Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Prima parte:
Compimento delle Scritture

15

Il rinnovamento di ogni cosa

(1) Prima di determinare quale sono le opere che si possono fare e quelle che si devono bandire, bisogna prima di tutto elevarsi con lo spirito per sapere chi è l’uomo, per discernere il bene ed il male, e vivere nella dignità. Questo è tutto l’oggetto della comprensione della scienza, e deve essere conosciuto dagli uomini del mondo intero. Quel che non si è ancora compiuto, dato che non si può in nessun modo sapere chi è l’uomo e discernere il bene ed il male, avendo solo occhi per il vitello d’oro che cambia la Terra in un luogo di solitudine ed in area di desolazione. Di conseguenza, dovevate essere insegnati della verità.

La progressione del mondo

(2) Duemila anni fa, Gesù disse: Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. Questo significa che i vostri spiriti dovevano prima formarsi con le esperienze acquisite, per poter in seguito portarle. Ma se non avete inteso quando diceva che i vostri spiriti dovevano formarsi prima che potessero portare la verità, allora non avete affatto saputo ciò che avverrebbe il giorno in cui portereste questa verità, né che questo giorno verrebbe all’improvviso. Però avreste dovuto presentirlo, ed aspettare la venuta del regno, perché dice ancora:

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme in terra. Ora la notte e il giorno, mentre egli dorme e si alza, il seme germoglia e cresce senza che egli sappia come. Poiché la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. E, quando il frutto è maturo, il mietitore mette subito mano alla falce perché è venuta la mietitura.

Questo mostra che, qualunque cosa facciano, gli uomini si formano negli anni e che, il giorno in cui arrivano a maturità ed apprendono la verità, Dio sceglie i suoi e li fa entrare nel suo regno. La mietitura mostrata in esempio è arrivata, non resta che passare la falce. Ed è ciò che faccio, perché i vostri spiriti reclamano oggi altro che quel che si pratica nel mondo. Infatti, siete tutti in attesa di un avvenimento che porterà il cambiamento. Ma nessuno sa quel che avverrà.

(3) Dovete sapere pure che essendo l’ultimo nato dei profeti, l’Agnello è il primogenito tra i morti che può dare la vita a chi vuole.

Come il Padre risuscita i morti e dà loro la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole, disse Gesù.

Si tratta della vita eterna che si acquisisce in tutta certezza con la circoncisione del cuore che permette la comprensione di Dio e dell’uomo. E ve la darò, perché nessun altro che il Figlio può insegnarvi e risuscitarvi.

(4) Parecchi diranno che non faccio che ripetere la Scrittura. Non la ripeto, la uso per aprirvi lo spirito su quel che annuncia e che nessuno può afferrare senza di me che sono il suo compimento. Sapevate che la scrittura è l’acqua che riempie la piscina di Betesda nella quale vi immergo per battezzarvi, affinché possiate vedere ciò che non vedete? Lo ignoravate. Ma il vostro spirito si apre, perché cambio l’acqua in vino; cioè cambio ciò che è senza colore, senza odore e senza sapore, in ciò che si vede, si odora e ha gusto.

(5) Ma, sempre per causa delle religioni, come avreste potuto sapere quel che faceva Gesù quando, al tramonto, alla cena delle nozze, cambia l’acqua in vino davanti ai suoi discepoli? Non lo potevate. Ora, sul far della sera del mondo, ciascuno deve sposare la verità, come lo fa Gesù; se no nessuno potrà sopravvivere a quel che avviene. Così, e per paura che non sappiate ancora capire quello che significa cambiare l’acqua in vino, ecco tutta la profezia espressa in dodici punti:



(6) Il serpente che fece la Terra, rivelerà ugualmente ma in un altro modo il passato, il presente e l’avvenire. Per adesso, posizionatevi al centro di questa tavola, nel presente, per vedere alla vostra sinistra da dove venite ed alla vostra destra dove andate. Oggi, è il giorno del rinnovamento di tutte le cose di cui parla Gesù e che da sempre è mostrato nell’antico testamento. Non è qui tutta la profezia? Mancherebbe qualcosa? Questa volta, anche un cieco vede quel che è l’acqua cambiata in vino, perché è tutta la storia di questo mondo che è mostrata con queste parole. Non bisbigliate dunque contro il Figlio dell’uomo che apre oggi le porte del regno ai circoncisi. Seguitelo al contrario in tutta fiducia, perché nessun altro che lui può liberarvi e salvarvi.

