Il LIBRO DI VITA dell'Agnello
Prima parte:
Compimento delle Scritture

2

I giorni del Figlio dell’uomo

(1) Si può conoscere qualcuno solo sapendo da dove viene e ciò che ha vissuto dalla sua nascita fino al giorno in cui sta di fronte a sé. Così, affinché si sappia in quale ferro è stato forgiato, sto per mostrare la vita del Figlio che poteva essere scritta solo da lui stesso il giorno in cui si riconosce e si manifesta nel mondo.
Gesù è l’Agnello nella Scrittura, quello che viene ad illuminare gli uomini e combattere il mondo corrotto per metterci un termine e che venga il regno di Dio. È la mia propria immagine, perché sia con l’Agnello nel Libro o con me in questo giorno, si è in presenza dello stesso uomo, nello stesso momento del tempo, subito prima dell’apocalisse. Tuttavia non sono Gesù, ma il compimento di Gesù che è lo spirito delle Scritture. È lui che è seduto su di me, l’asinello, il piccolo di un’asina; dunque non posso sviarne. Pensate, senza tenere conto degli scenari dove si svolge l’azione, che con ciò che dice e fa, Gesù mostra ciò che dico e faccio oggi, sul far della sera del mondo; e capirete.

(2) Per giudicare, bisogna per prima vivere sé stesso ciò che gli uomini vivono, perché nessuno può giudicare quel che gli è estraneo. Perciò dovete sapere ciò che i miei giorni furono e come Satana tentò di perdermi nel deserto. Satana non è un’entità, ma il male che può far sprofondare colui che non gli resiste. Parlo di deserto, perché finché non si sa chi si è, dove si va e qual è il senso dell’esistenza, si è nel deserto e nel digiuno che fanno soffrire il mondo. Prestatemi dunque attenzione su quella che fu la mia vita che si è svolta in quattro periodi distinti fino ad essere legato da catene, affinché non potessi muovermi senza aver prima trasmesso il Messaggio.

Primo periodo

(3) La mia infanzia si svolse in un piccolo villaggio meridionale, ai bordi del quale si trova uno stagno. Fui il terzo di quattro bambini nati dalla moglie devota di un pastore che coltivava anche la terra. Davanti a me avevo un fratello ed una sorella, e dietro di me nacque un altro fratello. Oggigiorno, mio padre e mia sorella hanno lasciato il mondo; mi rimangono mia madre e miei fratelli. Mia madre mi mise al mondo nella cittadella vicino, il quindicesimo giorno dell’ultimo mese, e mi riportò al villaggio dove in mezzo agli animali fui educato. Nella Scrittura, questo è rappresentato dalla mangiatoia (dal presepe), perché è realmente in presenza degli animali che mi sono svegliato arrivando nel mondo dei viventi.

(4) Ma nessuno poteva sapere che quel piccolo bambino biondo appena nato era colui che avrebbe guidato la creatura in tutta la verità, se no, già da molto tempo mi avrebbero spezzato le ossa. Tuttavia niente mi distingueva dagli altri bambini, salvo questa grande curiosità che avevo per la natura che guidava tutti i miei passi. Ero meravigliato da tutto ciò che vedevo. La natura fu la passione della mia infanzia e le fondazioni incrollabili della mia esistenza, perché tutte le bestie m’insegnarono qualcosa separatamente. Vidi pure che occupavano tutti gli spazi, e che obbedivano a delle regole che si trovavano in loro e che permettevano loro di evolvere con favore e spigliatezza nell’ambiente naturale dal quale provenivano. D’altra parte, i temporali di grandine, i rovi, le spine, le ortiche e altre ferite, come le bestie velenose, i funghi velenosi, le malattie, gli errori, le cattive valutazioni, e gli sforzi giornalieri che ciascuno doveva fornire per la sua sussistenza, m’insegnarono ben presto quel che era l’avversità che bisognava vincere quotidianamente per trar piacere dall’esistenza.

