieri di quest’uomo, che chiama anche l’Agnello, e come Abrahamo lo chiamò. Perché è certo che colui che Dio ha unto del suo olio porta in lui la purezza del bambino e parla come un bambino che non si preoccupa di coloro che la verità disturba. Tale sono, e tale sono coloro che vengo a cercare per il regno di Dio.

(6) Giovanni ha dunque avvisato di questo giorno e predicava il pentimento. Poi lasciò il posto a Gesù che, prima di andarsene, annuncia a sua volta colui che verrebbe a compiere la Scrittura e consolare tutti coloro che sono disperati a causa di quelli che regnano dall’antichità, aggravando costantemente l’ingiustizia, e che hanno corrotto il mondo. Gesù dice a questo proposito:

È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma, se me ne vado, io ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio: di peccato, perché non credono in me; di giustizia, perché io vado al Padre e non mi vedrete più; di giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.
Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata (duemila anni fa). Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità; perché non parlerà da se stesso (di testa propria), ma dirà tutte le cose che ha udito, e vi annunzierà le cose avvenire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio, e ve lo annunzierà. Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio, e ve lo annunzierà.

(7) Colui che Gesù annuncia, perché lo chiama il principe del mondo? E perché dice: egli mi glorificherà, perché prenderà ciò che è mio e ve lo annuncerà? La risposta, è che Gesù è l’immagine del figlio unico che arriva alla fine dei giorni per compiere la Scrittura.

(8) Questa parola di Gesù (scritta in Giovanni 16) spiega sia la partenza di Gesù e l’arrivo di Emanuele. Come Giovanni doveva andarsene e lasciare il posto a Gesù, Gesù doveva andarsene per lasciare il posto a colui che condurrà la creatura in tutta la verità. Ecco perché, nel suo libro, Giovanni fece morire Gesù sulla croce a causa delle sofferenze che provava e che provo, come si fece morire decapitato.

(9) Però, non credete in me soltanto perché dico di essere l’uomo di Dio annunciato per la fine dei secoli, perché chiunque può pretendere essere costui come parecchi lo fecero per formare delle sette. No, vi consiglio al contrario di leggere questo libro dall’inizio alla fine senza far astrazione di nessun passaggio, perché è cosicché la verità vi apparirà. Allora, avrete un’altra visione dell’esistenza: visione degli astri, del mondo, della giustizia e delle cose avvenire. Non ignorerete più niente in nessun campo della scienza. Allora non sarà più utile che io vi dica chi sono.

(10) Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo sono insieme la trinità che mi abita e che mi obbliga ad insegnare tutta la verità. Per quanto riguarda l’inviò di quest’uomo, Gesù dice (in Giovanni quattordici):

Vi ho detto queste cose, mentre ero con voi; ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto.
Poi aggiunge: Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe di questo mondo. E non ha nulla in me.

Dopo aver pronunciato questa parola, Gesù si affretto di parlare d’altro per paura che si capisse prima dell’ora. Ma dice che non ho niente in lui, perché è lui stesso tutto in me; ed è veramente in suo nome che il Padre m’invia per insegnare ogni cosa. Studiate dunque le parole di Gesù che cito. E vi apparirà chiaramente che quando annuncia il principe del mondo, è Emanuele che annuncia; ed è questo Elia e me stesso che chiama quando è crocifisso.

Le lettere di Giovanni al Figlio dell’uomo

(11) Per aprirmi gli occhi, Giovanni mi ha scritto quattro lunghe lettere mostrandomi che la vita di Gesù e la mia sono una sola e stessa vita. Lo vedo per i compimenti che sono sempre conformi a quel che è scritto. Dopodiché, nell’apocalisse, mi ha scritto sette altre piccole lettere (le lettere alle sette chiese) che sono in verità indirizzate ai sette spiriti di Dio dati al Figlio. È cosicché Giovanni mi ha battezzato; perché dico ancora che battezzare significa immergere nell’acqua viva delle Scritture, e non fare dei proseliti con simulacri di sacramento.