(7) La venuta del Figlio mostra che coloro che leggono la Scrittura senza capire ciò che leggono, si sono fatti un’opinione irremovibile ma errata sull’angelo e per necessità sul Cristo. Così, non esitano a bravare la parola di Dio, e si elevano per dominare i loro simili. Sono tutti coloro che s’impiegano ad essere primi in ogni circostanza e che si chiamano vincitori, mentre si chiamano perdenti coloro che schiacciano. Ma è scritto che Dio ha in abominazione tutto ciò che è elevato. E Gesù dice:

Ma molti primi saranno ultimi, e molti ultimi saranno primi.

(8) Ma, per colpa delle religioni, so che parole come Cristo e angelo vi irritano considerevolmente perché, cosa non hanno raccontato al loro riguardo da secoli! Ascoltatemi ancora un po’ su questo. Propizio ad aprire lo spirito, l’antico testamento è il propiziatorio sul quale si trovano i due cherubini. Si tratta, come si è visto, dei due angeli di Dio (Mosè ed Emanuele) di cui le due ali si toccano, per mostrare che comunicano tra loro nella loro missione che consiste a salvare il mondo per sempre. Perciò ho detto che vi prendo dalla mano di Mosè, che vi fece attraversare il deserto fino a me, per guidarvi nel regno. Ma perché è scritto che le ali dei due cherubini si toccano, gli intelligenti che leggono le Scritture nel senso stretto delle parole, non mancano allora di vedere l’angelo con ali d’uccello... No, l’angelo non è un volatile, perché le sue ali significano che sorvola ogni cosa del cielo e della Terra, come lo faremo insieme.

(9) Così elevato, il Cristo cammina sopra le acque. Queste acque sono le Scritture nelle quale vi immergo per battezzarvi, perché testimoniano nel contempo l’esistenza del Padre, di suo figlio, dello Spirito Santo e della sorte del mondo. Se dunque la parola Cristo vi ferisce la lingua, rimpiazzatela con Sciloh, significando colui contro il quale non si può niente, perché i suoi giudizi sono parola di Dio. Vigilate allora a non far finta di ascoltarlo.

(10) Per seguirmi in tutta fiducia, sappiate che tutte le sere mi elevo con lo spirito sulla montagna dell’Eterno (sulla montagna degli ulivi dove si tengono Mosè ed Elia), per trasmettervi fin dalla mattina quel che ho intenso e che mi permette di elevarvi. È d’altronde per questo che è scritto:

E Gesú se ne andò al monte degli Ulivi. Ma sul far del giorno tornò di nuovo nel tempio e tutto il popolo venne da lui; ed egli, postosi a sedere, li ammaestrava.

(11) Perché allora Dio dice a Mosè che né uomo né bestia dovevano avvicinarsi a questa montagna dove Egli lo chiamava? Perché al tempo di Mosè, nessuno doveva ancora sapere l’ascensione che l’uomo avrebbe fatto al tempo scritto. Ma oggi è ora di elevarsi. Perciò ho già citato questa parola: Chi salirà al monte dell’Eterno? Chi starà nel suo santo luogo? L’uomo innocente di mani e puro di cuore, che non eleva l’animo a vanità e non giura con frode. Questo mostra pure che la Scrittura doveva rimanere del pane senza lievito e dell’acqua fino a questo giorno, affinché sia cambiato in pane lievitato ed in vino dal Figlio dell’uomo.

L’ultimo profeta

(12) Come l’uomo può intervenire sullo strumento che ha creato lui stesso, l’Onnipotente interviene sull’uomo che suscita per fargli compiere la sua volontà. Perciò, quando questi due testimoni si innalzano alternativamente sulla montagna dove Egli si tiene e dove Egli li chiama, Dio li riempie della Sua luce affinché la loro anima si fonda con Lui. Certifico per questo che Dio è vero. Le Scritture di Mosè sono vere, come lo sono quelle che avete sotto gli occhi; perché è Dio che si esprime, non siamo noi a farlo. In verità, se possiamo scegliere le parole per scrivere, non possiamo in nessun modo scegliere quel che abbiamo da dire, perché è sotto la guida dell’Eterno che parliamo.