(5) Appena potei capirlo, mi si insegnò che Dio creava tutte le cose e che ricompensava o puniva a secondo di chi si comportava bene o male. Già, amavo e temevo l’Altissimo, come amavo e temevo mio padre. Così, i miei genitori mi autorizzavano ad andare e venire nella campagna e nel villaggio in tutta libertà. Mi lasciavano libero come un uccello, tanto più volentieri perché tutto era quieto e calmo in quel villaggio. Le discussioni tra gli abitanti erano sempre cordiali, e le vertenze terminavano sempre con degli accordi. La maldicenza non era sulle labbra. Nessuno ignorava gli altri. Tutti si conoscevano, si aiutavano e condividevano le loro opinioni ed il loro sapere. Era la fraternità.

(6) Ma, crescendo, prendevo coscienza della povertà dei miei genitori che procurava loro grossi tormenti, specialmente a mia madre che piangeva spesso perché non disponeva di ciò che era necessario per darci da mangiare o vestirci convenientemente. Ciò che mio padre produceva erano soltanto piccoli benefici subito assorbiti dalle tasse che la gente della città prelevava. La guerra imperversava in quei anni, e noi soffrivamo di questa miseria. Così, la mia infanzia, arricchita dalle meraviglie della natura e piena di gioie, si coprì di tristezza, tanto più che a causa della povertà dei miei genitori, capii che sarei stato obbligato a partire dal villaggio al quale ero legato.

Secondo periodo

(7) Così, quando fu tempo, me ne andai. Partendo, pensavo che se il villaggio fosse stato più grande, avrebbe potuto bastare a tutti i suoi fabbisogni; perché vedevo che i lavori più utili sono quelli degli uomini che danno da mangiare alla gente (i coltivatori) e coloro che li curano (i medici). Non capivo allora la ragione di essere delle grandi città che imponevano le loro leggi. Comunque, essendo obbligato in questo mondo a far l’operaio, partii per prima come apprendista nella piccola città dove mia madre mi aveva messo al mondo. Fui come sradicato. Ne soffrii a lungo ma dovetti persistere.

(8) Durante quel periodo, incontrai una ragazza che mi piaceva. Dopo alcuni anni di frequentazione ci sposammo, e lei mi diede un figlio. Al seguito di questo, fui strappato da loro questa volta; perché coloro che regnavano mi spedirono con forza in guerra al di là del mare, in un paese straniero. Partii per difendere i conquistatori che avevano da tempo colonizzato questo paese dal quale erano oramai respinti dagli abitanti legittimi che opprimevano. Già nella sofferenza della separazione, i miei occhi videro l’orrore sin dal mio arrivo. Ne ero sconvolto, chiedendomi se avrei potuto resistere; perché penso che non ci sia niente di peggio che essere obbligato a far la guerra a persone che non sono tuoi nemici. Perciò questo periodo fu per me come un incubo dal quale uscii con il cuore trafitto.

(9) Quando avvenne la mia liberazione, ritrovai mia moglie e mio figlio che era cresciuto. Poi continuai a fare l’operaio in un paiolo nucleare di Satana, che si chiamava: avvenire radioso dell’umanità... In quei giorni, mia moglie mi dette una figlia. Così, a poco a poco, e malgrado le mie profonde ferite, mi tornò il piacere di vivere. Ma non appena presi coscienza di ciò che si praticava in questo paiolo nucleare e a cosa servisse, lasciai quei luoghi, dato che mi era impossibile essere comandato. Infatti, allevato nella libertà originale, non sopportavo chiunque si sedesse su di me per farmi agire secondo la sua volontà. Tentavo allora di lavorare per me e aprii un piccolo commercio.

(10) Durante quei giorni, morì il mio giovane padre. Fu per me una nuova tristezza che mi fece interrogare su ciò che valeva la mia esistenza in questo mondo d’iniquità e di sofferenze. Odiavo la mia vita. Mia moglie non capiva ciò che stava accadendo in me. Ci voltammo le spalle, decidemmo di divorziare. Ma mi maledii di agire in questo modo; perché ritenendomi colpevole, mi sembrava di commettere un crimine su di lei ed i miei figli, un peccato che occorrerebbe espiare davanti all’Eterno verso il quale mi sentivo già in debito.