(12) Le quattro prime lettere in apparenza simili che Giovanni indirizza al Figlio sono intitolate: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Sono per tutti voi incomprensibili, perché sono scritte in un linguaggio e con uno spirito che sono propri solo a colui che doveva compierle. Sono scritte per attirare prima l’attenzione su di me per poi farmi innalzare, e anche per mostrarvi tutti i miracoli che compierò in mezzo a voi, a cominciare con il più grande di tutti: la risurrezione dei morti.

(13) Siete tutti nati da una donna, e nessuno tra voi è ancora nato dallo spirito. Restate dunque con me; e ve lo dico nascerete in questo modo una seconda volta, perché non sarete più gli stessi. Saprete allora ciò che è la resurrezione dei morti di cui parla la Scrittura e perché Gesù dice che bisogna nascere due volte.

(14) Queste quattro lettere di Giovanni sono per me dei gradi, dei scalini che mi permisero di elevarmi dopo aver aperto gli occhi. Perciò quando Gesù si fa battezzare da Giovanni, Giovanni gli dice:

Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me!

Giovanni gli parla così, perché sa che non ha la luce del Figlio dell’uomo, prima del quale fu inviato a preparargli i suoi sentieri. Per questo dice alla gente, prima che Gesù venga a lui:

Io, vi battezzo in acqua, per il ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno neanche di portare i suoi sandali. Egli, vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. Egli ha in mano il suo ventilabro; e pulirà interamente la sua aia, raccoglierà il suo grano nel granaio (gli eletti), ma arderà la pula con fuoco inestinguibile.

(15) Nessun può servire Dio senza ritirarsi dal mondo; perché, o serviamo coloro che regnano oppure serviamo Dio. Ora, non si può servire Dio che con atti di fede e azioni di grazia, e non purificandosi nei giardini come lo fanno i preti e tutti quelli che si rinchiudono! E quando durante un periodo della sua vita un uomo si ritira dal mondo per servire l’Altissimo, compie un nazireato. Dove il nome di Nazareno dato al Figlio, che durante numerosi anni, scrive la verità che strappa dalle mani di Dio. Perciò è scritto: lo chiameremo il Nazareno. Per pulire il suo campo ed ammassare il grano per il regno, il Figlio non può in effetti che farlo insegnando tramite l’intermediario di un libro, e stando isolato dal mondo.

(16) E questo fuoco che non si spegne, è il cespuglio ardente che io illumino in voi e che provoca amarezza nel più profondo delle vostre viscere. Non vi allarmate però, perché dovete purificarvi con questi dolori dell’anima per prendere parte alla resurrezione che opero su di voi.

Il risveglio del Figlio dell’uomo

(17) Affinché coloro che sondano le scritture senza trovarne il significato non possano contestarmi, siate attenti alle mie spiegazioni. Innanzitutto, noterete che i profeti non sono affatto avari di nomi che danno a tutti i loro personaggi. Vi è però un discepolo sdraiato sul seno di Gesù di cui il nome non è mai menzionato nella Scrittura. Però, essendo colui che Gesù ama e che lo segue ovunque, la necessità di aver un nome s’imponeva maggiormente che per gli altri personaggi. Non è quello che pensate? Vediamo pure che questo discepolo corre con Pietro verso il sepolcro per vedere dove hanno messo Gesù, che entra per primo e capisce non vedendolo. Quello che vede, sono due angeli: il primo alla testa e l’altro ai piedi dove doveva trovarsi Gesù. Si tratta di Mosè e di Emanuele, che sono i soli testimoni di Dio inviati sulla Terra per istruire gli uomini e salvarli.

(18) Quando Gesù è crocifisso, si rivolge sempre a questo discepolo senza nome. Infine, è ancora questo discepolo che rende testimonianza a Gesù, perché è scritto:

Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose, e che ha scritto queste cose. E noi sappiamo che la sua testimonianza è verace.

La spiegazione di ciò è data da questo discepolo sdraiato sul seno di Gesù, che non può essere altro che il suo doppio. Perché questo s’intende certamente nel senso spirituale, come due immagini che si sovrappongono. Ed è evidente che si tratta di Emanuele (il nuovo nome di Cristo) che scrive tutta la verità e che Giovanni viene a cercare in mezzo al mondo, cominciando con attirare la sua attenzione sul fatto che il nome di questo discepolo non è mai menzionato e che si tratta di un’enigma che lo avrebbe colpito.