(13) Benché mi allieto della buona notizia della venuta del regno, non pensate però che vi insegno nella gioia, perché è crocifisso che lo faccio. Ho il cuore trafitto, sanguino abbondantemente dentro di me. Ed è con il mio sangue che formo le parole del libro che vengono a salvarvi; perché so cosa il mondo sta per passare. Così, quando viene il tramonto sono terreo e sfigurato. La tristezza della mia anima non mi lascia tregua.

(14) Da molto tempo sono solo con Dio, rinchiuso nella mia capanna e legato da catene. Vivo dei giorni senza mattina, senza mezzogiorno, senza sera. La notte mi appare un po’ prima di addormentarmi. I miei sono spariti, e non so dove posare la mia testa. Tutto questo è doloroso. Porto la mia croce, ma non rinuncio; perché cosa vale la mia vita sul piatto della bilancia e le vostre insieme sull’altro piatto? Siete numerosi e sono uno. Il mio sacrificio vi è dunque vantaggioso.

(15) Solo il Vero può bere la coppa amara che è stata messa nel suo sacco, perché è l’ultimo profeta a venire nel mondo. Quel che è rappresentato, in questo senso, da Beniamino che va all’incontro di Giuseppe, e nel sacco del quale la coppa è rimessa. Spiego che è con un gusto amaro in bocca e con il cuore sulle labbra che scrivo la verità che sta per essere conosciuta da tutti sul far della sera del mondo. Dopodiché, non avrete mai più bisogno dei profeti; perché, sulla Via, sarete tutti simili a loro.

(16) Né qui, né altrove nella grande Ruota, un mondo vivente non s’intende senza il Figlio di Dio che offre la sua vita in riscatto per la salvezza dei più numerosi, e di cui l’immagine si trova in trasparenza in tutta la Scrittura che lo annuncia. In tutti i nuovi giardini del cielo, al momento venuto, Dio avverte gli uomini con i suoi angeli (i profeti) che invierà suo figlio unico a tempo, per giudicare il loro mondo e istituire il suo regno sulla loro terra. Questo mondo vive dunque sapendo che il Figlio di Dio verrà a tempo suo, benché i preti di Satana s’impiegano a nascondere il giorno della sua venuta. Poi arriva all’improvviso come un ladro, e fa conoscere la verità. Ed è a questo che assistete oggi.

(17) Vedete allora che con la scienza delle cose celesti che vi trasmetterò, la vostra conoscenza vi farà andare al di là delle Scritture che finirete per guardare come il guscio di un uovo dal quale sarete usciti. Pensate a Sion leggendo questa parola, perché è a lei che penso scrivendola. Sarete allora risuscitati, come Gesù.

(18) La natività è il giorno della venuta di colui che fa conoscere la verità, portando a ciascuno le ricompense e le retribuzioni a tempo. Ma per voi tutti che cos’era questo famoso giorno? A causa dei preti dell’infame, si è fatto della natività un giorno lamentevole, un giorno di bugia che si prodiga sui piccoli bambini, ed un giorno di follia che non vi dà visi risplendenti. Siete divenuti come questi preti che, all’occasione di questo giorno, si appoggiano sul fatto che il divino bambino è nato duemila anni fa, che è morto e che non verrà più... Possiamo allora meglio cambiare il redentore in mito agli occhi di tutti? Per ingannarvi e mascherare il giorno della sua venuta, si può fare di più di quel che fanno con le loro adorazioni di statue, le loro moine, le loro preghiere ipocrite, i loro riti, i loro canti, i loro intrighi, le loro incantazioni e le loro messe che non sono che pratiche di Satana? Ve lo dico, non si può far meglio.