Terzo periodo

(11) Partii dunque solo, un po’ più a monte nella valle dei viaggiatori per stabilirmi vicino ad una città dove avevo anzitutto scelto di proseguire lì un’altra attività commerciale. In quei anni, le tensioni tra le nazioni dell’Est e dell’Ovest s’intensificarono. Presi allora il tempo di esaminare il mondo e quello che ci facevo all’interno. Allora il mondo mi angosciò, perché vidi scure nuvole arrivare da tutte le parti, che apparentemente la gente non vedeva arrivare. Mi appariva procedere invariabilmente verso la sua fine; perché ai miei occhi un mondo costruito sui poteri, i soldi ed il profitto, che necessita la difesa degli interessi (la guerra) poteva solo andare alla sua rovina. Sapevo già che per lui era finita. A queste scure prospettive, si aggiungeva il fatto che contribuivo alla sua decadenza. Mi misi allora a disapprovare ciò che facevo, soprattutto che era molto sgradevole sfruttare la gente come un tempo fui sfruttato io. Sopportavo male che altri lavorassero per la mia prosperità. Ebbene, queste cose sgradevoli e i soldi che mi sembrava di rubare, aumentavano considerevolmente la mia inquietudine di coscienza.

(12) Convinto che le nazioni andassero ineluttabilmente alla loro fine, e che ci contribuivo con le mie attività, questa volta morii per il mondo nel quale più niente m’interessava. Avevo trentatré anni. Tuttavia continuavo le mie attività, ma con l’idea di ritrovare presto la mia libertà originale e la natura che mi mancava tanto. Decisi allora di ritirare i miei piedi da questo mondo e di partire sul mare con una giovane donna che avevo incontrato e che divenne la mia concubina. Occorreva che mi disfacessi della mia azienda e dei miei beni, in un primo momento per ritrovare la mia dignità. Ma prima di questo, dovevo costruirmi una barca a vela (una nave) che potesse attraversare i mari. Così si realizzò tutto ciò che avevo previsto. Concepii la nave che avevo immaginato, e la costruii con un amico. Nel frattempo, cedevo la mia azienda. Non mi rimase niente. Ma ne ero sollevato; perché non volevo più aver a che fare con i soldi, né con la schiavitù e le tasse, ma anche con i progetti insensati degli uomini. Desideravo solo la libertà che avevo avuto al tempo della mia infanzia, nella natura.

(13) Non appena la barca fu finita, con la mia compagna partimmo per Rodi che raggiungemmo senza intralci. Per poter proseguire il nostro viaggio nel mare Egeo, dovemmo prendere a bordo dei viaggiatori che contribuirono alle spese. In seguito siamo tornati al paese. Poi l’anno seguente, ripartimmo navigare nelle stesse acque, tanto questo ci piaceva. Al ritorno, all’equinozio, tra Patras e Messina, dovemmo affrontare una forte tempesta dalla quale uscimmo senza il minimo danno, ma fortemente provati. Ero convinto allora che potessimo attraversare gli oceani in tutta tranquillità, perché progettavamo di partire verso paesi lontani.

(14) Ci preparavamo a questo viaggio, fino al giorno in cui il disastro arrivò, perché un incidente fece di subito infuocare la barca! All’istante il fuoco invase tutti gli spazi della nave e mi scaraventò fuori senza che potessi tentare alcun gesto per spegnerlo. I soccorsi arrivarono rapidamente. Ma tutto ciò che fu tentato sembrava irrisorio rispetto all’importanza del disastro. Vedendo allora che ogni tentativo era vano, andai a sedermi di fronte ed assistei allo spettacolo delle fiamme che divoravano tutto, mettendo a dura prova i miei sentimenti. Ne fui profondamente colpito, perché la mia nave mi era stata tolta.