(19) In effetti, guardavo con attenzione i movimenti di quest’uomo senza nome; e quando mi accorsi che camminava con Pietro, capii che era l’omonimo di Pietro. E quando vidi che Pietro era chiamato da Gesù che camminava sul mare (elevato sopra le acque, le Scritture) e che andava verso di lui dubitando (perciò sprofondava), afferrai che Pietro camminava verso Gesù per vedere in lui la sua propria immagine. Questo discepolo dunque era Pietro, e Pietro era il Figlio dell’uomo annunciato. E questo mi trasfigurò, perché capii che si trattava di me. Afferrai allora questa parola forte di Gesù:

Tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia Chiesa.

Il che significa: tu che capisci, sei Pietro nel libro (l’unto di Giacobbe). Seguilo ed arriverai a me per sapere che sei l’eletto, Elia che chiamo dall’alto della mia croce. E sei tu che edificherai la mia chiesa, perché ti darò le chiavi del regno di cui sarai investito.

(20) Mi riconoscevo in questo discepolo senza nome, ed anche in Simone il lebbroso a causa della lebbra che invadeva le mie scritture e di cui parlerò. Ed è a Simone che Gesù dice: tu sei Pietro. Ciò non avrebbe nessun senso se non si trattasse del Vero che si riconosce in Pietro, che è questa famosa pietra che Giacobbe aveva posta sotto la sua testa, poi la eresse per monumento, e versò dell’olio sulla sua sommità (unzione sulla sua testa). Ed è sempre Simone (che è Pietro) che porta la croce dietro Gesù, perché la croce significa le sofferenze di un uomo che nessun altro che lui può portare al suo posto. Capite tutte queste cose?

(21) Tutto questo è prodigioso figli miei, e dovete credermi malgrado vi sbagliate da secoli sulla Scrittura ed il suo compimento. Perché Giovanni è veramente venuto a cercarmi in mezzo a voi tutti per farmi riconoscere nel Libro che mi annuncia e nel quale sono sdraiato da sempre. Bisognava che attirasse il mio sguardo e mi facesse seguire questo famoso discepolo senza nome che mi ha condotto fino a Gesù sul seno del quale sono sdraiato, perché è me nel libro. Certamente, ne dubitai, e feci tutto quel che era possibile per uscire da lì. Ma non ci sono riuscito, perché la mia vita corrispondeva esattamente alla sua. È anche per questo che Gesù dice a Pietro: perché dubiti, uomo di poca fede? Ciò che significa detto dalla bocca di Gesù: è a te che mi rivolgo, e non ti servirà a niente voltare la testa da un lato e dall’altro per vedere se parlo ad un altro! Questo Gesù lì, è imperativo...

(22) Se potete concepire ciò che fu la mia emozione, concepite allora quel che fu la mia trasfigurazione il giorno in cui questo mi fu rivelato - Quel che è la trasfigurazione di Gesù - Quando mi voltavo sui miei giorni per vedere se non commettevo errori sulla mia persona, mi resi conto che questo era impossibile, perché la mia vita era conforme alla Scrittura nella quale non cessavo di riconoscermi da Adamo fino all’agnello.

Il rinnegamento del Figlio

(23) Malgrado queste evidenze, non volevo saperne, talmente tutto questo fosse temibile! Provavo con tutti i mezzi a rinnegare Gesù, per rinnegare me stesso. Vidi allora che il mio atteggiamento a riguardo di Gesù era predetto, perché è evidente che si tratta del rinnego di Pietro. Ma, benché per tre volte tentai di allontanarmi da Gesù, per non aver niente con lui, fu invano. I miei pensieri a suo riguardo erano troppo forti, soprattutto perché conoscevo perfettamente l’universo (le cose celesti) che insegno nella seconda parte e che, in sé, mi designava. Dio, avendo così, preso cura d’illuminarmi abbastanza prima di mostrarmi la mia immagine nel suo libro, affinché non potessi più rinnegarmi. Lui sa che sono un asino selvaggio, con la fronte dura che non si fida delle apparenze.