(19) Gli uomini stanno ancora per perire a causa dell’infame, perché coloro che hanno fatto del principe della vita il simbolo della morte, portano in giro con impudenza la sua effigie sulle piazze pubbliche, inchiodato ad un legno, per mostrare che appartiene loro e che lo utilizzano a loro piacere... Lo mettono anche sulle bare e sulle tombe; o ancora nei sentieri, in cima alle colline e sulle montagne, perché non credono alla sua venuta per gli ultimi giorni. Come il Padre li odia, li odio. Tutti costoro spariranno all’inizio del nuovo secolo, perché nessuno può seppellire il Figlio per prendere possesso del suo retaggio senza pagare il prezzo del suo tradimento. Perciò pagheranno le loro infamie al doppio del prezzo del sangue innocente che fecero versare nei secoli. Le loro opere li seguono e, con le loro opere, si sono condannati.

(20) Cessate dunque di credere che quelli che confondono i vestiti di Aaronne con vestiti di tessuto predichino il vangelo; perché non c’è nient’altro che quel che mostro nella griglia di progressione del mondo, e che ignorano completamente. Quando si parla del vangelo, è della dottrina di Gesù che si parla, cioè della buona notizia della venuta del regno, perché il vangelo significa: buona notizia. Predicare il vangelo, è per forza predicare la venuta del regno di Dio, che è evidentemente associata a Pietro che viene a posarne le fondazioni.

(21) Qual’è dunque la buona notizia che predicano i preti di Satana? Sarebbe una notizia che si sarebbe prodotta duemila anni fa? Manca di freschezza sembrerebbe... Siete nel regno? Siete già stati battezzati e risuscitati dai morti dal Figlio? In nessun modo! Cessate allora di ascoltare quelli che non sanno di che cosa parlano. Una profezia non è vera che se si compie. Ora, si compie, con me, sul far della sera del mondo, a tempo, in vostra presenza, su tutta la faccia della Terra.

Il Figlio e la colomba

(22) La venuta del regno è LA BUONA NOTIZIA sulla quale ho ancora qualche cosa da dirvi. Sapete adesso che costruisco l’arca (questo libro) secondo il modello che mi è mostrato in Noè. Perciò faccio entrare coloro che hanno orecchie per sentire al primo piano dell’arca (la prima parte) per destare la loro coscienza sulla realtà che non vedevano, e per mostrar loro che c’è un altro modo di vivere che quello che consiste a distruggere la Terra ed i suoi abitanti. Ho ricevuto ordine di farci entrare indifferentemente i giusti e gli ingiusti, affinché tutti abbiano la possibilità di elevarsi al secondo, poi al terzo piano dalla finestra del quale scoprono infine ciò che è il regno, il regno di Dio sulla Terra, che è questo famoso paese dove scorre il latte ed il miele promesso da sempre alla posterità di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe.

(23) Ma se quest’opportunità che è offerta oggi all’insieme degli uomini per salvare la loro vita e le generazioni avvenire è rigettata dal più gran numero, ebbene, che il più gran numero sparisca! Questo mondo corrotto è il loro mondo, e con il loro mondo devono andarsene.

(24) Ma per voi i santi angeli, che vedete già la vostra salvezza nell’arca che costruisco, sappiate che la colomba di Noè non è in nessun caso quello che i preti vi facevano credere. No, il senso di questa colomba è tutt’altro, ed ascoltatemi. Avete letto che Noè lascia prima i corvi (simbolo delle tenebre perché sono neri); poi lascia una prima volta la colomba (simbolo della luce perché è bianca) che ritorna a lui non avendo trovato posto in tutto il mondo dove posare la pianta dei suoi piedi. Il che mostra che non è ancora il tempo del regno di Dio. Poi, più tardi, la lascia una seconda volta. E la colomba ritorna a lui, al tramonto, tenendo una foglia di ulivo questa volta nel suo becco. In seguito, Noè lascia di nuovo la colomba che non ritorna più a lui. Sapete anche che Giovanni dice: Vidi scendere lo spirito sulla testa di Gesù come una colomba. Sappiate dunque vedere che si tratta di una sola e stessa colomba, mostrando al Figlio dell’uomo, sulla sera (il tramonto del mondo), che la sua persona e la sua missione sono mostrate in Noè.

(25) È perché il Figlio è uno dei due ulivi rappresentando i due testimoni di Dio, che la colomba ritorna a Noè con una foglia di ulivo nel suo becco. Così, mostra che ha trovato colui che viene a salvare il mondo. Dopodiché la colomba non può ritornare da Noè, perché dopo la venuta del Salvatore, il mondo si trova per forza nel regno. Si tratta di un’allegoria certamente, ma di cui il senso non può più sfuggirvi. Credete dunque in me.