(15) Superata la disgrazia ed i giorni seguenti, mi sentivo come seduto su un tronco d’albero in mezzo al mare, non sapendo da dove venivo, e ciò che facevo lì, lontano da tutto. Avevo voglia di solitudine. Dunque mi chiusi, mi misi a scrivere come per scongiurare la sorte o forse soltanto per non sprofondare. I giorni passarono senza che uscissi. In questo freddo frangente, mi rimborsarono il danno che avevo subito. Ma come in sogno, rimisi i soldi in una banca e non me ne ricordai più. Continuando a scrivere, i miei pensieri erano altrove. Cercavo di capire il senso dell’esistenza, chi era l’uomo, e perché generava senza vedere queste scure nuvole che si erano un po’ più avanzate sul mondo.

(16) Ma per capire chi è l’uomo, mi dissi, bisogna prima sapere da dove vengono gli astri di cui siamo fatti e dove vanno. Fu il mio primo ragionamento. Pensavo, infatti, che c’era altro sugli astri e la vita che quel che si diceva. Mi sembrava che dovesse esistere un principio di esistenza, molto semplice, con il quale si potesse spiegare tutto con facilità. Ero alla sua ricerca senza tuttavia essere certo della sua esistenza. Gli astri mi sembravano essere delle calamite attive, che cambiavano stato e aspetto. Quel che scrivevo era in rapporto con questo, e riguardava l’elettromagnetismo. Tutto ciò che vedevo lo scrivevo. E quel che scrivevo mi obbligava a scrivere ancora. Non sapevo quel che ne sarebbe l’esito né il termine. Perché ero come qualcuno che ammassa del legno in gran quantità senza sapere veramente per cosa lo riserva... Il mio rinchiudersi spaventava i miei vicini che si chiedevano quello che mi stava succedendo.

(17) Ma, dopo numerosi giorni di scrittura e di solitudine, e non essendo interamente convinto di quel che facevo, vidi che se non riuscivo ad uscirne, ci avrei lasciato la vita. Decisi allora di costruire una nuova barca. Ma durante i lavori, pensavo alle scritture che avevo già fatto. Subito, la luce si fece in me, perché avevo appena capito il processo di nascita degli astri, così come il loro sviluppo che li fa cambiare stato e aspetto nel cielo. Trovai questo prodigioso, perché vedevo bene che si trattava della verità! Ma, come colui che non vede ciò che lo acceca, misi del tempo ad accorgermi che avevo scoperto questo famoso principio di esistenza che ricercavo prima e che ormai mi apriva le porte del cielo. Vidi pure che questo principio era alla portata di un bambino di dodici anni, e che si applicava al tempo stesso agli astri e a tutto ciò che ha in sé un soffio di vita. Nacqui allora una seconda volta, perché i miei occhi si aprirono sulla realtà che nessuno vedeva. Ne ero fortemente inebriato, ma non evocavo ancora il nome dell’Eterno.

(18) Tutto quello che vedevo era nuovo e facilmente comprensibile. Questo mi fece riflettere sulla mia persona, perché mi chiedevo come fosse possibile che un uomo senza istruzione potesse avere una così gran conoscenza. Non sapendo verso chi girarmi, aprii le Scritture per la prima volta. Avevo quarantatré anni, e non le conoscevo. La sera, le leggevo al letto prima di addormentarmi. Ma come lo fanno gli stupidi, le leggevo nel senso stretto delle parole, quindi non capivo ciò che c’era scritto. Maledissi allora questo libro che non mi portava nessuna risposta.

(19) Tuttavia alcune parole all’inizio mi colpirono, perché vidi che Dio dice: il giorno in cui i tuoi occhi si apriranno, tu morrai. Ora, i miei occhi si erano appena aperti ed ebbi paura di morire. Questo ebbe un grande effetto su di me, perché ormai potevo leggere le Scritture nel loro senso spirituale. Tutto ciò mi faceva risplendere di gioia, ma anche rabbrividire, perché mi vedevo in esse come quando ci si china sull’acqua. Ora, benché questo fosse glorioso, non volevo essere il Figlio dell’uomo, quest’Agnello che le Scritture annunciano per i tempi difficili. Mi rimisi allora alla costruzione della mia nave. E, malgrado il mio grande sgomento, riuscii a costruirla.