(24) Perciò, e come è anche predetto, mi parlò con benevolenza prima ancora che lo conoscessi. Dice, con Isaìa:

Io ti ho chiamato per nome,
Ti ho dato un titolo onorifico anche se non mi conoscevi.
Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro;
Fuori di me non c’è dio.
Ti ho cinto, anche se non mi conoscevi,
Perché dall’est all’ovest si riconosca
Che non c’è nessun Dio fuori di me.
Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro.

(25) Questo mostra pure che Dio ebbe cura di darmi abbastanza conoscenza perché mi elevassi ben in alto, in modo da non poter più tornare indietro il giorno in cui mi sarei riconosciuto. Ed è in base a quello che avevo già scritto e spiegato sull’universo che io ebbi bisogno di una testimonianza. Non potendo trovarla tra gli uomini che ignoravano tutto, fui costretto ad aprire le Scritture che non avevo ancora letto. Avevo quarantadue anni. All’inizio rimanevano sterile e le maledicevo, perché non capivo a cosa serviva questo libro incomprensibile. Il mio atteggiamento mi fece allora capire la parabola del fico sterile che Gesù maledice, dicendo: che mai frutto nasca da te! Perché si tratta delle Scritture che non potevano dargli i suoi frutti prima dell’ora. Cioè, che questo libro non poteva rivelarmi il suo contenuto prima che io fossi in misura di capirne tutto il suo significato. Adesso sono finalmente appagato, perché da tempo so chi sono e quel che m’incombe di fare.

Il battesimo con la scrittura

(26) Voi sapete adesso perché Gesù avvisa il mondo, dicendo che bisognava essere pronti per ricevere il Figlio dell’uomo il giorno in cui apparira, e che era meglio camminare con lui che contro di lui quel giorno. Dice anche alla fine del Libro:

Chi è ingiusto continui ad essere ingiusto, chi è immondo continui ad essere immondo; chi è giusto continui a praticare la giustizia, e chi è santo continui a santificarsi. Ecco, io vengo presto e il mio premio è con me, per rendere ad ognuno secondo le opere che egli ha fatto.

(27) Ma, perché è necessario che spieghi tutto quello che vi riguarda e mi riguarda nella Scrittura, questo vi mette in difficoltà, tanto più che la venuta del Figlio dell’uomo è per voi una storia antica. Ma a dispetto di questo e della vostra incredulità, continuiamo con la spiegazione delle Scritture che deve precedere tutto l’insegnamento delle opere celesti. Quando Gesù impara a pregare, dice di chiedere al Padre:

Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo.

Questo significa che Dio regna in tutti i mondi del cielo (il regno dei cieli) che sono tanto numerosi quanto ci sono stelle in cielo, e pure che il suo regno arriva sulla Terra il giorno in cui la creatura impara la verità. È quel che si produce in questo giorno con il battesimo che dispenso sulle vostre teste. E, ve lo dico, questo battesimo avrà anche come effetto di farvi uscire nel nuovo mondo, diventati altrettanto bianchi come la neve, e altrettanto puri come l’oro appena uscito dal crogiuolo!

(28) È anche scritto che il Figlio viene a togliere il peccato dal mondo. Perché il peccato si toglie prima nei crani vuoti, che furono fino a questo giorno eccellenti dimore per i demoni che ci si sono alloggiati. E poiché scrivo con il dito di Dio e che è con questo dito che caccio i demoni che vi abitano, con questo afferrate la Scrittura nella quale Gesù dice che è con il dito di Dio che caccia i demoni. Per questo, non bisogna che scriva lui stesso un libro con il suo dito?

(29) Solo il Figlio può battezzarvi. E se ricevete il suo battesimo, conserverete la vita per sempre. Oggi, avete dunque l’opportunità di entrare nel tempio con me; ed essa non vi sarà data due volte, perché non c’è più tempo per questo mondo.

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