(26) Quel che si produce al giorno di Noè si produce al giorno del Figlio dell’uomo. Astenetevi allora di credere più a lungo che la colomba di Noè è il simbolo della pace o che annuncia la venuta della pace nel mondo com’è. Perché, come la pace potrebbe venire su questa Terra, allorché sono i figli di Satana che regnano in tutte le nazioni e sull’intero mondo? No, con le loro divise ed il loro desiderio di dominazione, non può esserci pace. Questo non si può figli miei, perché la pace non s’intende senza la giustizia del cielo e senza la libertà originale che conoscerete presto, subito dopo la scomparsa di coloro che impediscono la loro venuta.

(27) Perciò, è soltanto al tramonto che le nazioni vedono passare questa famosa colomba. Ma non si può vederla passare ed afferrare ciò che annuncia che se ci si pone al centro della griglia precedente, che rappresenta tutta la profezia ed il suo compimento. Ora, in questo giorno, non può trattarsi di pace, ma di divisione scaturita dalla separazione degli uomini: i circoncisi da una parte e gli incirconcisi dall’altra, facendosi fronte. Se dunque questa colomba vi appare chiaramente oggi con una foglia di ulivo nel suo becco, non aspettatevi ad una pace immediata. Perché questa pace tanto aspettata da voi tutti che soffrite, non potrà istituirsi sulla Terra che nel nuovo mondo, dove i cattivi saranno come cenere sotto la pianta dei vostri piedi.

La città nuova

(28) Se avete fede nella parola dell’Eterno (le Scritture), avete fede in suo figlio che mostra l’evoluzione del mondo con le Scritture. Dico ancora che la scienza delle Scritture e la scienza dell’universo, sono una sola e stessa scienza che conduce invariabilmente alla città santa (fatta di tre parti) che tutti gli angeli del cielo abitano sul loro pianeta rispettivo. Parlo della nuova Gerusalemme che faccio scendere dal cielo e verso la quale vi conduco, perché non è dato ad un profeta morire fuori da Gerusalemme. Ed è anche in questo che si distingue un profeta da una cavalletta, perché colui che insegna Dio senza guidare il mondo nella città santa non è in nessun caso un profeta. Che colui che ha orecchie per intendere, intenda!

(29) Del resto, temereste di vivere liberi come l’aria nel santuario? È questa la buona notizia, perché il mondo dove porto i figli della promessa, è un mondo dove ci sono pochi uomini e molti animali di tutte le specie, è un mondo costruito dai santi di spirito. Avendo ritrovato la dignità ed il buon senso, non toccano più alla Terra che ha cambiato il suo volto, ma condividendo il loro sapere per formare, con le loro rispettive famiglie, una città di prim’ordine sovvenendo a tutti i suoi bisogni. Non si tratta più allora di un mondo meccanizzato, né di un mondo urbano da una parte e di un mondo rurale dall’altra; si tratta unicamente di un mondo composto da città autonome e sovrane, fatte di tre parti:

  • La Legge del cielo,
  • L’associazione di famiglie intorno a lei,
  • E l’ambiente nel quale la città trae lei stessa la sua sussistenza.

(30) Certamente, si tratta della chiesa che Gesù costruisce su Pietro, e che è una comunità sulla quale solo Dio regna con la sua legge. Molti si esclameranno allora: sarebbe questo un ritorno indietro? Dovremmo tornare a vivere come vivevano i nostri antenati? Se così fosse, non seguiremo il Figlio dell’uomo, ci porterà nella miseria!
No, non è un ritorno al passato, perché gli antenati non avevano la stessa legge in tutti i paesi, né le conoscenze che avete acquisito durante millenni di esperienze. Si tratta al contrario di un’avanzata certa, tanto più che sapere ciò che non deve più esistere è un vantaggio considerevole che permette di discernere il bene e il male. Quello obbliga in seguito a vivere in armonia con la natura, senza condannare le generazioni future. E su tutte le terre del cielo dove i mondi ci precedono, è così. Vedremo tutto questo. Ma per adesso pazientate, tutto sarà raccontato.

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