(20) Nel frattempo ero molto cambiato, avendo tutti i miei pensieri presi in quello che mi succedeva. Così, la mia compagna mi maledisse e mi lasciò non appena ebbi messo la barca in acqua. Non la ritenevo colpevole. Ma la sua partenza mi addolorò, perché per la prima volta nella mia esistenza ero solo e con un immenso fardello sulla schiena. Però, vedevo nella sua partenza un atto di giustizia, perché avevo io stesso lasciato mia moglie che ne fu profondamente segnata. Espiavo dunque in parte la mia colpa, dovevo far silenzio... Abitavo allora sulla mia barca che mi serviva da tetto, e perseveravo nelle mie scritture per istruire il mondo. Avendo già una visione esatta del mondo e dei tempi nei quali eravamo, il mio desiderio fu allora di servire Dio, di cui sentivo già la mano benevola sulla mia spalla. Evocavo il suo nome questa volta. Ma, per far conoscere la verità al mondo, sapevo che dovevo sacrificare la mia vita. Quel che feci, e mi rimisi interamente a Dio.

Quarto periodo

(21) Seduto nella mia barca per istruire la folla, tutto il mio spirito era occupato in quello che facevo. Il mio grattacapo era di migliorare le mie scritture che si ammucchiavano e di farne un piccolo libro che avrebbe aperto gli occhi degli uomini. Durante quei giorni, un medico, avendo sentito parlare di me, mi rese visita e mi interrogò su ciò che facevo. Gli mostrai che scrivevo sulla terra e tutti gli astri, e che ero asceso ben alto, all’altezza di Mosè. Ormai, gli dissi, posso aprire gli occhi dei ciechi! Ma legato alla chiesa di Roma, mi ascoltava con sfiducia. Intrigato tuttavia per ciò che gli mostravo, mi portò uno dei suoi amici, Joan, che era cieco di nascita. Pronto all’intelligenza, quest’ultimo capii tutto ciò che gli dissi. Mi accorsi che era cieco, sputai sulla terra per farne del fango con la mia saliva, e gli applicai questo fango sugli occhi. Si compì allora questo miracolo: i suoi occhi si aprirono e videro chiaramente ciò che gli mostravo sul siderale, il mondo e le Scritture. L’avevo guarito dalla sua infermità. La sua gioia era allora senza pari, perché aveva appena preso parte ad una nuova nascita di cui io stesso ero stato l’oggetto prima. Vidi cosicché con la mia saliva potevo aprire gli occhi dei ciechi. Fu per me un grande incoraggiamento, e la conferma di quello che ero.

(22) Intrigato più che mai da questo miracolo, il medico che mi aveva reso visita venne nuovamente ad interrogarmi. Questa volta, gli dissi addirittura che procedevo alla risurrezione dei morti. Immediatamente dopo partì... perché non capiva quel che era la risurrezione dei morti annunciata. Mi credeva fuori senno. Joan che vedeva tutto ciò che gli spiegavo, e questo medico che non voleva guardare, mi mostrarono l’uno e l’altro come sarei stato accolto nel mondo e ciò che sarebbe stata la reazione di ciascuno. Volendo condividere la sua gioia, colui al quale avevo aperto gli occhi mi portò altri amici. Questi s’infiammarono ascoltandomi, ma non furono che fuochi di paglia; perché, troppo disturbati da ciò che mostravo loro, se ne andarono parimenti.

(23) Tutto questo mi fece capire ancora meglio la Scrittura nella quale questi atteggiamenti erano predetti tra l’altro nella parabola del seminatore. Joan stette al mio fianco e prese parte alle mie attività, dato che mi aiutava e mi sorreggeva. Divenne il mio confidente, colui con il quale potevo parlare. Amavo quest’uomo come sua moglie che non mi lasciarono mai. Assistettero alla mia crescita e condivisero le mie emozioni vedendo ciò che mi era rivelato e che li meravigliava. Chiesi a tutti e due di far silenzio su di me, e a Joan di non rivelare a nessuno che ormai vedeva; perché dovevo finire.

(24) Tre anni dopo aver messo la mia barca in acqua, non avevo più denaro per vivere. La vendetti allora a poco prezzo ad un uomo molto ricco, evidentemente cupido ed ingannatore, perché non mancò di partire precipitosamente con essa astenendosi dal darmi una grossa parte della somma che avevamo pattuito. Mi feci una capanna questa volta, che occupo ancora. Nel frattempo e durante un certo periodo, cessai di dar la mia vita per riprendere delle forze, perché ero esausto, stanco all’estremo - Dio mi ha dato il potere di dar la mia vita e di riprenderla come lo voglio - Così, ne approfittai per acquistare il relitto di una piccola barca a vela che ho interamente rimesso a nuovo, alla vista di tutti. Poi, la vendetti per poter continuare le mie scritture. Divisi il prodotto della vendita in piccole somme mensili, corrispondenti a quelle di cui dispone la povera gente che si assiste. Al momento in cui scrivo, vivo sempre con questo poco denaro. Ma mi resta di che cenare nella mia capanna ancora per qualche tempo. Quel che basterà probabilmente per arrivare al termine della mia missione.

(25) Le mie scritture prevalevano sulla mia vita. E, come ho detto, senza accorgermi, divenni sempre più stanco, potendo appena camminare. Deperivo tanto e fui per lungo tempo rinchiuso e solo. Quando vidi che morivo, pregavo Dio di venirmi in soccorso e darmi una donna! Vedendomi allora stremato, Egli mi invio subito una donna dalla città che venne al mio incontro. Mi trovò seduto e stanco dal mio lungo pellegrinaggio, come morto. Dopo aver pianto su di me, mi rialzò la testa e mi dette da bere l’acqua dalla sua brocca, versò il suo profumo su di me (il profumo della donna), e mi rimise in piedi. Senza di lei, non ci sarebbe il libro di vita, ed il saluto appunto per il mondo. Fu la donna del mio sacrificio da cui uscirà cresciuta, perché tutti quelli che vivranno nel regno le saranno anche debitori della loro esistenza.

*

(26) Ecco quelli che furono i giorni del Figlio dell’uomo. Chiunque capirà allora che la sua vita non poteva essere scritta tra la sua venuta al mondo e il giorno in cui si fa battezzare (istruire) da Giovanni. Doveva innanzi tutto essere formato per prima dalle avversità che subisce nel deserto dove resistette a Satana che tentò di fargli perdere la sua anima. Perciò come lo scalpello che si forgia con i colpi e che si immerge poi per renderlo resistente, io fui forgiato dai colpi e bagnato nell’acqua delle mie lacrime affinché possa poi resistere alle prove che mi aspettavano.

(27) Si noterà che ho tentato di vivere come tutti gli uomini, ma a causa del mio spirito che non corrisponde a quello di questo mondo non ci sono riuscito. Ed è per questo che tutto ciò che acquisii mi fu sempre tolto da Satana finché non avessi più niente, come Giobbe, di cui la vita è scritta affinché io sappia quel che mi è successo. Ed è a causa di questo, che Gesù dice:

Le volpi hanno delle tane, e gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha neppure dove posare il capo.

(28) Effettivamente, non so dove riposare la mia testa, dato che per i miei cari e tutti i miei amici che avevo prima e che mi sapevano intraprendente, sono divenuto come un vaso fuori uso, come un oggetto che non serve più a niente. Tutte queste cose non sono già scritte? Perciò quelli che m’incontrano spesso mi dicono: mi sembra di conoscerti da sempre! Certo, che mi conoscono da sempre, ma non sanno dove mi hanno visto...

(29) È quindi necessario che io spieghi le Scritture e dimostri con loro chi sono. Però, ciò che prevale non è che si sappia chi sono, ma che io liberi il mondo dalle tenebre e che salvi quelli che non devono perire. Non ho altro scopo che quello di illuminarvi per salvarvi. Non troverete quindi sulle mie labbra parole criminali o fraudolente, ma solamente la parola di verità.

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